Il fuoco (Piccola natura morta)

Max Beckmann, Il fuoco (Piccola natura morta) | The fire (Small still life)
Autore: 
Beckmann, Max (1884-1950)
Titolo: 
Il fuoco (Piccola natura morta)
Altri titoli: 
The fire (Small still life)
Still Life with Fire
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
1945
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
60,3 x 40
Annotazioni: 
Firma e data in basso a sinistra: Beckmann / A 45
Luogo di conservazione: 
Harvard Art Museums | Fogg Museum, Cambridge, Massachusetts, USA
Acquisizione: 
Lascito di Alfred Jaretzki, Jr., 1976
Identificativo: 
1976.96

Provenienza:

  • Robert Heilbronner, 1953.
  • Buchholz Gallery, New York, New York.
  • Alfred Jaretzki, Jr., New York, New York, acquistato dalla Buchholz Gallery, 1955; donato al Fogg Art Museum, 1976.

Note:

Come il suo grande trittico Attori, esposto in una galleria sul lato opposto del cortile di Calderwood, Il fuoco di Beckmann prende come soggetto Amsterdam durante la seconda guerra mondiale. Questa piccola natura morta si concentra sulle sfide più banali dell'esperienza dell'esilio. Nell'inverno del 1944/1945, il grande studio di Beckmann, un ex deposito di tabacco, non poteva più essere adeguatamente riscaldato per mancanza di carbone. L'ispirazione per questo dipinto è stato il nuovo forno tondo utilizzato dall'artista in uno spazio improvvisato. La temperatura, come osserva l'artista nel suo diario, era ancora un vivace "8 gradi Celsius" (circa 46ºF).

Grazie a una fitta rete di sostenitori durante il suo decennio di esilio ad Amsterdam (1937-1947), Beckmann continuò a vendere i suoi lavori all'estero e in Germania, nonostante il severo divieto di vendere opere d'arte ritenute "degenerate". Questo piccolo dipinto, tuttavia, rimase con l'artista fino alla sua morte nel 1950.<p>


Like his large triptych Actors, on view in a gallery on the opposite side of the Calderwood Courtyard, Beckmann’s The Fire takes as its subject Amsterdam during World War II. This small still life focuses on the more mundane challenges of the exile experience. By the winter of 1944/1945, Beckmann’s large studio, a former tobacco storeroom, could no longer be adequately heated for lack of coal. The inspiration for this painting was the new round oven used by the artist in a makeshift space. The temperature, as the artist notes in his diary, was still a brisk “8 degrees Celsius” (about 46ºF).

Thanks to a strong network of supporters during his ten-year exile in Amsterdam (1937–47), Beckmann continued to sell his work abroad, as well as in Germany, despite the strict ban there on the sale of art deemed “degenerate.” This small painting, however, remained with the artist until his death in 1950.

(fonte: Harvard Museums)