Maggio 1915

Nomellini, Maggio 1915
Autore: 
Nomellini, Plinio (1866-1943)
Titolo: 
Maggio 1915
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1915 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
200 x 200
Luogo di conservazione: 
Patrimonio Culturale Banco BPM, Milano, Italia
Acquisizione: 
Proveniente dalla Banca Popolare di Novara
Identificativo: 
BPN-217

Note storico critiche:

L'imponente dipinto di Plinio Nomellini, il cui titolo Maggio 1915 indica al tempo stesso la sua orientativa epoca di esecuzione come termine post quem, appartiene al momento della vigorosa adesione dell'artista all'atmosfera interventista che in quegli anni andava determinando, anche a livello sociale, la scelta dell'entrata in guerra dell'Italia. Strettamente correlata a quest'opera è pure l'esecuzione del celebre manifesto per il Monumento ai 1000 di Eugenio Baroni (1880 - 1935), inaugurato a Genova con un discorso tenuto da Gabriele D'Annunzio proprio il 5 maggio del 1915, con la figura di un ragazzo che avanza tra i fiori sventolando una grande bandiera rossa, seguito da una folla di combattenti. Del resto, l'avvicinamento di Nomellini, dapprima agli ambienti anarchici e del socialismo rivoluzionario genovesi (avvenuto anche sulla spinta dell'amicizia con Pellizza da Volpedo), che gli costò l'arresto e un processo nel 1894, poi il suo sostegno alla causa garibaldina, quindi alla prima guerra mondiale e infine agli ideali del fascismo mussoliniano, è un filo conduttore che lo vede intensamente impegnato nella produzione di immagini in stretto rapporto con la vita politica e sociale, tematica peraltro comune in quegli stessi anni a molti artisti. Le sue composizioni a sfondo sociale e allegorico tendono tuttavia a riprodurre in chiave divisionista una visione del mondo profondamente permeata di idealismo. Le premesse macchiaiole derivategli da una intensa formazione presso Giovanni Fattori negli anni fiorentini (1885-1890) si trasformarono infatti ben presto in un personale linguaggio divisionista ricco di rimandi e atmosfere simboliste, mentre a livello tecnico il segno, più che farsi punto, tende a sfilacciarsi e a comporsi in rivoli filamentosi, sempre pregni di un cromatismo acceso e denso di luce. Il dipinto, con ogni probabilità esposto alla XII Biennale di Venezia del 1920 (la presenza in catalogo di un'opera con il titolo Il Maggio del 1915, anche se non riprodotta, sembra darne certezza), trova utili elementi di confronto con quadri iconograficamente o stilisticamente ad esso correlati. La figura femminile che sorregge uno scudo, alternativamente vestita o a busto scoperto, era ad esempio già stata impiegata e studiata in diverse soluzioni dal livornese, sia per un'immagine destinata alla copertina della rivista "La Grande Illustrazione" del 1914, dove si trova affiancata, già in deciso atteggiamento "eroico", a sinistra di quella di Giuseppe Garibaldi, sia nella cartolina eseguita nel 1915 per Trento e Trieste. Da un punto di vista compositivo la scena ritorna simile in Le spose degli impiccati, eseguita per "La Donna" del 20 dicembre 1916 e ancora nel 1918-19, l'artista riprenderà il motivo isolato della grande massa di soldati come protagonista unico del quadro Alle porte d'Italia, di medesimo formato quadrato e dimensioni leggermente inferiori. Nel clima di partecipazione sociale diffusosi nel primo ventennio del secolo scorso con la vicenda della grande guerra, un'enorme quantità di immagini fu prodotta e divulgata con manifesti murali, illustrazioni per riviste, cartoline illustrate e fotografie di propaganda. Il grande dipinto di Nomellini riassume in sè il carattere di manifesto patriottico insistendo scopertamente, nel suo speciale carattere decorativo, sulla triade cromatica della bandiera italiana, composto com'è dei colori predominanti del rosso, del verde e del bianco, questo identificato qui con l'elemento luminoso, che dal fondo del quadro risalta in controluce le figure in primo piano, mentre la donna col capo cinto d'alloro che guida le truppe incarna l'Italia stessa. L'intenso effetto cromatico risulta dalla spessa pennellata che veicola e sintetizza il colore in densi tratti sfilacciati, come è tipico dell'artista soprattutto dagli anni Dieci, sviluppando la qualità luminosa del colore in senso dinamico e impressionista, e qui, come ancor più negli anni a venire, in un'accezione già prossima al fauvismo francese.

Flavia Pesci, 2009

Mostre:

  • XII Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, Venezia 1920.