La battaglia di Dogali

Cammarano, La battaglia di Dogali [1896].jpg
Autore: 
Cammarano, Michele (1835-1920)
Titolo: 
La battaglia di Dogali
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1896)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
445 x 748
Annotazioni: 
Firma. luoghi e data in basso a destra: Michele Cammarano / da Ras Mudur a Roma 1896
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto dall’artista, 1896
Identificativo: 
194

Notizie storico critiche:

La battaglia di Dogali fu combattuta tra l'esercito italiano e le forze abissine durante la prima fase di espansione in Eritrea. Il 25 gennaio 1887 il maggiore Boretti, comandante italiano del forte di Saati, dopo aver respinto nel giorno precedente un assalto degli abissini con pochi uomini, era in attesa di rinforzi. La mattina del 26 partirono i rifornimenti di generi alimentari, munizioni e un rinforzo di uomini, formato da 548 soldati, comandati dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis. La colonna fu avvistata vicino alla località di Dogali da Ras Ulula, generale abissino e signore di Asmara, che invece di riattaccare il forte di Saati preferì assaltare la colonna in movimento scatenandovi contro circa 7000 abissini. Gli italiani ripiegarono su una collinetta e resistettero fin quando non terminarono le munizioni. Dopo quattro ore di combattimento la colonna fu completamente travolta e si salvarono solo un ufficiale e 86 soldati, mentre gli etiopi ebbero poche centinaia di morti. La notizia dell'eccidio suscitò nell'opinione pubblica italiana una forte impressione e il dibattito tra le forze politiche portò alla caduta del governo Depretis e all'ascesa di Crispi. Per commemorare l'accaduto il Ministro della Pubblica Istruzione, Paolo Boselli, con una lettera del 14 marzo 1888 commissionava a Michele Cammarano, per la somma di L. 12.000, un quadro di grandi dimensioni che avrebbe raffigurato il glorioso fatto di Dogali, ricordando la virtù eroica dei soldati italiani (Biancale, 1936, p. 84). Nell'estate del 1888 l'artista partì immediatamente per l'Eritrea stabilendosi a Massaua, in particolare nel quartiere di Ras Mudur, come riporta l'iscrizione, per studiare direttamente i luoghi e dipingere soldati indigeni ed italiani. La lunga permanenza di circa un anno e i numerosissimi studi prodotti da Cammarano sono documentati nelle lettere scritte alla figlia Sibilla a Firenze (Biancale, 1936, pp. 84,88,89) e all'amico Ettore Ferrari (Archivio Ferrari, in La pittura storica, 1976, pp.73-90). Nel 1890 dopo quasi quindici mesi di duro lavoro si accorse che la prima stesura del quadro presentava errori prospettici, si affrettò a cambiare completamente l'impostazione del quadro e, tornato a Roma, lo sottopose al giudizio dei suoi amici: Iacovacci, Tarenghi e Pisani Dosso, Capo di Gabinetto di Crispi. Nel 1891 ritornò a Dogali dove diede inizio alla seconda stesura del quadro con altri numerosi studi. Finalmente l'artista nel 1893 riportò la sua grandissima tela a Roma dove proseguì l'esecuzione, portandola a compimento nel 1896. In una lettera indirizzata alla figlia del 7 marzo 1893 Cammarano descrive il soggetto del suo quadro: "è l'ultimo momento del triste dramma, 500 schiacciati da quell'onda di abissini vi ho studiato per necessità il loro modo di guerreggiare, maneggiar le loro armi, i loro fieri tipi, gl'italiani compiono gli ultimi sforzi di una resistenza disperata, la terra è una couche de morts, la località è fedele...ecco quel che c'è sulla tela, del resto fin dove ho potuto col mio sapere d'artista giungere, si capisce coll'occhio, io non so dirlo con la penna" (Biancale, 1936, p. 90).

(fonte: sigecweb.beniculturali.it)