Piazza San Marco

Cammarano, Piazza San Marco.png
Autore: 
Cammarano, Michele (1835-1920)
Titolo: 
Piazza San Marco
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1869
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
56 x 95
Annotazioni: 
Firma, luogo e data in basso a destra: Mic. Cammarano Venezia 1869
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto alla prima Biennale Romana

Note storico critiche:

Il dipinto raffigura una brulicante scena di vita cittadina, di sera, al caffè sulla Piazza San Marco a Venezia con lo sfondo delle Procuratie. Fu eseguito da Cammarano durante uno dei suoi ripetuti soggiorni veneziani tra il 1867 e il 1869, anni in cui esponeva nella città lagunare alcune tra le sue opere di più scoperta denuncia sociale quali Le risorse della povera gente e L'incoraggiamento al vizio. Come racconta nelle sue memorie il pittore e critico Carlo Siviero (Siviero 1950, pp. 280-283), l'opera - di cui pare si fossero perse le tracce - sarebbe stata da lui rinvenuta casualmente poco prima del 1920 a Roma presso l'antiquario Giosi e, avendola mostrata all'ormai anziano Cammarano, solo in tale occasione quart'ultimo l'avrebbe firmata e datata. Esposta nel 1921 alla prima Biennale Romana nell'ambito della "Mostra retrospettiva napoletana" (Roma 1921, p. 85, n. 2), la Piazza San Marco fu subito considerata dalla critica come una delle più riuscite prove della produzione di Cammarano per l'immediatezza della composizione e la bella qualità pittorica (Sapori 1921, p. 37; Lancellotti 1921, p. 12; Papini 1921, p. 4). Emilio Cecchi nel 1926, evocando addirittura Zubaran e Manet, definì suggestivamente Piazza San Marco "una delle più strane gemme del nostro Ottocento: un diamante nero ... in una sfaccettatura piuttosto greggia, ma rialzata di begli avori e di lacche" (Cecchi 1926, p. 32). Il grande apprezzamento del dipinto a partire dagli anni venti e trenta del secolo scorso è testimonianza della sua ripetuta presenza alle esposizioni italiane ed estere, dalla Biennale di Venezia del 1928 (p. 34, n. 33) alle mostre d'arte italiane dell'Otto e Novecento tenutasi a Londra nel 1930 (Exhibition 1930, n. 869), Parigi nel 1935 (L'Art Italien 1935, n. 31), a Berlino nel 1937 (Austellung 1937, sala 2, n. 5), a Colonia nel 1960-61 (Italienische Malerei 1961, n. 55) e ad Amsterdam nel 1988 (Ottocento Novecento 1988, p. 43, n. 5). È stato inoltre esposto alla mostra Venezia nell'Ottocento a Napoli nel 1997.

(fonte: Galleria Nazionale d′Arte Moderna, Roma)

Il dipinto è firmato e datato "Venezia 1869": tale iscrizione, tuttavia, secondo le memorie del pittore e critico Carlo Siviero, fu apposta da Cammarano poco prima del 1920, quando fu rinvenuta, dopo anni in cui era data per dispersa, presso l'antiquario Giosi a Roma in via del Babuino (cfr. Siviero, 1950, pp. 280-282). L'anziano pittore deve quindi aver ricordato uno dei suoi numerosi soggiorni veneziani effettuati tra il 1867 e il 1869, anni in cui aveva lo studio Roma: vi si era trasferito nel 1865, dopo la formazione nella natia Napoli sotto la guida di Filippo Palizzi. L'opera raffigura una brulicante scena di vita cittadina di sera al caffè Florian in piazza San Marco a Venezia: fa parte di una vasta serie di scene di pungente realismo in cui l'artista riprende gruppi di persone intente a chiacchierare, tutte della seconda metà degli anni '60 dell'Ottocento (Chiacchiere in piazza in Piscinula Atrio di Santa Maria Maggiore, ambedue nella GNAM). Dopo essere stata ritrovata, l'opera fu subito esposta nel 1921 alla I Biennale Romana, nell'ambito della Mostra Retrospettiva Napoletana: fu prontamente considerata dalla critica una delle opere più riuscite dell'artista, sia per l'immediatezza compositiva che per la qualità pittorica. All'oscurità della scena, con le Procuratie sulla destra e la folla indistinta che s'allontana sul fondo, fa contrasto la presenza ben individuata dei frequentatori del caffè in primo piano, atteggiati in pose naturali. Due note alte di colore, il rosso di uno scialle e il crema di un abito, conferiscono al dipinto accenti di vivido realismo.

(fonte: ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali)