Interno con figura

Boldini, Interno con figura | Interior with figure
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Interno con figura
Altri titoli: 
Interior with figure
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1866-1867 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
36,5 x 25,8
Annotazioni: 
Firma in basso a sinistra: Boldini
Luogo di conservazione: 
Patrimonio Culturale Banco BPM, Milano, Italia
Acquisizione: 
Proveniente dalla Collezione d'Arte della Banca Popolare di Novara
Inventario n.: 
BPN-1225

Mostre:

  • Tesori d`arte nella raccolta della Banca Popolare di Novara. Dipinti dal XVI al XX secolo, Domodossola, 1-12 luglio 2000.

Commento:

Il quadro descrive verosimilmente l'interno di un museo o una pinacoteca di palazzo privato, con dipinti e ritratti di cui si scorgono alcuni esemplari esposti sulle pareti, in cui si riconosce, oltre l'apertura incorniciata dall'imponente stipite marmoreo, il retro di un grande cavalletto con la tela disposta in orizzontale, segno della frequente presenza all'epoca, presso raccolte d'arte e gallerie, di artisti impegnati nella copia di capolavori. Seppure esso non sia registrato dalla critica, sembra di poter ragionevolmente ascrivere il piccolo quadro all'attività giovanile di Giovanni Boldini, opera certamente di minor rilievo rispetto alla celebrata, più brillante ed elegante produzione del pittore, fervidamente attivo negli ambienti parigini della belle époque a partire dagli anni Settanta, ma già dal decennio precedente sensibile alle ricerche dei macchiaioli fiorentini. Di questo primo interesse resta un cospicuo nucleo di opere, soprattutto ritratti e paesaggi caratterizzati da una sua particolare interpretazione della pittura di "macchia", cui resta tuttavia ancora estranea la resa, divenuta in seguito assolutamente centrale, del movimento e del dinamismo, ma che già individua nei valori cromatici e luminosi del dipinto un proprio personale linguaggio. Un'innegabile qualità pittorica conferma nell'opera l'autografia del ferrarese, in particolare la fluidità della pennellata e la ricchezza di riflessi e bagliori di luce, pur nella descrizione di un interno dominato dai toni del rosso, dell'ocra e del nero, con una illuminazione, proveniente da destra, diffusa in successione negli ambienti che si schiudono l'uno dietro l'altro. Un simile gioco di aperture in successione, con rimandi prospettici e specchi che riflettono arredi e figure, si riscontra sovente in opere di Boldini di periodi più maturi, e ancor più ne L'amica del marchese del 1875, impostato su una sequenza di stanze che si aprono dietro un'infilata di porte verso sinistra. L'opacità dell'ambiente interno riceve inaspettati bagliori dai bei tocchi di luce catturati dalle cornici dei due dipinti sulla parete di destra, quello con il prelato più in alto ma soprattutto il ritratto femminile sotto di esso. Lo stile generale dell'opera ne riporta l'ipotesi cronologica a un momento ancora precedente l'esperienza parigina che s'inaugura propriamente dal 1871, e in particolare a ridosso della metà del settimo decennio. In questo periodo si colloca tra l'altro, intorno al 1866, l'esecuzione di una Marina a Castiglioncello che presenta la medesima tecnica di sottolineare con rapidi segni tracciati a graffito (forse con la punta capovolta del pennello) le linee guida del disegno, così come, nel nostro quadro, quelle sul fondo della veste della figura femminile e, più impercettibilmente, di quelle oltre la porta. Ancora fra il 1866 e il 1867 si individuano simili scelte stilistiche, sia nella descrizione del motivo decorativo sul bordo inferiore del vestito ricavato con un segno grafico nella Marchesa Vettori Medici nello studio dell'artista sia, e ancor più, nella Lezione di musica con un analogo bordo della veste eseguito "a graffito". La zona accanto alla donna al centro rivela poi un probabile pentimento del pittore, forse una prima idea per una posizione diversa della stessa figura, di cui si scorgono ora per tutta l'altezza, in corrispondenza della fascia esterna destra, linee più scure e ripassate. La particolare tipologia della firma ripete il modulo riscontrato nelle opere autografe dagli anni Sessanta al 1874 circa, dove la "d" e la "l" si incrociano, mentre in seguito la stessa "d" scenderà verso il basso in direzione opposta. Resta invece una rarità l'inclinazione diagonale della firma, in genere disposta in orizzontale, e il ricciolo finale che gli fa da sottolineatura: possibili rimandi sono, per la firma in diagonale, quella presente nel Generale Spagnolo del 1867 e, per il ricciolo, Il pittore Luigi Bechi del 1865 circa.

Flavia Pesci, 2009