Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività)

Tendenza artistica comparsa in Germania alla fine della prima guerra mondiale e prolungatasi fino agli anni Trenta inoltrati. Costituì, essenzialmente, una reazione spontanea contro l’espressionismo, nel momento in cui esso non era più contestato e si estendeva persino ad altre arti (cinema, teatro), vale a dire tra il 1918 e il 1925. Lo storico Franz Roh, colpito dai mutamenti intervenuti nell’arte europea dopo la guerra, definì nel 1925 un Nach-Expressionismus (Post-Espressionismo), le cui categorie si contrapponevano punto per punto a quelle espressioniste; pure nel 1925 ebbe luogo presso la KuNeue Sachlichkeitthalle di Mannheim la prima mostra della Neue Sachlichkeit (14 giugno – 13 settembre), organizzata dal primo direttore della stessa Kunsthalle, Gustav Hartlaub. Tra i principali artisti presenti si notavano Max Beckmann, Otto Dix, Georg Grosz, Alexander Kanoldt e Georg Schrimpf.
I primi tre, Dix in particolare, dovevano diventare i capifila della tendenza. All’effusione patetica ed alla volontà partecipativa dell’espressionismo succedeva un’arte della constatazione freddamente oggettiva, ove il ruolo del colore, onnipotente fino a poco prima, era assoggettato a quello di un disegno assai più analitico. Ma le varie rivoluzioni pittoriche che si erano manifestate contemporaneamente all’espressionismo o poco dopo di esso (cubismo, futurismo, dada, purismo) impedirono che la Neue Sachlichkeit si limitasse a costituire un ritorno a rassicuranti apparenze. Il nome di «Realismo magico» (Magischer Realismus), che pure le venne conferito, ben rivela l’instaurazione di inediti rapporti col personaggio, il paesaggio o gli oggetti. Grosz e Dix erano passati per il club dada di Berlino, e l’esercizio della satira sulle condizioni politiche e sociali fu per essi determinante (Grosz, i Pilastri della società, 1926: Berlino, Nationalgalleri).
D’altro canto, nello stesso momento la nascita del surrealismo, nel 1924, dotava il mondo delle forme di nuove potenzialità, tanto più insolite quanto più familiari erano i motivi raffigurati. Tale clima, assai complesso, del dopoguerra, spiega perché le varie sfumature fossero così importanti tra i diversi membri della Neue Sachlichkeit.
I ritratti e gli autoritratti, molto numerosi, si caratterizzano per l’inquietante somiglianza al modello, colto sia entro uno spazio rarefatto (Beckmann, Autoritratto con bacchetta e tromba, 1921: Wuppertal, von der Heydt Museum; Carlo Mense, Ritratto di Davringhausen, 1922: Colonia, wrm), sia nel luogo della sua attività professionale (Dix, il Medico, 1921: ivi; Davringhausen, il Profittatore di guerra, 1920: Colonia, coll. priv.).
I nudi, carichi di sprezzo e freddezza in Dix, sono talvolta d’un erotismo tanto più violento proprio perché espresso con questo nuovo stile, un po’ al modo di certi Vallotton (Christian Schad, Nudo sdraiato, 1929: Wuppertal, von der Heydt Museum). Partecipano altrettanto spesso di un certo simbolismo, notevole in Anton Räderscheidt (Nudo alle sbarre, 1925: opera scomparsa), la cui coppia (uomo vestito e donna nuda) si ritrova nella contemporanea serie di van den Berghe (la Donna, 1925), assai prima che Paul Delvaux generalizzasse l’uso di tale procedimento.
Invece, nelle nature morte si affaccia una netta tentazione classica; la perfetta disposizione ricorda, qua e là, il purismo di Ozenfant e di Jeanneret, particolarmente nelle nature morte di Kanoldt, già membro della Nuova Associazione degli artisti di Monaco, di Eberhard Viegener (Natura morta con cactus e libri, 1927: Wuppertal, von der Heydt Museum) e di Richard Oelze (Natura morta con piatto bianco, 1928: Berna, coll. priv.).
Il paesaggio si estende al mondo dell’industria, dei divoranti agglomerati urbani; e un Carl Grossberg presenta affinità con i pittori della «scena americana» quali Demuth e Hopper (Condutture bianche, 1933: Monaco, Gall. del Levante); più spesso il paesaggio è trattato in modo piuttosto naïf, con amore per il dettaglio, secondo la lezione del Doganiere Rousseau o di Utrillo, da Werner Heldt, Herbert Böttger, Radziwill (il Castello d’acqua, 1931: coll. priv.), Bernhard Klein (Giocatori di pallone, 1922: Berlino, ng).
Altri temi vengono prediletti – gli amanti, i giocatori di carte, l’operaio – fornendo così un panorama della vita sentimentale e sociale degli anni Venti (Greta Overbeck-Schenk, Giocatori di carte, 1929: Monaco, Gall, del Levante), come nello stesso momento fanno gli espressionisti fiamminghi (De Smet, van den Berghe, Masereel) e alcuni francesi (Gromaire). Le grandi figure tranquille e monumentali di Georg Schrimpf restano un po’ in disparte (Al balcone, 1927: Monaco, np); si avvicinano a quelle del movimento italiano Valori Plastici, sostenuto in particolare dall’ex futurista Carlo Carrà.
Pertanto la Neue Sachlichkeit presenta, nella sua diversità, punti comuni con correnti straniere registrate nella storia dell’arte con altre denominazioni (surrealismo, espressionismo fiammingo, purismo). Alla concentrazione psicologica, di portata universale, dell’espressionismo prima del 1914 essa rispose con una volontà di ricerca (condotta con un’oggettività quasi scientifica) in tutti i settori della vita, in un momento fondamentale dell’evoluzione politica e culturale tedesca.

L’avvento del nazismo fece cessare le manifestazioni del movimento, sei delle quali si erano tenute dal 1925 al 1933: la più importante, con quella di Mannheim, era stata la mostra allo Stedelijk Museum di Amsterdam (maggio 1929), destinata ad attirare molti olandesi, o a confermarli sulla strada di un’espressione di questo tipo. Dopo il 1961 (mostra a Berlino, Haus am Waldsee), la Neue Sachlichkeit ha suscitato un vivo risveglio d’interesse; in essa sono state scorte, infatti, molte analogie con le varie accezioni del neorealismo, sviluppatesi in reazione, questa volta, al soggettivismo dell’arte astratta.
In Francia, le due prime mostre dedicate alla tendenza si sono tenute a Saint-Etienne ed a Chambéry (febbraio-marzo e aprile-maggio 1974), col titolo di Realismi in Germania 1919-1933. La mostra Parigi-Berlino, rapporti e contrasti, 1900-1933 (Parigi, mnam, estate 1978) con l’importante rassegna «Les Réalismes» (Parigi, Beaubourg, 1980-81) hanno ampiamente illustrato la pittura della Neue Sachlichkeit.

(Marcel-André Stalter in Storia dell’arte Einaudi)