Gogh, Vincent van

Vincent van Gogh, foto
Cognome: 
van Gogh
Nome: 
Vincent
Luogo di nascita: 
Groot Zunder (Brabante)
Data di nascita: 
1853
Luogo di morte: 
Auvers-sur-Oise
Data di morte: 
1890
Nazionalità: 
Olandese
Biografia: 

 

Le tappe del suo percorso artistico sono intimamente collegate alla sua biografia. La corrispondenza di Vincent con i pittori van Rappard ed Emile Bernard, e soprattutto con il fratello minore Theo, ha rappresentato uno strumento d’indagine senza precedenti, tanto che la fisionomia dell’artista e il suo dramma psicologico si possono dire quasi eccessivamente documentate. Figlio di un pastore protestante, fece per breve tempo (dicembre 1878 - luglio 1879) il predicatore nella regione mineraria belga del Borinage, con risultati fallimentari. Cosí, il suo disperato bisogno di comunicare e un’ansia salvifica nei confronti dell’umanità, si riversò nell’arte, alla quale si dedicò solo relativamente tardi, nel 1880. «Mi sono detto: riprendo in mano la matita e mi rimetto a disegnare e da allora tutto per me è cambiato» (agosto 1880). La sua concezione artistica è da subito intrisa di socialismo proudhoniano, che lo spinge ad assumere come modelli, oltre a Rembrandt e ai pittori olandesi del Seicento, Daumier, Jules Breton, Dupré, ma soprattutto Millet e ad illustrare il mondo degli umili. Dopo l’esperienza iniziale di impiegato nella Galleria d’arte Goupil (L’Aja, Londra, Parigi) dal 1869 al 1876, dopo alcuni mesi di apprendistato presso un libraio di Dordrecht (1877), fallito il tentativo di fare il predicatore, la sua produzione è scandita da grandi fasi: la fase olandese e la fase francese inframezzate dal breve periodo di Anversa. Il periodo olandese (Ettern, L’Aja, Drenthe e soprattutto Nuenen, dicembre 1883 - novembre 1885) risente molto del ricordo, ancora vivo in lui, dell’esperienza del Borinage, quando l’artista viveva nel quotidiano contatto con la miseria fisica e morale. Van Gogh si costringe senza tregua, dal 1880 al 1882, a disciplinare il proprio disegno. Sin dal suo soggiorno a Londra (1873-75) aveva raccolto i fascicoli di «The Graphic London News» e dell’«Illustration», e studiato le incisioni su legno e le litografie che contenevano. Praticò l’acquerello (Tetti all’Aja, 1882: Parigi, coll. priv.) e affrontò la pittura solo al termine di questi anni di sforzo paziente. All’Aja, dove operò per breve tempo insieme a Breitner, ricevette il suo primo e unico incarico (dodici disegni a penna di vedute della città) da un suo zio, mercante di quadri ad Amsterdam. Sempre all’Aja eseguí Sorrow (disegno a grafite, aprile 1882: L’Aja, coll. priv.; da questo trasse una litografia tirata in novembre), figura allegorica per la quale posò Sien, una prostituta incinta. Il tema, espressione di disperazione insanabile dinnanzi al concepimento involontario, lo stile puramente grafico, di una tensione metallica, fanno di questa pagina uno dei pezzi fondamentali del pre-simbolismo e accostano Van Gogh agli austriaci Klimt e Schiele. Van Gogh disegnatore (numerosissimi sono i suoi studi, in particolare a carboncino nero) prosegue in questa ricerca a Nuenen: i suoi soggetti, uomini e donne del popolo, di solito al lavoro, contadini e tessitori, sono sempre rappresentati con istintiva simpatia, mai puri pretesti (Contadina che spigola, di spalle e di profilo, 1885: Otterlo, Kröller-Müller). L’opera dipinta è tutta all’insegna del chiaroscuro, con impasti e abbreviazioni espressive che combinano Hals e Rembrandt: «Non mi piace che alcuni pittori di oggi ci privino del bistro e del bitume, con cui sono state dipinte tante cose magnifiche», risponde al fratello che da Parigi, dove dal 1880 lavora, gli vanta i colori chiari degli impressionisti. Sintesi e punto di arrivo del periodo olandese può considerarsi I mangiatori di patate (1885: due grandi versioni, Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh e Otterlo, Kröller-Müller), opera molto meditata e risultato di decine di studi attraverso la quale il pittore esalta «il lavoro manuale e il nutrimento onestamente guadagnato». Ma è durante il soggiorno ad Anversa (fine del novembre 1886) che Van Gogh intraprende una propria ricerca sul colore, suggestionato da Rubens, scoperto al museo, e dalle stampe giapponesi, di cui compera qualche foglio (piú tardi ne possiederà circa duecento). Contemporaneamente inaugura la serie degli autoritratti; in particolare realizza lo stupefacente e tetro Teschio con sigaretta (Amsterdam, Rijksmuseum Van Gogh), prossimo a Ensor. Fu però a Parigi (febbraio 1886 - febbraio 1888) che Van Gogh sperimenta nuove vie. Dopo un passaggio molto breve nello studio di Cormon, dove conobbe Lautrec, Van Gogh si legò a Pissarro, Gauguin, Bernard, Signac, frequentando la bottega di Père Tanguy. L’incontro con il neoimpressionismo, da cui deriva la tecnica del pointillisme, e dall’altra la passione per le stampe giapponesi – da cui deriva l’arabesco disegnativo, l’estrema sintesi linearistica, l’uso delle tinte piatte, l’elegante semplicità della composizione e dell’impaginazione – improntano in modo decisivo la sua opera successiva in una singolare sintesi di due contrapposti atteggiamenti tecnici. Lo attesta bene il Ritratto di Père Tanguy (1887-88: Parigi, Musée Rodin), dove l’artista coniuga la tecnica divisionista piegata a fini espressivi, con cui «costruisce» la figura di Tanguy, a citazioni testuali della pittura giapponese, assunte a sfondo del ritratto. L’intensità espressiva del periodo di Nuenen, ancora avvertibile nei primi mesi del soggiorno parigino (Testa di donna, 1886: Basilea, coll. Staechelin), scompare in una serie di opere tra le piú serene che egli abbia mai dipinto per vivacità di esecuzione e freschezza del colore (dominano infatti i bianchi, i rosa e gli azzurri): interni di ristorante (1887: Otterlo, Kröller-Müller), vedute di Montmartre (Giardinetti sulla Butte di Montmartre, 1887: Amsterdam, Stedelijk Museum). Le discussioni con Gauguin e Bernard lo convincono che l’impressionismo, come il neoimpressionismo, vadano superati. Partito per Arles nel febbraio 1888, cercherà nel Mezzogiorno, di cui gli ha parlato Lautrec, maggior luce, maggior colore, tanto che un’ulteriore accensione cromatica connota già le prime opere del periodo (Il ponte di Langlois, 1888: Otterlo Kröller-Müller; Le Crau, 1888: Amsterdam, Rijksmuseum Van Gogh). A questi nuovi interessi, va collegato anche l’incontro con Gauguin, che lo raggiunge nel 1888. I due condividono un’intensa ma breve stagione, tragicamente interrotta nel dicembre quando Van Gogh, dopo aver tentato di ferire Gauguin, si mutila l’orecchio sinistro (Autoritratto con l’orecchio mozzo, 1889: Chicago, coll. priv.). Sotto l’influenza del sintetismo di Gauguin, Van Gogh realizza alcune opere sintetiste (Les Alyscamps, 1888: Otterlo, Kröller- Müller; L’Arlesiana, 1888: New York, Metropolitan Museum of Art). Tra le opere del periodo di Arles ricordiamo ancora: La camera di Van Gogh (1889: Parigi, Musée d'Orsay), la serie dei Girasoli (1889), Il caffè di notte (1888: New Haven, Yale University Art Gallery) del quale lui stesso scrisse: «Ho cercato di esprimere con il rosso e con il verde le terribili passioni umane ». L’uso del colore con significati simbolico-espressivi e la deformazione prospettica fanno di questo quadro un momento di svolta fondamentale in senso «espressionistico » della storia della pittura europea. Dopo l’episodio del taglio dell’orecchio Vincent viene ripetutamente ricoverato in ospedale ad Arles per il ricorrere di forti crisi depressive. In seguito, l’ostilità degli abitanti di Arles – che ne aveva determinato l’internamento all’Hôtel-Dieu, riceve la visita di Signac – lo spinge a farsi trasferire, pienamente consenziente, nel manicomio Saint-Paul-de Mausole a Saint Rémy de Provence (maggio 1889 - maggio 1890): qui subisce tre crisi terribili, uscendone in uno stato di totale prostrazione. Quello di Saint Rémy è il periodo piú visionario di Van Gogh. L’impressionismo è ormai abbandonato. I mezzi espressivi, colore, composizione, disegno, non sono piú al servizio della rappresentazione oggettiva del mondo reale, ma traspongono simbolicamente realtà interiori. La tecnica neoimpressionista si trasforma in segni curvilinei, rutilanti, di un’energia quasi stordente con una forte valenza gestuale. Ricorrono nelle tele di questo periodo, elementi naturali, in particolare ulivi e cipressi, animati da una tensione animistica che trascende la loro apparenza (L’uliveto, 1889: Otterlo, Kröller-Müller; Cipresso su un cielo stellato, 1889: ivi). «Con un quadro vorrei esprimere qualcosa di commovente, come una musica, vorrei dipingere uomini e donne con un non so che di eterno, di cui una volta era simbolo l’aureola» (Arles, agosto 1888): tale poetica è pienamente espressa in opere come La notte stellata (1889: New York, MoMA) o in alcuni dei suoi numerosi autoritratti (Autoritratto, 1889: Parigi, Musée d'Orsay; Autoritratto con tavolozza, 1889: coll. Mrs. John Hay Whitney) e connota inoltre i primi lavori eseguiti ad Auvers-sur-Oise (la Chiesa di Auvers; Capanne a Cordeville: Parigi, Musée d'Orsay). Qui il dottor Gachet lo accolse e lo curò nell’ultima fase della sua malattia (maggio-luglio 1890): il crescere del suo stato di infermità mentale predomina invece in dipinti come Campo di grano con corvi (1890: Amsterdam, Rijksmuseum Van Gogh), significativamente ultima sua opera prima del suicidio, morendo dopo due giorni di sofferta agonia. Nel gennaio 1891 un articolo di Albert Aurier sul «Mercure de France» attirò per la prima volta l’attenzione sulla sua arte; poco meno di un anno prima, Theo (che scomparve nel gennaio 1891) aveva annunciato all’artista che uno dei suoi quadri, esposto al Salone dei Venti a Bruxelles, la Vigna rossa, era stato acquistato per la somma di quattrocento fiorini dalla pittrice belga Anna Boch (l’opera è attualmente al Museo Pushkin di Mosca). È questo l’unico quadro che l’artista riuscí a vendere durante la sua vita: analogamente la fortuna critica della sua opera fu postuma. Van Gogh ha esercitato un’influenza complessa e duratura sull’arte a lui contemporanea, ispirando anche artisti del Novecento. Ha apportato al fauvisme francese una lezione di costruzione del quadro attraverso il tocco di colore, che né i neoimpressionisti né Gauguin avevano dotato di tali potenzialità; all’espressionismo tedesco, preoccupato di sottolineare i propri intenti morali, ha svelato il ruolo simbolico che il colore può svolgere. L’apporto del periodo francese apparve piú determinante nel segnare l’evoluzione dell’arte moderna, e pertanto il periodo olandese si trovò ad essere rivalutato all’indomani della prima guerra mondiale, quando l’espressionismo belga-olandese tornò a celebrare le virtú di un territorio aspro e grezzo. E la discendenza autentica di Van Gogh è certamente qui, in particolare nelle realizzazioni tarde di Permeke o di Jabbeke. Il catalogo dell’artista, fissato da J. B. de la Faille (1928), è stato aggiornato nel 1970. Comprende oltre ottocentocinquanta dipinti, le nove litografie eseguite dall’artista in Olanda e una sola acquaforte (Ritratto del dott. Gachet). Van Gogh è eccellentemente rappresentato in Olanda, ad Amsterdam (Stedelijk Museum e Rijksmuseum Van Gogh, inaugurato nel 1972), ad Otterlo (Kröller-Müller), all’Aja (Gemeentemuseum), e a Rotterdam (Museum Boijmans Van Beuningen). A Parigi è confluita al Musée d'Orsay la donazione Gachet: in complesso sono qui conservati una ventina di dipinti e ricordi dell’ultima fase di vita dell’artista. Nel 1990 in occasione del centenario della morte, il Rijksmuseum Vincent Van Gogh di Amsterdam e il Kröller-Müller di Otterlo hanno organizzato la piú ampia e completa retrospettiva che sia mai stata realizzata sull’artista.

(fonte: Marcel-André Stalter in Storia dell'Arte Einaudi)

 


Biography:

 

John Peter Russell, Ritratto di Vincent van Gogh [1886]Dutch painter and draughtsman, active for much of his brief career in France, with Cézanne and Gauguin the greatest of Post-Impressionist artists. His uncle was a partner in the international firm of picture dealers Goupil and Co. and in 1869 van Gogh went to work in the branch at The Hague. He was a good linguist, and from 1873 to 1876 he worked at the London and Paris branches. Initially he did well, but early in 1876 he was obliged to resign because of his erratic behaviour, caused by an unrequited passion for his landlady's daughter (or perhaps for the widowed landlady herself; the evidence is vague). This was the first of several disastrous attempts to find happiness with a woman. Throughout most of 1876 he was again in England, working as a teacher in Ramsgate, Kent, and Isleworth, Middlesex, and as an assistant to a Methodist minister, his experience of urban squalor having awakened a religious zeal and a longing to serve his fellow men. His father was a Protestant pastor, and van Gogh began to train for the ministry, but he abandoned his studies in 1878 and went to work as a lay preacher among the impoverished miners of the grim Borinage district in Belgium. In his zeal he gave away his own worldly goods to the poor and was dismissed for his literal interpretation of Christ's teaching. He remained in the Borinage, suffering acute poverty and a spiritual crisis, until 1880, when he found that art was his vocation and the means by which he could bring consolation to humanity. From this time he worked at his new ‘mission’ with single-minded intensity, and although he often suffered from extreme poverty and undernourishment, his output in the ten remaining years of his life was prodigious: about a thousand paintings and a similar number of drawings. The spontaneous, irrational side of his character has often been stressed, but he was a cultivated and well-read man, who in spite of his speed of work thought deeply about his paintings and planned them carefully.

From 1881 to 1885 van Gogh lived in the Netherlands, sometimes with his parents, sometimes in lodgings, supported by his devoted brother Theo (1857–91), a picture dealer in Paris who regularly sent him money from his own small salary as well as art materials and prints. Their correspondence is an extraordinarily rich source of information on van Gogh's life and art. Initially he confined himself to drawings, and they dominate the first half of his career. He experimented with various media, including waxy black lithographic chalk, which encouraged the bold, strongly outlined style he favoured in his early work. Later he preferred pen and ink, which he used with much greater spontaneity in rapid dots and flicks that pulsate with the same kind of life as the swirling brushstrokes that came to characterize his paintings.

He took up oils in 1882 and in keeping with his humanitarian outlook he painted peasants and workers, the most famous picture from this period being The Potato Eaters (1885, Van Gogh Mus., Amsterdam). Of this he wrote to Theo: ‘I have tried to emphasize that those people, eating their potatoes in the lamp-light have dug the earth with those very hands they put in the dish, and so it speaks of manual labour, and how they have honestly earned their food.’ In 1885 van Gogh moved to Antwerp on the advice of Anton Mauve (a cousin by marriage), and studied for some months at the Academy there. Academic instruction had little to offer such an individualist, however, and in February 1886 he moved to Paris, where he met Degas, Gauguin, Pissarro, Seurat, and Toulouse-Lautrec. At this time his painting changed abruptly in style under the combined influence of Impressionism and Japanese woodcuts (see Ukiyo-e), losing its moralistic flavour and revelling in the beauty of colour. Unlike the Impressionists, however, he did not use colour for the reproduction of visual appearances, atmosphere, and light. ‘Instead of trying to reproduce exactly what I have before my eyes,’ he wrote, ‘I use colour more arbitrarily so as to express myself more forcibly.’ Of his Night Café (1888, Yale Univ. AG), he said: ‘I have tried to express with red and green the terrible passions of human nature.’ For a time he was influenced by Seurat's delicate pointillist manner, but he abandoned this for broad, vigorous brushstrokes.

In February 1888 van Gogh settled at Arles in the south of France, where he painted more than 200 canvases in fifteen months. During this time he lived in poverty and suffered recurrent nervous crises with hallucinations and depression. He became enthusiastic for the idea of founding an artists' co-operative at Arles and in October he was joined by Gauguin. However, as a result of a quarrel between them van Gogh suffered a crisis in which he cut off part of his left ear (24 December 1888), an event commemorated in his Self-Portrait with Bandaged Ear (1889, Courtauld Gal., London); epilepsy and schizophrenia are among the causes that have been suggested to account for his mental disturbances. In May 1889 he went at his own request into an asylum at St Rémy, near Arles, but during the year he spent there he continued a fervent output of tumultuous pictures such as The Starry Night (1889, MoMA, New York). He produced 150 paintings (as well as drawings) in the course of this year.

In 1889 Theo married and in May 1890 van Gogh moved to Auvers-sur-Oise, to the north of Paris, to be near him, lodging with the patron and connoisseur Dr Paul Gachet. There followed another tremendous burst of activity and during the last 70 days of his life he painted 70 canvases. But his spiritual anguish and depression became more acute and on 29 July 1890 he died from the results of a self-inflicted bullet wound; Theo died six months later and was buried alongside him in Auvers. Van Gogh sold almost nothing during his lifetime and was little known to the art world at the time of his death, but his fame grew rapidly thereafter. His influence on Expressionism, Fauvism, and early abstraction was enormous, and it can be seen in many other aspects of 20th-century art. His passionate life and unswerving devotion to his ideals have made him one of the great cultural heroes of modern times, providing the most auspicious material for the 20th-century vogue in romanticized psychological biography, notably Irving Stone's novel Lust for Life (1934) and the Hollywood film of the same name (1956).

Source: The Oxford Dictionary of Art and Artists (Oxford University Press)