Gignese

Bianchi Mosè, Gignese.jpg
Autore: 
Bianchi, Mosè (1840-1904)
Titolo: 
Gignese
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1897
Classificazione: 
Disegno
Tecnica e materiali: 
Pastello su carta
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
41 x 57
Annotazioni: 
Firma , luogo e data in basso a destra: Mosé Bianchi, Gignese, 1897
Luogo di conservazione: 
Quadreria dell’800, Milano, Italia

Commento:

Mosè Bianchi così ebbe a scrivere da Gignese al caro amico Giulio Pisa: “Mi trovo in un ambiente tanto semplice incominciando dal regno animale: caprette, pulcini e ragazze che ho scelte a modello, e tutto ciò in questo ambiente tanto curioso e pittoresco! Non v’ha bisogno di aguzzare l’intelletto per fantasticare e trovare il più migliore; il più migliore è qui bell’e fatto e preparato, accontentandosi di studiarlo come sta sulla superficie della terra, cercando solo di rimanervi saldo e ben piantato! Le mie modelline mi ballano intorno e vengono di buon mattino alla mia porta, per sapere se oggi lavoro e portarmi la cassetta. Alla festa, come a Carlambrogio di Montevecchia, le rimando contando loro una storia: quella preferita è quella del cacciatore che andava a caccia con un gatto …”. 
Con questa freschezza di sentimento, il grande maestro monzese aveva lasciato la sua cara Brianza per salire lassù a scoprire l’altopiano di Gignese, divenuto in seguito meta di tanti pittori lombardi, da Filippo Carcano ad Eugenio Gignous, da Leonardo Bazzaro a Paolo Sala, fino a Guido Boggiani, Achille Tominetti e molti altri. 
L’esigenza di Mosè Bianchi di relazionare in maniera unitaria e più coerente la diversità dei singoli aspetti della visione naturalistica, consistette proprio nella rielaborazione delle più importanti indicazioni provenienti dai grandi maestri naturalisti che venivano innestate sulle più moderne ricerche manciniane e carcaniane relative al ruolo della luce. 
Proprio attraverso l’analisi dell’opera in questione, abbiamo conferma di come il nostro artista abbia compreso, e magistralmente tramandato, la nuova rappresentazione del vero, che non poteva rimanere solo una semplice illustrazione della veduta, ma doveva diventarne indiscutibilmente una chiara identificazione strutturale. 
Il mezzo per compiere questo processo, dunque, non poteva che passare proprio dallo studio della luce. 
Un’ulteriore conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’ormai avvenuto distacco dal vedutismo naturalistico di Gaetano Fasanotti e Gottardo Valentini e compagni, viene qui evidenziato dall’abbandono di qualsiasi necessità di segnalare l’esatta ubicazione geografica della località raffigurata, in favore di un particolare interesse specifico dell’ambiente rappresentato, in questo caso foriero di freschi e semplici sentimenti, derivati da quel mondo incontaminato dell’altopiano di Gignese. 
Proprio in questo studio dal vero, realizzato con tecnica mista, così vivido e brioso, possiamo notare la forte intensità emotiva, coniugata con la consueta maestria pittorica e giocata su decisi effetti luminosi e contrasti fra zone di luce e di ombra, direttamente ottenuti attraverso il colore. 
Mosè Bianchi, anche in questo caso, si preoccupa di fermare un istante di vita, una strofa, un semplice verso dell’eterna poesia dell’ora, riuscendo a restituire un’impressione viva del moto nonchè tutta la robustezza plastica del soggetto, attraverso un’inquadratura dall’aggiornato taglio fotografico.

E. Motta

Provenienza:

  • Collezione Bernasconi