Il calderaio

Mancini, Il calderaio.jpg
Autore: 
Mancini, Antonio (1852-1930)
Titolo: 
Il calderaio
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1920 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
100 x 75
Annotazioni: 
Firma in alto a sinistra: AMancini
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Roma, Famiglia Mancini.
  • Milano, Galleria Pesaro (etichetta al retro sul telaio).
  • Torino, collezione Sarfatti (dal 1925).
  • Roma, Galleria Russo (timbri al retro sulla tela e sul telaio).
  • Vendita, Porro & C., Milano, asta 30 - Dipinti del XIX secolo dalla collezione Carraro Rizzoli e altre provenienze, 24 ottobre 2006, lotto 58, invenduto.
  • Vendita, Porro & C., Milano, asta 61 - Dipinti e disegni antichi, dipinti del XIX secolo, 23 novembre 2010, lotto 270, invenduto.

Mostre:

  • Roma, Palazzo delle Esposizioni, Esposizione Internazionale di Belle Arti. Prima Biennale Romana, 1921, n. 15.
  • Pittsburgh, Carnegie Institute, Mostra di Antonio Mancini, 1924, n. 333.
  • Milano, Galleria Pesaro, Mostra individuale dei pittori Antonio Mancini e Arturo Rietti, febbraio 1925, n. 4.

Bibliografia:

  • “La Fiamma”, 1920, p. 4 (riprodotto).
  • A. Lancellotti, La prima Biennale Romana, Palazzo delle Esposizioni, Milano-Roma 1921, p. 33.
  • Catalogo della Prima Biennale Romana, catalogo della mostra, Roma 1921, p. 206, n.15.
  • F. Sapori, La mostra d’arte italiana a Roma nel cinquantenario della capitale, Bologna 1921, p. 44.
  • S. Kambo, Antonio Mancini, Bergamo 1922, p. s.n. (riprodotto).
  • G. Marangoni, Antonio Mancini, in “Rassegna d’arte e studi”, 1922, p. 126 (riprodotto).
  • U. Ojetti in “Corriere della sera”, Milano 1922, p. 3; Mostra di Antonio Mancini, catalogo della mostra, Pittsburgh 1924, n. 333.
  • Mostra individuale dei pittori Antonio Mancini e Arturo Rietti, commento introduttivo di V. Pica, Milano 1925, p. 16 (riprodotto), n. 4.
  • G. Ambrogetti 1927, p. 464 (riprodotto).
  • P. Scarpa in “Il Messaggero”, 1931, p. 3.
  • A. M. Comanducci, I Pittori Italiani dell’Ottocento. Dizionario critico e documentario, Milano 1934, pp. 387-389.
  • M. Borghi, Da Fattori a Modigliani. Galleria di Artisti italiani, Milano 1959, p. 47.

Commento:

Il dipinto, documentato in passato presso la Raccolta della famiglia Mancini, fu esposto inizialmente alla Prima Biennale di Roma del 1921 e in seguito alla rassegna di Pittsburgh del 1924 per poi essere venduto in occasione della mostra individuale del pittore organizzata dalla Galleria Pesaro di Milano nel febbraio 1925. L’opera, per la quale posò il nipote Alfredo, è certamente fra le più interessanti dell’ultima maniera di Mancini quando ormai, lasciati alle spalle gli impasti furiosi e destrutturanti tipici dei dipinti prodotti durante gli anni trascorsi a Frascati (1911-1918), si dedica a una pittura più composta, contraddistinta da un ritrovato equilibrio fra la definizione plastica dell’immagine e un’inedita ricerca formale. Prendendo le mosse da insegnamenti e suggestioni legati alla pittura del Seicento, Mancini realizza in questi anni numerose immagini di lavoratori intenti nelle loro umili mansioni, e nel caso dell’opera in esame, un calderaio a mezzo busto, di tre quarti e a torso nudo, intento a riparare con un piccolo martello un paiolo di rame. Qui Mancini va oltre la tipologia del ritratto fisionomico o del quadro di genere, per individuare nel soggetto una vaga idea di gioia e spensieratezza dell’attività lavorativa che va ben al di là della fatica fisica, nella genuinità di uno sguardo sorridente che ne riflette la semplicità e la timidezza. Un evidente naturalismo persiste nella sviluppo formale della figura, mentre più sfuocati e confusi, quasi astrattizzati, compaiono gli altri elementi del dipinto. La resa vibrante, quasi liquida dello sfondo è concepita invece con una tavolozza limitatissima, secondo un procedimento operativo che contraddistingue buona parte della sua produzione successiva.

(fonte: Catalogo della vendita Porro & C. del 24 ottobre 2006)