La piccola ballerina

Antonio Mancini, La piccola ballerina
Autore: 
Mancini, Antonio (1852-1930)
Titolo: 
La piccola ballerina
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1885 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
154 x 76
Annotazioni: 
Firma in basso a destra: A. Mancini
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Roma, collezione A. La Rocca.

Mostre:

  • Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, Enrico • Gallerie d'Arte, Firenze, Palazzo Corsini, 26 Settembre - 4 Ottobre 2015 | Milano, 9 Ottobre - 19 Dicembre 2015, num. 27.

Bibliografia:

  • F. Bellonzi e C. Lorenzetti, Antonio Mancini, Roma, 1953, tav. 16.
  • F. Bellonzi, Antonio Mancini, Milano, 1962, p. 22, tav. XXXIII.
  • Angelo Enrico (a cura di), Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, catalogo della mostra, Enrico • Gallerie d'Arte 2015.

Note:

Dopo il soggiorno parigino della seconda metà degli anni Settanta, dove accresce la sua fama presso la Maison di Adolphe Goupil con una serie di dipinti ispirati a scugnizzi e a saltimbanchi, Antonio Mancini torna a Napoli, città dei suoi studi accademici e dei suoi primi successi. La malattia nervosa di cui soffre lo costringe a un lungo ricovero che termina alla fine del 1882. Una volta dimesso dall’ospedale psichiatrico parte per Roma dove, grazie al marchese Giorgio Capranica Del Grillo, suo principale mecenate, cerca di ristabilirsi con il lavoro. Sono gli anni in cui si occupa di due ritratti che saranno per un imprecisato lasso di tempo nella collezione romana di La Rocca: Ciociaro, 1883 circa (Musei Vaticani) e il quadro oggi esposto per la prima volta, La piccola ballerina, datato da Fortunato Bellonzi – che lo pubblica con il titolo di Piccola ciociara – al 1885.
Entrambi i lavori sono caratterizzati dalla particolarità del sorriso alterato dei due giovani protagonisti. Sembra infatti che le crisi di schizofrenia del pittore non si ripercuotessero solamente nei cosiddetti «autoritratti della follia» compiuti nell’oscuro periodo del manicomio, ma anche in vari altri volti dal riso inquietante che potrebbe avere origine dall’effigie di uno dei bevitori del Trionfo di Bacco di Diego Velazquez. Come nota Ugo Ojetti nel 1923, in occasione del saggio su Mancini pubblicato nella raccolta dei Ritratti di artisti italiani, «tutte le sue figure ridono com’egli ride, di quel riso un po’ fisso e sforzato dell’acrobata che è saltato allora giù dal trapezio: ciociare e moschettieri, dame e modelle, nude o vestite […] ridono come lui, non si sa di che, non si sa perché».
La protagonista di Piccola ballerina lascia trasparire un certo disagio. Con il torace nudo e l’intralcio dell’abito eccessivamente lungo per esibirsi in un ballo, è bloccata dal pittore in una posa a lei poco naturale che si protrae per troppo tempo. Mentre lui continua a studiarla e a dipingere, lei lo fissa con occhi tristi e interrogativi sforzandosi di mantenere il sorriso.
Il piccolo seno, i tratti ancora infantili del viso, il nastro rosso tra i capelli legato con un fiocchetto, offrono volutamente all’osservatore una contrapposizione con dettagli che rimandano a un mondo adulto come la provocazione del vestito indossato solo in parte, i bracciali stretti sull’avambraccio e la posa leziosa della mano destra impreziosita da un anello d’oro.
Il dipinto sembra essere diviso in due parti, quella inferiore, dalla pennellata veloce e meno curata, dai dettagli non sempre discernibili, e la superiore maggiormente nitida, dove emergono le volumetrie messe in risalto dai giochi chiaroscurali tra lo sfondo scuro e vari particolari carichi di colore. Si vedano per esempio l’arancia perfettamente sferica, che sembra essere rotolata lungo il liscio piano di appoggio orizzontale fino a fermarsi alla sua estremità, e la ricercata cornice dorata del quadro. Come nel caso del coevo Ragazzo nudo custodito nel museo di Hendrik Willem Mesdag (L’Aja), altro importante mecenate del pittore, la piccola protagonista è dipinta a grandezza naturale. È probabile che anche in questo caso Mancini si sia avvalso dell’aiuto di una griglia: due reticolati identici posti davanti alla tela e al modello che scompongono in quadrati di dimensioni ridotte l’immagine poi riprodotta dal vero sul supporto pittorico.

(fonte: Elisabetta Staudacher - Scheda nel catalogo della mostra Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800)