Paesaggio di palude

Nomellini (attribuito a), Paesaggio di palude | Marsh landscape
Autore: 
Nomellini, Plinio (1866-1943) (attribuito a)
Titolo: 
Paesaggio di palude
Altri titoli: 
Marsh landscape
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1902-1908)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
132 x 175
Luogo di conservazione: 
Patrimonio artistico del Gruppo Banco Popolare, Verona, Italia
Acquisizione: 
proveniente dalla Banca Popolare di Novara
Identificativo: 
BPN-1652

Note storico critiche:

Il dipinto, inedito e non firmato, è riferibile alla produzione del livornese Plinio Nomellini che, da una formazione fiorentina ricevuta direttamente dal macchiaiolo Giovanni Fattori fra 1885 e 1890, passò rapidamente a una piena adesione alle tematiche divisioniste. Di esse seppe dare un'interpretazione in chiave di maggiore idealismo, attingendo soprattutto agli esempi del simbolismo europeo. Una doppia vocazione si delinea così nella sua opera, da un lato tesa all'impegno sociale e politico – con il sostegno alla causa garibaldina, l'interventismo per la prima guerra mondiale e il dichiarato appoggio al fascismo mussoliniano –, e un maggior intimismo naturalistico, che trova nell'abbandono agli aspetti più misteriosi della natura un'altrettanto fertile vena di ispirazione. Il quadro descrive uno scorcio di paesaggio paludoso, probabilmente lacustre, con una fitta vegetazione autunnale di pioppi e cespugli rossastri, che nel suo insieme sembra possibile ricondurre all'attività svolta dall'artista dopo il trasferimento da Genova a Torre del Lago, in Versilia, dove rimase fra il 1902 e il 1908, per spostarsi poi verso Viareggio, a Fossa dell'Abate, l'odierna Lido di Camaiore, fino al 1919. In questo inizio del secolo dunque, mutando registro rispetto alle ricerche condotte fino agli anni Novanta, Nomellini approfondisce la propria inclinazione simbolista attraverso l'immersione nella natura versiliese, che raffigura in composizioni intrise di un sentimento panico del paesaggio, svincolandosi così definitivamente dall'eredità di Fattori. La ricca produzione nata negli anni di Torre del Lago, nel corso del primo decennio, riflette del resto la fertilità di stimoli che l'artista incontrò sul luogo ancora incontaminato, nella pace e nella tranquillità del sito, ma anche a contatto con gli altri numerosi artisti che vi si stabilirono, e dove infatti frequentava com'è noto Galileo Chini, Giacomo Puccini, Eleonora Duse, Grazia Deledda, Gabriele D'Annunzio. Il suo linguaggio pittorico va precisandosi in questa fase in un divisionismo rielaborato in termini più decorativi e dal cromatismo vivace, tradotto a livello tecnico in una pennellata sfilacciata e vibrante che si arricchirà nel tempo di componenti quasi espressioniste. L'entroterra di Torre del Lago viene raffigurato da Nomellini in numerosi tramonti, vedute, paesaggi con figure. Le grandi pioppete che segnavano a sud i confini estremi con il territorio pisano, a cui il quadro sembra ispirarsi, costituivano la vegetazione tipica della zona, allora ancora estremamente paludosa, col vicino lago di Massaciuccoli. Rispetto alle primissime prove pittoriche eseguite sul luogo dall'artista, con paesaggi come In pineta (olio su tela, 85 x 85 cm), o San Rossore (olio su tela, 135,5 x 85 cm), entrambi databili al 1900 circa, o ancora come Torre del Lago, databile fra il 1900 e il 1903 (olio su cartone, 31 x 39,5 cm, collezione privata, Milano), che ancora riflettono la sua formazione di macchiaiolo già accentuando tuttavia l'elemento lineare e decorativo, non si scorge nel nostro dipinto una decisa applicazione dei principi divisionisti. L'unico soggetto citato relativo all'illustrazione di un paesaggio di palude si incontra invece direttamente nella produzione di Nomellini in una Primavera palustre, forse sempre la medesima che venne esposta dapprima nel 1913 alla Secessione romana, poi a Firenze nel 1919 in una galleria M. Galli e nel gennaio 1927, sempre a Firenze, in una collettiva di pittori macchiaioli. Prevale nel nostro quadro un lirismo naturalistico permeato di un'atmosfera simbolista che si dimostra in realtà molto prossimo negli esiti ad alcuni dipinti eseguiti sul finire del secolo precedente dal divisionista ante litteram Vittore Grubicy de Dragon, che Nomellini conosceva anche per l'attività del pittore lombardo come gallerista e critico d'arte, e al quale può aver guardato in questi anni. Se ne vedano in particolare La sorgente, del 1897 circa, o la Sinfonia crepuscolare del 1898 circa, entrambi conservati presso la Galleria d'Arte Moderna di Milano, dove boschi di betulle, castagni, faggi vengono descritti con affini modalità stilistiche.

Flavia Pesci, 2009