La battaglia di San Martino

Cammarano, La battaglia di San Martino [1880-1883].jpg
Autore: 
Cammarano, Michele (1835-1920)
Titolo: 
La battaglia di San Martino
Altri titoli: 
Il 24 giugno 1859 a San Martrino
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1880-1883)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
420 x 820
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto all'Esposizione Internazionale di Roma, 1883
Identificativo: 
255

Note storico critiche:

Michele Cammarano, proveniente da una illustre famiglia di artisti, nel 1860 si arruola come volontario nella Guardia Nazionale seguendo le imprese garibaldine. Da qui la sua pittura sarà influenzata da motivi di interesse sociale e dalle vicende dell'attualità storica italiana. Dopo un soggiorno parigino nel 1870 torna in tempo a Roma per festeggiare la liberazione della città, continuando la sua produzione di dipinti di soggetto storico. La battaglia di san Martino, qui rappresentata, fu uno degli scontri che costituiscono la battaglia del 24 giugno 1859, con la quale si conclusero le attività belliche della seconda guerra di indipendenza italiana (26 aprile 1859 - 12 luglio 1859), che vide confrontarsi l'esercito franco-piemontese e quello dell'Impero austriaco. Nella battaglia di San Martino parte del fronte era completamente affidato all'esercito del regno di Sardegna, sotto il comando del re Vittorio Emanuele II, ritratto nella tela su di un cavallo bianco a spronare i soldati verso la vittoria (della testa del cavallo è conservato uno studio nelle raccolte della Galleria, inv. 3677). Il dipinto venne acquistato dallo Stato per la Galleria durante l'Esposizione di Roma nel 1883, nella quale fu premiato con una somma di L. 3000 dal re Umberto I. La tela di Cammarano, presentata alla mostra ancora inconclusa, suscitò polemiche e dissensi da parte della critica, che trovò l'opera mal condotta soprattutto nei particolari, tanto che lo stesso artista così si esprime in una lettera ad un amico nel giugno del 1883: "Le ultime peripezie della nostra mostra mi hanno gettato in estremo sgomento; un quadro lavorato a traverso tanti triboli, che l'ho esposto non so io stesso come, che mi premiano, e quantunque non finito pur lo lodano, ed invece di trovarne quella retribuzione morale, ... mi tocca a faticare per piazzarlo" (Biancale, 1936, pp. 77-78).

(fonte: sigecweb.beniculturali.it)