Nel convento

Odoardo Borrani, Nel convento
Autore: 
Borrani, Odoardo (1833-1905)
Titolo: 
Nel convento
Altri titoli: 
Moine lisant
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1872
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
37 x 25,4
Annotazioni: 
Firma, luogo e data in basso a destra: OBorrani Firenze / 1872
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Vendita, Jean Havin maison de ventes, Oizon, France, asta Vente de Prestige : Tableaux, Mobilier, Objets d'art, bijoux, 17 maggio 2015, lotto 34, sotto il titolo Moine lisant.

Mostre:

  • Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, Enrico • Gallerie d'Arte, Firenze, Palazzo Corsini, 26 Settembre - 4 Ottobre 2015 | Milano, 9 Ottobre - 19 Dicembre 2015, n. 3.

Bibliografia:

  • Angelo Enrico (a cura di), Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, catalogo della mostra, Enrico • Gallerie d'Arte 2015.

Note:

Ricorrente nell’opera di Odoardo Borrani, soprattutto negli anni 1865-1872, è la pittura di interni religiosi colti nella quieta dimensione del chiostro o della vita monastica. Genere suggestivo e di larga diffusione nella pittura ottocentesca proprio in virtù delle sue variegate e possibili implicazioni sociali e letterarie [1]. In ambito macchiaiolo, e particolarmente nel nostro pittore, segna il trapasso da certi modi romantici al rinnovamento più strettamente realista delle nuove ricerche.
In questa piccola tela datata 1872 e qui presentata per la prima volta, al carattere di solenne monumentalità dell’immagine, per visuale ravvicinata e rigore disegnativo, fa da contrappunto una ricerca pittorica nella luce che, con suggestivi effetti tonali, contribuisce allo sviluppo narrativo del soggetto. Qui, Borrani sembra guardare con un occhio all’eleganza formale dei primitivi e al purismo neocinquecentesco del seicento fiorentino e con l’altro all’unità metrica della luce nei maestri del seicento olandese, da Vermeer a De Hooch, al centro del dibattito critico europeo di quegli anni e anche oggetto di studio di altri amici macchiaioli, soprattutto Signorini, Lega e D’Ancona [2].
Elemento unificante dell’intera scena è la luce. Nel complesso delle sue moltiplicazioni e rifrangenze si smaterializzata in una nitida scansione prospettica infondendo agli oggetti e alla figura la medesima incisività realistica che ne determina e ne esprime la corporeità. Con soffusa dolcezza ricade sui marmi del pavimento e sui profili torniti della libreria e del banco del leggio per poi fermarsi nei minuti bagliori metallici delle decorazioni gotiche della croce dorata. Lo studio dei bianchi, così vari tra loro per tonalità e impasto pittorico, delle penne del calamaio, delle pagine aperte del codice liturgico e della tonaca monacale, definisce il grado di massima intensità luminosa del dipinto e ne sottolinea la purezza di forma e la delicatezza di toni diventando il vero e proprio leit motiv della composizione. Questa maniera di intendere gli effetti luminosi, risparmiando forti contrasti chiaroscurali, non è dissimile dalle ricerche sulla luce portate avanti dall’amico Giuseppe Abbati, in particolare dalla sua “teoria dei bianchi” subito condivisa dagli altri realisti toscani [3]. Un ultimo colpo di luce, quasi impercettibile, suggerisce la presenza del rosario all’interno della custodia che il monaco tiene nelle mani. Questa figura, concentrata a capo chino nella preghiera, è riproposta fedelmente in una tavoletta già nella raccolta fiorentina di Alessandro Corradini [4]. Essa è da mettere in relazione agli studi sulla vita monacale fiorentina che Borrani esegue dal vero soprattutto nei conventi domenicani di Santa Croce e Maria Novella, in quello olivetano di San Miniato e in quello agostiniano di Santa Monica e che caratterizzeranno la sua intera opera pittorica [5]. L’ambientazione della scena è anch’essa riconoscibile in altre opere del pittore pisano: una tela costruita intorno al grande messale aperto sul leggio [6], anteriore al 1868, quando appare nella parete dell’abitazione del pittore in Giochi in famiglia [7], e altre due più tarde incentrate, invece, sul gioco di controluce della bifora che fa da sfondo a una figura in costume trecentesco [8] o alla bottega di un antiquario cui si rivolgono curiose due eleganti dame [9]. Piuttosto che al coro della chiesa di San Marco [10], la decorazione tardo gotica della scena sembra rinviare a un’opera di pura fantasia. Vi si riconoscono, infatti, elementi di invenzione quali le cornici a losanghe con scudi araldici e i riquadri a soggetto religioso più volte ripresi da Borrani per connotare in modo suggestivo, e non certo filologico, gli interni del Palazzo del Bargello [11] o del convento di Santa Monica, come già nel celebre Speranze perdute, dipinto nel 1866 e poi replicato nel 1874 [12].
In quest’opera Borrani restituisce nell’umile devozione di un momento quotidiano non il “contenuto rozzamente romantico ed esteriore del Pollastrini o del Sanesi” ma il sentimento più profondo del tempo contemporaneo, pervaso da una “purità lirica e plastica” e da una “tendenza intimista” cui appartiene un “commosso sentimento del passato” [13]. Tuttavia, il prezioso affastellamento di arredi sacri e di suppellettili liturgiche fa pensare al gusto descrittivo e trionfante alla Meissonier e alla Fortuny allora molto praticato in Europa, che ritroviamo pure in quella Visita al mio studio accolta favorevolmente dalla critica a Brera nello stesso 1872 [14].


1 Disegni italiani del XIX secolo, catalogo della mostra (Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi)
a cura di C. Del Bravo, L. S. Olschki, Firenze, 1971; Cultura neoclassica e romantica nella Toscana Granducale, catalogo della mostra (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, luglio-agosto 1972) a cura di S. Pinto, Centro Di, Firenze, 1972.
2 F. Mazzocca, Lega, i Macchiaioli e la fortuna dei Primitivi tra Purismo e Novecento, in Silvestro Lega: i Macchiaioli e il Quattrocento, catalogo della mostra (Forlì, Musei San Domenico, 14 gennaio - 24 giugno 2007) a cura di G. Matteucci, F. Mazzocca e A. Paolucci, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano), 2007, pp. 65-66 3 Cfr., per soggetti simili al nostro, P. Dini, Giuseppe Abbati. L’opera completa, Allemandi, Torino, 1987, pp. 292-296, nn. 128-133.
4 Odoardo Borrani, a cura di P. Dini, Edizioni «Il Torchio», Firenze, 1981, p. 275, n. 94.
5 Ibid., pp. 254-255, 262-263, 274-275, 278, 292, 299, 314, nn. 56, 57, 71-74, 92-95, 100, 125, 140, 169; A. Villari in Borrani al di là della Macchia. Opere celebri e riscoperte, catalogo della mostra (Viareggio, Centro Matteucci per l’Arte Moderna, 1 luglio – 4 novembre 2012) a cura di S. Balloni e A. Villari, Galli Thierry, Milano, 2012, pp. 66-67, 70-73, nn. 16, 18, 19.
6 P. Dini, 1981, p. 255, n. 58, tav. XLVIII.
7 Ibid., p. 259, n. 65, tav. XXI.
8 Dipinti del XIX secolo: asta 1031, Milano, 16 dicembre 1997, Finarte casa d’aste, Milano, 1997, p. 58, n. 133. 9 P. Dini, 1981, p. 273, n. 90, tav. L.
10 Catalogo n. 109. Collezione del dott. Panichi di Firenze: quadri moderni; macchiaiuoli toscani...,Casa di vendite Luigi Battistelli, Asta tenuta a Firenze, 18-20 maggio 1914, Tip. E. Balzaretti, Milano, 1914, n. 139.
11 P. Dini, 1981, p. 250, n. 47.
12 Ibid., p. 262, n. 72, tav. XLIX.
13 E. Cecchi, Piaceri della pittura: saggi e note di critica d’arte, Neri Pozza Editore, Venezia, 1960, p. 134.
14 A. Villari in Balloni-Villari, cit., 2012, pp. 82-83, n. 23.

(fonte: Stella Seitun - Scheda nel catalogo della mostra Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800)