Malatesta Baglioni

Bernardo Celentano, Malatesta Baglioni
Autore: 
Celentano, Bernardo (1835-1863)
Titolo: 
Malatesta Baglioni
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1858 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
26 x 20,5
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Legato di Luigi Celentano, 1892
Identificativo: 
12 00491559 [Codice univoco ICCD]

Notizie storico critiche:

L'artista si formò presso l'Istituto di Belle Arti di Napoli e nel 1851 vinse il suo primo premio alla mostra napoletana, occasione in cui conobbe Domenico Morelli, di cui divenne amico fraterno. Celentano fin da subito predilesse per le sue tele temi colti e nobili, soggetti storici e letterari. L'iconografia di questo bozzetto per il dipinto smarrito "Malatesta Baglioni e Cencio Guercio" è ispirata al romanzo L'Assedio di Firenze (1836) di Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873), intorno alle vicende della Repubblica fiorentina istituita dopo il sacco di Roma del 1527 e poi assediata nel 1529 dalle truppe dell'imperatore Carlo V e del papa Clemente VII, per ristabilire a Firenze la dinastia de' Medici. Della difesa della città fu incaricato in qualità di Capitano Generale Malatesta Baglioni, che in realtà mirava principalmente ad ingraziarsi il papa per tornare in possesso della città di Perugia. Al suo servizio dal 1527 si era messo il capitano Vincenzo Piccioni detto Cencio Guercio. Nel 1530 Malatesta Baglioni consegnò la città di Firenze alle truppe dell'imperatore. I traditori della patria sono così descritti da Celentano in una lettera inviata da Roma datata 6 maggio 1858: "...voglio dirti i soggetti che ho scelto. Il primo sarebbe Malatesta Baglioni e Cencio Guercio, allorchè, allontanandosi il messo della Signoria, Cencio, scovrendo da sotto una zimarra, da lui gittata sulla tavola, la lettera del Papa, dice al Baglioni che se non era per lui si sarebbe svelata la trama, e Malatesta con mano rapace la prende per conservarla nelle saccocce delle sue larghe brache alla spagnola. Io veggo due caratteri di birboni, opposti interamente ma ugualmente birboni, e vorrei tradurli sulla tela..." (L. Celentano, 1883, p. 301). Oltre all'olio su tela sono conservati alla Galleria altri tre studi dello stesso soggetto: disegni a matita su carta, inv. 411/Cartella B/Fasc.3/Cartone 75a-75b-75c.

(fonte: http://www.catalogo.beniculturali.it)