La toilette

Boldini, La toilette.jpg
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
La toilette
Altri titoli: 
Femme s'essuyant
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1880-1885)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavoletta
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
55 x 45
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Commento:

Verrebbe da dire che lo spazialismo è stato inventato ben prima di Fontana. E che il dipinto di Boldini qui presentato, così spudoratamente bello, senza ritegno, senza barriere moralistiche, porta il taglio dell’opera al di là della scena, in risucchio vertiginoso, in una quarta dimensione della rappresentazione. Nemmeno L’ Origine del mondo di Courbet, che presenta un altro taglio sconvolgente, quello dell’organo femminile squadernato mollemente sotto il monte di Venere, nemmeno quell’offesa positivista, quel pube lanciato con la forza esplosiva di una granata contro il mondo della tradizione - giacché, in quel modo Courbet proclamò, con una delle prime forme di arte-provocazione, la generazione della materia da se stessa senza Creazione - nemmeno quell’opera così intensa, che risuonò come una sorta di bestemmia proto-darwiniana nel cuore di un Ottocento, è così esplicitamente priva di pudore. La vagina di Courbet, intensamente vera, è un manifesto filosofico-politico, mentre le pingui forme posteriori della contessa Gabrielle de Rasty, amante e modella di Giovanni Boldini, piegata sui polpacci forti di donna battagliera, colta durante un’intimissima toilette nel corso della quale porta l’asciugamano al di là della linea del visibile, protendendo il fondo-schiena in direzione del pittore, è un’operazione puramente dettata del desiderio di andare oltre. Pittoricamente ed eroticamente. Il quadro La toelette (Femme s’essuyant), è una piccante tavoletta realizzata da Boldini tra il 1880 e il 1885, nella quale il gusto del superamento del limite dà segno dell’accesso pieno alla Belle époque. Boldini tende infatti a rilanciare in chiave moderna certe atmosfere da boudoir settecentesco spostando in là, nei termini della spudoratezza, la lecita contemplazione dell’oggetto del desiderio del pittore e dello spettatore. E il quadro che ne esce, per l’atmosfera cupa e i colori combusti e la pittura frustata sul legno, con un’azione che rinvia alla rapidità dell’impressione e all’azione di un sadico scudiscio, diventa il supremo esercizio di una mitica spudoratezza, un autentico inno alle libertà del mondo moderno.

(fonte: "Boldini e la scandalosa contessa Gabrielle" su Stile arte)