Ingres, Jean Auguste Dominique

Ingres, Autoritratto [1858].jpg
Cognome: 
Ingres
Nome: 
Jean Auguste Dominique
Luogo di nascita: 
Montauban
Data di nascita: 
1780
Luogo di morte: 
Parigi
Data di morte: 
1867
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Jean-Auguste-Dominique Ingres, entrò molto giovane all'accademia di Tolosa, dove seguì le lezioni del pittore classicheggiante G. J. Roques, coltivando contemporaneamente studi di musica e suonando il violino in un'orchestra per guadagnarsi da vivere. Giunto a Parigi nel 1797, entrò nell'atelier del più celebre pittore dell'epoca, J. L. David, dal cui insegnamento, volto verso il neoclassicismo, trasse grande profitto, anche se, già nelle sue prime opere, egli manifestò altre tendenze: con Achille riceve gli ambasciatori di Agamennone (1801, Parigi, Ecole des Beaux Arts) che gli valse il Prix de Rome, egli si allontana infatti da David rendendo le figure più astratte e le linee più fluenti e sinuose. Molto presto, come i colleghi dell'atelier davidiano A.-J. Gros e A.-E. Girodet, Ingres mise la sua arte al servizio della propaganda napoleonica, eseguendo nel 1804 Napoleone Bonaparte primo console (Liegi, Musée des Beaux Arts) e nel 1806 Napoleone I sul trono imperiale (Parigi, Invalides). Recatosi a Roma, dove rimase dal 1806 al 1820, studiò con passione Raffaello, frequentò l'ambiente dei neoclassici (B. Thorvaldsen, Ch. Cockerell) e conobbe i Nazareni. Durante questi anni di formazione emergono quelli che saranno i due poli dello stile di Ingres: da un lato il suo gusto per l'arcaismo, che lo portò verso una maggiore astrazione e stilizzazione rispetto alle forme di David; e ne è esempio significativo l'episodio di Giove e Teti (1811, Aix-en-Provence, Musée Granet) tratto letteralmente dal I canto dell'Iliade, dove sia l'iconografia sia lo stile sono ispirati dalle incisioni di J. Flaxman: i due personaggi sono presentati in atteggiamenti ieratici. Giove in posizione frontale, simbolo di sovrumana potenza nella sua austera grandiosità, Teti, all'opposto, inginocchiata e di profilo, in rituale posa di seduzione. D'altro lato la sua ammirazione per i primitivi fiamminghi e in particolare per Van Eyck che lo indusse a dipingere con intenso realismo i due ritratti ufficiali di Napoleone. Ingres giunse per così dire a una sintesi tra questo meticoloso realismo e il suo gusto per la linea flessuosa nei ritratti e in certi nudi del periodo della giovinezza (i tre ritratti dei Rivière, 1805, Parigi, Louvre; o La Bagnante di Valpinçon,1808, Parigi, Louvre). Con il crollo dell'impero (1815), Ingres perse i migliori committenti e si trovò ben presto in ristrettezze: per vivere dovette mettersi a disegnare. Nacque così la bellissima serie di disegni che gli vennero commissionati da stranieri, specialmente inglesi, di passaggio a Roma (Le sorelle Montagu, 1815, e Sir John Hay e sua sorella, 1816, entrambi a Londra, British Museum). Invitato a Firenze dallo scultore E. Bartolini, vi rimase dal 1820 al 1824. Durante questo soggiorno ricevette la prima commissione ufficiale dal nuovo regime della restaurazione: Il voto di Luigi XIII destinato alla cattedrale di Nôtre-Dame de Montauban, squisito omaggio a Raffaello, che egli esporrà al Salon del 1824, al suo ritorno a Parigi. Se fino ad allora i critici parigini avevano vivamente criticato le opere del giovane Ingres, il Voto ottenne invece un grande successo. Il Salon del 1824 segnò sicuramente una svolta nella vita pubblica di Ingres: piovvero gli onori (Legion d'onore, no­mina all'Académie des Beaux Arts) e la cerchia dei committenti si allargò; nel 1825 egli aprì un atelier (che chiuderà nel 1839) frequentato da numerosi allievi (fra gli altri, Th. Chassériau e P. Chenavard). Durante questi anni Ingres eseguì una serie di ritratti a olio: autentica galleria di personaggi dell'alta borghesia al potere, degno corrispettivo pittorico dei personaggi di Balzac (Conte di Pastoret, 1826, Neuilly, coll. priv.; Conte L.-M. Molé, 1834 coll. priv.).
Théophile Gautier considerava infatti il Ritratto di L. -F. Bertin (Parigi, Louvre), dipinto da Ingres nel 1832, il simbolo di un'epoca. In esso egli riuscì a rendere in modo perfetto i valori fondamentali della nuova classe dirigente (l'autorità e la fiducia in se stesso conferita dal potere del denaro), attraverso la solidità e la compattezza della figura e la posa stessa del soggetto, con le mani appoggiate sulle ginocchia. Anche in questo ritratto ritroviamo la cura del particolare significativo trattato con realismo quasi fotografico (l'orologio nel taschino del panciotto, la verruca dell'occhio, il riflesso sul bracciolo della poltrona). Nominato nel 1835 direttore di Villa Medici a Roma, Ingres vi rimase fino al 1841; furono questi, per il pittore, anni poco fecondi, dedicati prevalentemente a cure amministrative e organizzative. Accolto trionfalmente al suo ritorno a Parigi, potè contare su solide protezioni: alla morte del duca d'Orléans, Luigi Filippo gli commissionò i cartoni per le dodici vetrate della cappella commemorativa di San Ferdinando a Neuilly (rappresentanti le Virtù e i Santi Patroni della famiglia reale), che saranno realizzate dalla manifattura di Sèvres nel 1843; inoltre nel 1845-49, nel castello di Dompierre, iniziò per il duca di Luynes una decorazione murale rappresentante L'età d'oro e l'età del ferro, rimasta incompiuta. Nell'ultimo periodo della sua vita Ingres assistè alla consacrazione della sua carriera: durante l'Esposizione universale del 1855 fu onorato da una grande mostra retrospettiva e decorato da Napoleone III (per il quale l'anno prima aveva dipinto L'Apoteosi di Napoleone I all'Hotel de la Ville de Paris). Contemporaneamente proseguì la sua attività di ritrattista (Madame Moitessier seduta, 1856, Londra, National Gallery) e riprese studi e progetti precedenti, in particolare di nudi (La sorgente, 1856, Parigi, Louvre) e il celebre Bagno turco (1862, Parigi, Louvre) il cui tema lo aveva assillato tutta la vita e di cui si possono seguire la genesi e gli sviluppi attraverso il Nudo femminile di schiena del 1807 (Bayonne, Musée Bonnat). Alla sua morte Ingres lasciò a Montauban, sua città natale, una gran quantità di opere e documenti (in particolare più di 4000 disegni) che costituiscono l'attuale Museo Ingres. Per lungo tempo si è voluto opporre in modo semplicistico il classicismo di Ingres al romanticismo di Delacroix e solo di recente l'opera di Ingres è stata rivalutata in tutti i suoi aspetti (Esposizione del centenario, Parigi, 1967). In realtà, l'itinerario stilistico della sua pittura si è affrancato assai presto dal neoclassicismo, sia nella linearità della composizione, sia nell'utilizzazione del colore: Ingres rinuncia infatti ai violenti chiaroscuri per ottenere una levigatezza sfumata che si accorda con i sinuosi arabeschi della linea. Tuttavia non si può parlare, per Ingres, di un solo stile, poiché egli partecipò alla corrente storicistica ottocentesca: non soltanto egli ristabilì la verità storica nelle architetture, nell'arredamento, nei costumi, ma adattò il suo stile al soggetto da rappresentare. Ciò è particolarmente evidente nei quadri storici, ma lo si può in egual misura osservare nei ritratti, come il Duca d'Orléans (1842, Louveciennes, coll. priv.), ispirato da Bronzino, e nei grandi nudi femminili, come la Grande Odalisca (1814, Parigi, Louvre), che ricorda la marmorea sinuosità della pittura manierista del sec. XVI.

(fonte: Pierre Chessex in Enciclopedia Europea Garzanti)