Il giovinetto Goldoni tra i comici nel suo primo viaggio da Rimini a Chioggia

Cabianca, Il giovinetto Goldoni tra i comici.jpg
Autore: 
Cabianca, Vincenzo (1827-1902)
Titolo: 
Il giovinetto Goldoni tra i comici nel suo primo viaggio da Rimini a Chioggia
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1858
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
83 x 109
Annotazioni: 
Firma e data in basso a destra: V. CABIANCA F. 1858
Luogo di conservazione: 
Azienda Ospedaliera, Verona, Italia
Identificativo: 
46/V

Mostre:

  • Verona, Società Belle Arti, 1858.
  • Verona, Mostra commemorativa, 1927, n. 16.
  • Verona, Il Veneto e l'Austria, 1989, n. 154.

Bibliografia:

  • Marinelli 1986, 24-25.
  • Meneghello 1986, 47.
  • Marinelli 1989, 226 n. 154.
  • Marini 1991, 722.

Note storico critiche:

Il successo del dipinto alla mostra inaugurale della Società di Belle Arti di Verona, tenutasi nelle sale di palazzo Pompei nel 1858, fu assai vasto per la novità dei soggetto, legato alla ripresa di interesse per il teatro goldoniano, e se ne può leggere una sorta di riconoscimento ufficiale nell'acquisto da parte del cavalier Carlo Alessandri direttore onorario dell'Accademia dal 1846, suo presidente dal 1876 e conservatore del Museo Civico - con la cui eredità passò al fratello Alessandro e da questi agli Istituti Ospitalieri. Con provenienza dall'Ospedale Alessandri il dipinto venne infatti depositato presso il Museo di Castelvecchio tra il 1927 e il 1964. Si trattava di un invio all'esposizione veronese da Firenze, dove Cabianca si era trasferito dall'inverno del 1853, forse ancora per ragioni politiche, dopo aver preso parte ai moti del 1848 a Venezia, alla difesa di Bologna l'anno successivo, e aver subito l'arresto e il carcere prima di un breve rientro in patria. Nella capitale toscana, con Telemaco Signorini e Osvaldo Borrani, si era unito da subito al gruppo di artisti legati alle prime esperienze della pittura 'di macchia', con ricerche cromatiche e luministiche approfondite con immediate notazioni dal vero in compagnia degli amici, che tuttavia non sortiranno esiti vistosi se non dopo aver esaurito la vena 'di genere' radicata nella sua formazione accademica, iniziata a Verona come allievo di Giovanni Caliari.
Il dipinto consente così una verifica interessante della contemporanea presenza a queste date, nella pittura di Cabianca, di una componente aneddotica, ancora vicina alle tematiche trattate da Domenico Scattola, che resiste accanto alle ricerche più avanzate sul terreno dei valori cromatici; a meno di non intendere il tema dei quadro, databile significativamente agli stessi mesi di ben più esplicite esperienze macchiaiole condotte con Signorini in Liguria nell'estate del 1858, come voluta concessione al gusto meno aggiornato del pubblico dei suoi conterranei. L'operazione sortì comunque il suo effetto, se Cabianca tornerà l'anno seguente sullo stesso soggetto con una versione più luminosa e compositivamente legata a modelli settecenteschi, di cui è ignota l'attuale collocazione ma di cui si conosce pure un bozzetto, e dove il medesimo tema è giocato su un impianto ben più brillante, con effetti più marcati verso l'aneddoto arguto. L'episodio di per sé si prestava a una facile resa narrativa, riferendosi alla fuga del Goldoni decenne da Rimini, dove il padre lo aveva mandato a studiare, sulla barca della compagnia comica di Florindo dei Maccheroni, tra le giovani attrici veneziane, per seguire la sua vocazione teatrale. (G.M.)