Le querce secche (dieci minuti dopo la calata del sole sui Colli Albani)

Costa, Le querce secche (dieci minuti dopo la calata del sole sui Colli Albani)
Autore: 
Costa, Giovanni (Nino) (1826-1903)
Titolo: 
Le querce secche (dieci minuti dopo la calata del sole sui Colli Albani)
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1854)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
19 x 39
Annotazioni: 
Firma in rosso in basso a sinistra: G. Costa
Iscrizione, data e firma sul verso in alto a destra: 10 minuto dopo la calata del sole sui Colli Albani (Roma) / l'inverno 1854 / Nino Costa
Iscrizione sul verso in alto a destra: le querce secche / inverno 1854
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto da Helietta Guerrazzi Caracciolo, 1984
Identificativo: 
8238

Commento:

Questo studio dal vero è tra i più significativi eseguiti da Costa dopo il suo trasferimento ad Ariccia nel 1850 e i viaggi di aggiornamento a Napoli, Parigi e Londra. Si tratta di una cospicua serie di studi su tavola di piccole dimensioni, eseguiti direttamente all'aria aperta, nell'intuizione della particolare atmosfera dei diversi momenti del giorno e degli effetti di luce, all'alba o al tramonto, alla maniera dei pittori della Scuola di Barbizon, ma senza trasporre gli abbozzi in dipinti definitivi. Costa portò con sé gli studi a Firenze nel 1859, suscitando l'interesse dei macchiaioli.

(fonte: GNAM, Roma)

Note storico-critiche:

Questa piccola tavola, è tra i più significativi studi dal vero di Costa, dopo il suo trasferimento ad Ariccia e frutto delle relazioni intrecciate con glia artisti stranieri che si ritrovavano alla Locanda Martinelli del paese laziale. Sono quelli gli anni decisivi per la formazione artistica del pittore, in cui lo studio dei luoghi della Campagna Romana, dei suoi miti perduti e antichi, dell'atmosfera dei luoghi, degli effetti di luce in particolare dell'alba e del tramonto, momenti ideali della giornata per cogliere gli aspetti più misteriosi della natura. Il dipinto, che fu esposto alla prima mostra dei pittori in via san Nicola da Tolentino del 1886, vale a dire, la prima mostra della Società "In arte libertas", attraverso la predilezione per i toni di rosso, dei gialli e delle terre, dichiara il sentimento di fusione che egli sentiva con la natura, senza indugiare in letture realistiche, ma esprimendone invece lo spirito di essa. Effettivamente, sono gli anni in cui Costa elabora il suo concetto di vero, non come riproduzione naturale del dato fenomenico, fine a se stesso, ma di "vero che non dice nulla se non si è veduto attraverso il sentimento del pensiero" (N. Costa, Quel che vidi e quel che intesi, Milano 1927, pp. 120-121). In questo pensiero l'artista esprimeva la sua poetica, fondata sulla libertà dalle convenzioni accademiche, lo studio dell'arte dei Primitivi e la rielaborazione di alcune concezioni ruskiniane, ad esempio del suo concetto di "truth", riguardo il rapporto con la natura che gli erano giunte verosimilmente per tramite degli amici inglesi.

(fonte: catalogo.beniculturali.it)