Interno con figura

Adriano Cecioni, Interno con figura
Autore: 
Cecioni, Adriano (1836-1886)
Titolo: 
Interno con figura
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1867 circa - 1870 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
28,5 x 35,5
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto da Ubaldo Giugni, 1940
Identificativo: 
Codice ICCD 12 00827455

Note storico critiche:

Il dipinto fa parte di quel piccolo nucleo di opere che l'artista realizza appena tornato da Firenze dopo cinque anni di pensionato artistico trascorsi a Napoli, dove era stato sensibile oltre che alle esperienze di artisti locali, come Toma e De Nittis, anche alle prove di artisti stranieri presenti in città. Nascerà così una pittura che tenta di fondere l'esperienza fiorentina della macchia, il realismo di marca napoletana e quello speciale modo silente e psicologista di raffigurare scene d'interni proprio della tradizione nordica. In questi anni Cecioni, che fu soprattutto scultore, si dedicherà molto di più che in passato alla pittura, offrendo alcuni esempi di intimismo descrittivo con cui seppe farsi apprezzare. Diego Morelli dirà di lui: "In quell'epoca Adriano produce vasi nelle sale della Promotrice con dei piccoli saggi di pittura, nei quali esattissimo era lo studio dei rapporti, approfondito con amore e coscienza nell'ambiente delle pareti domestiche".

(fonte: Galleria Nazionale d′Arte Moderna, Roma)

Il dipinto è datato dalla bibliografia al periodo 1867 - 1870 circa: in quegli anni Cecioni, rientrato a Firenze dal pensionato a Napoli vinto nel 1863 presso l'Accademia di Belle Arti fiorentina, inizia a dedicarsi maggiormente alla pittura, come testimoniato dal critico Diego Martelli, il quale seguiva e documentava le ricerche degli artisti d'avanguardia a lui contemporanei (cfr. Barocchi P., Storia moderna dell'arte in Italia: dalla pittura di storia alla storia della pittura, 1859-1883: manifesti, polemiche, documenti, Milano, 2009). Tale arco di datazione sembra potersi confermare anche dal punto di vista stilistico: in quel periodo, infatti, l'artista partecipa alle ricerche sulla "macchia" degli artisti del Caffè Michelangelo, portando avanti lo studio del vero già maturato a Napoli nell'ambito della cosiddetta "Scuola di Resina", insieme ai colleghi De Nittis, Rossano e De Gregorio. La pittura compendiaria, dunque, si deve al contesto fiorentino, mentre la composizione di gusto seicentesco è un retaggio dell'ambiente culturale napoletano. Già Domenico Morelli, importante figura d'intermediazione tra Napoli e la Firenze macchiaiola, aveva fatto della pittura seicentesca la sua maggiore fonte d'ispirazione. Anche il gusto tipicamente nordico per la pittura d'interni, fortemente ravvisabile nella tela in questione (la fuga di stanze attraverso le porte aperte, la minuzia descrittiva dell'ambiente), era penetrato a Napoli già all'inizio del secolo grazie alla presenza di pittori stranieri come l'olandese Anton Sminck van Pitloo.

(fonte: http://www.catalogo.beniculturali.it)