Le nozze di Romeo e Giulietta

Francesco Hayez, Le nozze di Romeo e Giulietta
Autore: 
Hayez, Francesco (1791-1882)
Titolo: 
Le nozze di Romeo e Giulietta
Altri titoli: 
Die Hochzeit von Romeo und Julia
The marriage of Romeo and Juliet
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1830)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
45,8 x 57
Annotazioni: 
Reca sul retro sigillo antico di una mostra dell’Accademia di Belle Arti di Milano per l’esportazione
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Vendita, Dorotheum, Vienna, asta Dipinti del XIX secolo, 20 aprile 2010, lotto 51, venduto per €24.700,00.

Note:

Il dipinto va identificato con la terza versione di questo popolare soggetto romantico, ispirato alla celebre vicenda di Giulietta e Romeo come veniva narrata nella novella del veronese Luigi Da Porto, una fonte più antica rispetto al dramma di Shakespeare. La prima versione, di maggiori dimensioni rispetto alle successive venne presentata con il titolo Gli sponsali di Giulietta e Romeo procurati da fra’ Lorenzo all'esposizione di Brera del 1823 ed acquistata da un prestigioso collezionista, amante dell'arte italiana ed in particolare dei pittori attivi allora a Milano come Palagi e Migliara, il conte Franz Erwein von Schönborn-Wiesentheid (1776-1840), pari del regno di Baviera. Il dipinto (olio su tela, cm. 159 x 227), tra le testimonianze più alte della pittura storica di Hayez, si trova oggi a Nürnberg, nella Graf Schönborn-Wiesentheid Kunstsammlung (F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo ragionato, Milano, Federico Motta Editore, 1994, pp.161-162). Le recensioni comparse, in occasione dell'esposizione, sui periodici milanesi furono unanimi nell'apprezzare la fedeltà storica nella ricostruzione dell'ambiente e dei costumi, come la qualità della stesura pittorica ispirata all'esempio della grande scuola veneta, in particolare Tiziano e Giorgione. Ma non mancarono delle osservazioni negative sull'atteggiamento di frate Lorenzo che sarebbe stato più drammatico se avesse "mosso il destro braccio per benedire gli sposi". Sensibile a queste critiche, l'artista cambio le pose delle figure nella seconda versione del quadro, di minori dimensioni, esposta a Brera nel 1825 e destinata al collezionista milanese Don Luigi Bertoglio. L'opera non è stata ancora rintracciata, ma la conosciamo da un'incisione eseguita da George-Jakob Falkeisen per l'almanaco illustrato intitolato Esposizioni di Belle Arti in Brera relativo alla rassegna di quell’anno. Nel dipinto, presentato con un lungo titolo Giulietta e Romeo che entrati nella cella del frate stanno per inginocchiarsi onde ricevere dallo stesso la benedizione e l'anello nuziale, frate Lorenzo appare ora mentre benedice con la mano destra sollevata in alto i due giovani sposi che non stanno, come nella prima versione, in piedi ma inginocchiati. Diverso è anche il loro atteggiamento. Mentre prima erano stati rappresentati mentre si guardavano negli occhi, con le due teste molto vicine, ora sono invece rivolti con lo sguardo al celebrante. In particolare Giulietta non guarda più con una certa passione Romeo, ma tiene pudicamente gli occhi bassi. Il nostro dipinto, anch'esso di piccole dimensioni, è molto vicino alla seconda versione come risulta dal confronto con l'incisione, da cui differisce solo per alcuni dettagli degli abiti, soprattutto quello di Giulietta. Va dunque identificato con quello che, come documenta una lettera inviata a Hayez da Neuchatel,12 dicembre 1830 per ricordargli la consegna dell'opera ed inviarla prontamente nella località svizzera, venne eseguito per Frédéric Pourtalès conte di Neuchatel, colonnello e ciambellano del re di Prussia, un collezionista molto noto che amava le opere di Ingres e di Bartolini. Del resto il timbro dell'Accademia di Brera, inserito nel retro della tavola, conferma questa identificazione. Il dipinto, superbo per la qualità e lo stato di conservazione, ha una preziosità, dovuta anche all'utilizzazione dell'olio su tavola, e una grazia di gusto "troubadour", accentuata dalle dimensioni ridotte, che doveva renderlo particolarmente gradito in un ambiente internazionale quale era quello del suo committente. Secondo una prassi consueta in Hayez, il bellissimo disegno a penna e acquerello, rialzato a biacca (pubblicato in F. Mazzocca, Francesco Hayez cit., p.205), dovrebbe essere derivato, se pur con qualche variante, dal nostro dipinto.

(fonte: Mag. Dimitra Reimüller - Scheda nel catalogo dell'asta Dorotrheum citata sopra)