La Maddalena

Francesco Hayez, La Maddalena
Francesco Hayez, La Maddalena [dettaglio]
Autore: 
Hayez, Francesco (1791-1882)
Titolo: 
La Maddalena
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1833 ante)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
118 x 151
Luogo di conservazione: 
Galleria d’Arte Moderna, Milano, Italia
Acquisizione: 
Donazione di Rita Cairati Crivelli Mesmer, Milano, 1903
Inventario n.: 
GAM 529

Note:

Francesco Hayez aveva già affrontato l’iconografia della Maddalena penitente nel deserto in un dipinto del 1825, ora in collezione privata, ispirandosi all’omonima scultura realizzata nel 1796 da Antonio Canova, ritenuta icona esemplare della poetica romantica e conservata in Palazzo Tursi a Genova. Diversamente dalla prima versione e dal marmo canoviano, in quest’opera del 1833 il pittore abbandona l’impianto compositivo e stilistico connotato da accentuata sensualità e realismo per approdare a un rigore formale ed espressivo di stampo accademico. Il celebre ritrattista e pittore di storia della Milano ottocentesca delinea un paesaggio essenziale su cui si staglia il freddo e ceruleo corpo della solitaria di Maddalena mentre stringe mollemente la croce nella mano destra. Lo sguardo della Maddalena tradisce una certa malinconia e afflizione a simboleggiare l’eterno conflitto tra vocazione religiosa e piacere terreno.

(fonte: artsandculture.google.com)

Il dipinto conservato presso la Galleria d'Arte Moderna potrebbe essere quello commissionato dal conte Crivelli ed esposto a Brera nel 1833. Esiste anche una versione precedente, del 1825, e realizzata per il barone Ciani. Secondo il Carotti, invece, del dipinto ne esisterebbe solo una versione, quella del 1825, perchè non si conosce altro esemplare a figura intera, salvo una replica - incompiuta - conservata presso l'Accademia di Brera.

(fonte: http://www.lombardiabeniculturali.it)

L’esplicito riferimento formale per questo bellissimo e sensuale dipinto è la Maddalena penitente (1790) del Canova, opera molto amata in età romantica e già ripresa da Hayez in un altro quadro, con lo stesso soggetto, eseguito nel 1825 per il barone Ciani. L’opera in questione, presentata a Brera nel 1833, fu commissionata, invece, dal conte Giuseppe Crivelli, appartenente alla nota famiglia milanese di tendenze liberali, che aveva già avuto da Hayez due quadretti con “Bagni di ninfe” esposti nel 1831. L’inconsueto realismo di questa Maddalena, evidentemente apprezzato dal committente, suscitò reazioni moralistiche da parte della critica contemporanea, che sottolineò l’impudicizia e il senso di profanazione derivante da una nudità così esplicita e conturbante. Mentre il fondo paesistico risulta assolutamente decorativo e convenzionale, la figura nuda della Maddalena, che si offre in tutta la sua “scandalosa” sensualità, sembra palpitare di vita reale nella posa morbida e naturale, nella mirabolante cascata di capelli e nello sguardo fisso e malinconico che sembra colto dal vero. L’impostazione essenziale e diretta del soggetto diverrà una caratteristica sempre più presente nelle opere di Hayez, che fu, tra l’altro, un grande interprete della bellezza femminile. La sua consacrazione europea come capofila della scuola romantica in Italia passò, dunque, attraverso opere di questo genere, contrastate, discusse e offerte al libero giudizio del pubblico, cui seguivano, poi, vere e proprie gare tra i collezionisti per averle.

(fonte: http://www.artedossier.it)