Nel Duomo di Monza

Mosè Bianchi, Nel Duomo di Monza
Mosè Bianchi, Nel Duomo di Monza
Autore: 
Bianchi, Mosè (1840-1904)
Titolo: 
Nel Duomo di Monza
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1872
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
68 x 52 (supporto)
93 x 77 x 8,5 (con cornice)
Annotazioni: 
Firma a pennello in basso a sinistra: MOSE BIANCHI da Monza
Luogo di conservazione: 
Musei Civici, Monza, Italia
Acquisizione: 
Lascito testamentario di Mauro Primo Barbagli, 1989
Identificativo: 
def 0545

Descrizione:

Dipinto ad olio su tela di formato rettangolare con orientamento verticale, dotato di cornice ligne dorata e decorata con motivi vegetali. L'opera raffigura nell'angolo in basso a destra un gruppetto di donne all'interno di una chiesa: in primo piano c'è una donna vestita di nero, in piedi con le braccia appoggiate su una sedia in bilico sulle gambe anteriori, dietro la quale se ne intravede un'altra con il vestito giallo. Davanti a lei, sulla sinistra, una donna con indosso un vestito chiaro con le spalle coperte da uno scialle verde è inginocchiata a terra, con i gomiti appoggiati in preghiera sulla seduta di una sedia, mentre sempre alle sue spalle, più indietro sulla destra della composizione, è presente un'altra donna con il vestito scuro, coperto da uno scialle rosso, seduta su una sedia con in mano un libro. Alle spalle del gruppo, un chierichetto è intento a spegnere con un bastone i ceri di un lampadario appeso al soffito.

Notizie storico-critiche:

L'opera, firmata da Mosè Bianchi e datata 1872, proviene dalla collezione Federico Gussoni, dove è rimasta fino al 1934, ed è pervenuta alla collezione dei Musei Civici di Monza nel 1989 tramite lascito testamentario di Mauro Primo Barbagli, in memoria di A. Geri, titolari della Galleria Barbagli Geri di Milano.
La tela è riconducibile ad una serie di quadri dell'artista dedicati al tema delle donne in preghiera all'interno di una chiesa, che egli amava osservare dal vero, nei quali si scorgono alcuni echi risorgimentali - ad esempio nella scelta di vestire i personaggi di bianco, rosso e verde in richiamo al tricolore -, privi però degli usuali toni pietistici o melensi e caratterizzati invece da una certa solidità dell'impianto e dalla sapiente modulazione delle luci e dei tocchi di colore che vivacizzano la penombra dell'interno. Le donne sono qui restituite minuziosamente sia nelle pose che nelle vesti, in un interessante tributo alla moda del tempo e al suo stesso repertorio iconografico di artista, come rivelano alcuni particolari quali lo scialle verde della donna sulla sinistra e la veletta con cui è coperto il volto della donna in primo piano vestita di nero. Questi soggetti erano infatti già stati dipinti dal Bianchi in precedenza nell'opera "I fratelli sono al campo" del 1869, attualmente conservata presso la Pinacoteca di Brera a Milano (inv. Reg. Cron. 816). Da sempre identificato come un interno del Duomo di Monza, il dipinto in realtà non appare ambientato in una esatta ricostruzione dell'edificio, se non per certi particolari come la pavimentazione e la balaustra: esso pare, più che descritto realisticamente, solo evocato rielaborando in studio suggestioni e tracce lasciate nella memoria da un luogo carico di ricordi, evidentemente a lungo frequentato e dipinto dall'autore.
La tela è frutto, come spesso accade nell'opera di Mosè Bianchi, di una lunga serie di studi e disegni preparatori in cui l'artista aveva modo di studiare il soggetto prima di realizzarlo nella versione finale e che dunque testimoniano l'accuratezza della sua modalità creativa. Il suo stile non era infatti dovuto solo all'abilità tecnico-realizzativa ma era una conquista continua, ottenuta attraverso infiniti e necessari controlli sul vero, sul dato reale. Tre dei personaggi - la donna vestita di nero, quella vestita di giallo dietro di lei e il chierichetto intento a spegnere i ceri - sono resi con grande immediatezza in uno schizzo conservato presso il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano (album B33 foglio 16bis); lo "scaccino" è poi ripreso anche in un altro schizzo sempre delle raccolte del Castello (album B33 foglio 29), poi utilizzato come modello nell'acquarello "Studio nel coro del Duomo di Monza" (1874 ca.). La fortuna del soggetto è documentata anche dalla sua ripresa ad acquaforte e acquatinta in diverse versioni, fra cui si citano "Nel Duomo di Monza", di proprietà Goupil & Co. e "Interno del Duomo di Monza", oggi conservato presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

(fonte: www.lombardiabeniculturali.it)