La signorina Concha de Ossa

Boldini, La signorina Concha de Ossa.jpg
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
La signorina Concha de Ossa
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1888)
Classificazione: 
Disegno
Tecnica e materiali: 
Pastello su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
78 x 69
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Vendita, Sotheby's, Milano, asta MI0244 - 19th century paintings and sculpture, 20 giugno 2005, lotto 139, invenduto.

Bibliografia:

  • In "Corriere Padano", F. De Pisis, Una visita a Giovanni Boldini, 4 Ottobre 1925.
  • E. Cardona, Lo Studio di Giovanni Boldini, Milano 1937, tav. LXVIII, n. 22 Inv. At. B., illustrato in bianco e nero.
  • C. L. Ragghianti, L'opera completa di Boldini, Milano 1970, pag. 104, n. 171, illustrato in bianco e nero.

Commento:

Il dipinto raffigura la signorina Concha de Ossa, nipote del diplomatico cubano Louis Subercaseuse. Di lei, venuta apposta da Cuba a Parigi per farsi ritrarre, Boldini amava la purezza e la grazia, ma soprattutto la dolcezza dello sguardo e la delicatezza di perla del volto, quell’insieme di bellezza giovanile e pudica che sapeva trasmettere e che l’artista sapeva cogliere così bene. Nel 1925 in un’intervista all’amico Filippo De Pisis disse di lei: “Io avrei voluto che voi la conosceste veramente… Questo non è niente, io la vorrei stringere tra le mie braccia”.
A dimostrazione dell’affetto che il pittore provava per la modella tanto amata, egli la ritrasse anche nel famoso dipinto denominato “Il pastello bianco” dove la fanciulla, vestita di un lussuoso abito, accenna un sorriso lasciando intuire un sentimento di timidezza.
Nella nostra opera, esempio di delicatezza ed introspezione psicologica, Boldini registra, nello stile del ritratto alto-borghese, tutta la fragilità della giovane, la cui bellezza raffinata è mostrata attraverso un ritratto ora, ben delineato, ora, sfuggente. Le pennellate veloci e scattanti sono segno ineguagliabile di un periodo storico in cui l’effimero non è altro che testimonianza di un sentire malinconico. Il pastello proviene dalle opere inventariate e archiviate dalla vedova E. Cardona nell’Atelier del Maestro in Boulevard Berthier nel 1931.