Géricault, Théodore

Vernet, Théodore Géricault
Cognome: 
Géricault
Nome: 
Théodore
Luogo di nascita: 
Rouen
Data di nascita: 
1791
Luogo di morte: 
Parigi
Data di morte: 
1824
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Théodore Géricault, trascorse l’infanzia a Rouen, nell’atmosfera inquieta della Rivoluzione; perse la madre all’età di dieci anni. Il padre, che aveva fatto fortuna nel commercio del tabacco, non contrastò il suo amore per la pittura e riuscì ad evitargli la coscrizione. Nella proprietà di famiglia di Mortain e presso lo zio Carnel, vicino a Versailles, Géricault sviluppò la passione per i cavalli, che saranno poi tra i soggetti preferiti dei suoi quadri. Dopo gli studi al liceo imperiale (Louis-le-Grand), studiò pittura dal 1808 al 1812 circa, prima presso Carle Vernet, famoso per gli studi di cavalli, divenendo amico del figlio Horace, poi presso Pierre-Narcisse Guérin, che lo iniziò ai principî della pittura e alla tecnica di David riconoscendone il grande talento e l’originalità. Assai eclettico, il programma di lavoro di Géricault in questo periodo, di cui resta traccia in alcuni taccuini di schizzi, studi e appunti scritti, consente di seguirne l’evoluzione: studi dall’antico, dalla natura e dai grandi maestri si susseguono, intrecciandosi tra l’11 e il ’12. Frequentò assiduamente il Louvre, che aveva acquisito nel 1808 la collezione Borghese, eseguendo numerose copie (32 secondo Clément, autore di una celebre biografia del pittore) dai pittori più diversi (Tiziano, Rubens, Caravaggio, Jouvenet, Van Dyck, Prud’hon, S. Rosa).

Parigi (1812-1816)
Dopo questi tre anni di lavoro intenso e solitario, fino al 1816 si occupò soprattutto di studi di cavalli (a Versailles) e di temi militari, riflessi diretti degli eventi del tempo. L’Ufficiale dei cacciatori a cavallo alla carica (Parigi, Louvre; schizzi ivi e a Rouen, Musée des beaux arts), esposto al Salon del 1812, fu il primo quadro che lo segnalò all’attenzione dei contemporanei. Esso rappresenta un unico personaggio e ha un impianto monumentale eccezionale per i suoi tempi; deve a Rubens alcuni effetti tecnici e a Gros la posizione del cavallo, ma rivela al tempo stesso un preciso senso del rilievo plastico e un’inventiva nel trattamento dell’impasto che sono in questa fase proprie di Géricault. Due anni dopo, il Corazziere ferito che lascia il campo di battaglia (Parigi, Louvre; schizzo ivi; versione più grande a New York, Brooklyn Museum) non è soltanto l’antitesi tematica del quadro del 1812, al momento della caduta dell’impero, ma è eseguito in modo del tutto diverso, con grandi superfici piatte che ancora rammentano Gros, per esempio nella Battaglia di Eylau. Tra le due composizioni si collocano piccoli studi di soldati di fattura densa e vigorosa (Vienna, Kunstmuseum), o effigi il cui rilievo e la cui semplificazione già preannunciano Courbet: Ritratto di un ufficiale dei carabinieri (Rouen, Musée des beaux arts). La Ritirata di Russia (incisione) colpisce l’immaginazione dell’artista; e il tema della decomposizione e della morte s’impone da allora nel suo lavoro (Carretta con feriti: Cambridge, Fitzwilliam Museum), alcuni dipinti denunciano i rinnovati interessi classicisti, preludio al viaggio in Italia, che si ritrovano anche nei tre grandi paesaggi eseguiti per la casa di un amico a Villers-Cotterêts (Norfolk, Chrysler Museum; Monaco di Baviera, Neue Pinakothek; e Parigi, Petit-Palais) e il Diluvio ispirato a Poussin (Parigi, Louvre).

Soggiorno italiano (1816-1817)
A Firenze, poi a Roma, Géricault fu colpito soprattutto da Michelangelo – interesse che prelude all’ammirazione che la successiva generazione avrebbe nutrito per il maestro fiorentino – ma anche da Raffaello per l’equilibrio e la chiarezza compositiva. La produzione italiana di Géricault comprende disegni di un classicismo molto castigato, assimilazione intelligente degli schemi del XVII sec., alcune scene erotiche di potente franchezza e le varie versioni della Corsa dei cavalli berberi, veduta a Roma nella primavera del 1817, studi per una grande composizione che non venne mai eseguita: la versione di Baltimora (Walters Art Museum), forse la prima, è la più innovativa per la resa sintetica della folla contemporanea che ricorda Goya e annuncia Daumier. La versione del Musée des beaux arts di Rouen, Cavallo fermato da schiavi, abbandona la verità dell’evento a favore di un puro ritmo plastico, il quadro del Louvre di Parigi, forse l’ultimo ideato dall’artista, associa un solido volume architettonico, sul quale uomini e animali si distaccano a forte rilievo, e un’allusione discreta agli spettatori (studio assai simile, ma rovesciato, secondo una pratica spesso adottata da Géricault, al Musée des beaux arts di Lille). Queste diverse opere sono eseguite con una tavolozza sempre più sobria, in cui è prevalente l’impegno formale e compositivo.

Parigi (1817-1820)
Géricault tornò in Francia nell’autunno del 1817, allo studio in rue des Martyrs che occupava dal 1813, la sua attività fu estremamente varia prima dell’isolamento cui lo obbligò la realizzazione della Zattera della Medusa. Denunciando «la sensibilità suscitata soltanto dai venti, dagli uragani e dai chiari di luna» del romanticismo letterario, Géricault cerca sempre più ispirazione nella cronaca contemporanea. La Domatura dei tori (Cambridge, Fogg Museum), ispirata dal sacrificio di Mitra (disegno al Louvre di Parigi) e forse dipinta poco dopo il ritorno a Parigi, è ancora intrisa di atmosfera romana. Disegna e dipinge ad acquerello gatti e cani, e gli animali che osserva al Jardin des Plantes (lo zoo era stato istituito nel 1794), talvolta viene accompagnato da Delacroix e Barye, più giovani di lui; esegue ritratti dei suoi giovani amici. È tra i primi in Francia, con Gros, a praticare la tecnica litografica, il cui disegno, inizialmente timido, ricorda la regolarità degli intagli su rame. Oltre alle sette incisioni su pietra dedicate all’esercito napoleonico, iniziativa ardita in piena Restaurazione, le più interessanti sono i Cavalli che si battono in una scuderia, con toni grigi variamente modulati, e l’Incontro di pugilato, che rivela il vivo interesse di Géricault per la questione dei neri (la schiavitù venne definitivamente abolita in Francia solo nel 1848). Ispirato probabilmente dalle incisioni inglesi, le sporting prints che aveva potuto vedere presso C. Vernet – e nello studio di Horace, in cui si praticava il pugilato –, Géricault contrappone a un pugile bianco un pugile nero creando probabilmente il primo documento francese su questo sport. L’assassinio di Fualdès a Rodez e il processo che ne seguì (1817) riportarono Géricault al problema della grande composizione su un fatto di cronaca. I disegni che ha lasciato (Stati Uniti, collezione privata; uno a Lilla, Musée des beaux arts), in cui gli attori del dramma sono nudi e descritti in un linguaggio pienamente classico, generalizzante, vennero poi interrotti dall’artista. Lo scandalo del naufragio della Medusa gli offrì nello stesso momento un altro grande spunto; la Zattera della Medusa (1819: schizzi a Rouen e al Louvre) è  l’ultima opera compiuta nella carriera di Géricault in cui prevale la sua cultura classica, come nella Corsa dei cavalli berberi, sulla rappresentazione «moderna» e realistica della scena. Terminò la Zattera della Medusa in uno studio del faubourg du Roule, presso l’ospedale Beaujon, la cui frequentazione gli consentì di eseguire numerosi studi di cadaveri e di membra di suppliziati, di una cruda evidenza (Stoccolma, Nationalmuseum; Bayonne, Musée des beaux arts), destinati a fare ancor più risaltare la spaventosa realtà delle condizioni di sopravvivenza sulla zattera. Malgrado quest’impegno realistico, la grande tela colpisce per la qualità del tutto classica e per la varietà delle reminiscenze che vi si colgono: la scultura antica, Michelangelo, Caravaggio, i bolognesi. L’opera fu accolta con riserva, per quella che fu intesa come ambiguità di linguaggio, e troppo disinvoltamente vi si scorse una critica dell’opposizione liberale all’incuria del governo che conduceva la Francia alla rovina. Dopo il mezzo insuccesso della presentazione del quadro, che fu aspramente attaccato dai critici francesi per le sue dimensioni, inadatte al soggetto, e soprattutto per la crudezza della descrizione, il governo incaricò il pittore di dipingere un Sacro Cuore di Gesú; ma egli lasciò l’incarico a Delacroix. Ferito dall’accoglienza fatta al suo grande quadro si ritirò per qualche tempo a Féricy, presso Fontainebleau, dove frequentò un ambiente diverso (il sociologo Brunet, lo psichiatra Georget, medico alla Salpetrière), che orientò i suoi interessi degli ultimi anni.

Soggiorno in Inghilterra (primavera del 1820 - dicembre 1821)
Scopo del viaggio in Inghilterra, in compagnia di Brunet e del litografo Charlet, era l’esposizione, qui coronata da successo, della Zattera della Medusa all’Egyptian Hall di Londra, poi a Dublino. In Inghilterra Géricault prese acutamente coscienza dell’evoluzione del mondo contemporaneo, e nel contempo fu colpito dal nuovo spirito di obiettività dinanzi alla natura in pittori inglesi come Constable. I diciotto mesi circa del suo soggiorno sono caratterizzati dal ritorno alla litografia (su scene di vita quotidiana prese dal vero e pubblicate nella stessa Londra) e al tema dello sport (disegni di pugili e di trapezisti); e un’incisione di Rosenberg (1816) da un quadro di Pollard è all’origine del Derby di Epsom (1821: Parigi, Louvre; studi ivi e a Bayonne, Musée des beaux arts). Gli studi di cavalli da lavoro, o che tirano la carretta di carbone (conservati a Mannheim e a Filadelfia Art Museum), costituiscono una serie notevole per la densità dell’atmosfera, il rilievo delle forme accentuatamente pittoriche, che mettono in risalto il carattere del cavallo.

Parigi (1821-1824)
Non è certo che prima di tornare a Parigi Géricault visitasse David in esilio a Bruxelles; ciò confermerebbe la stima che egli nutriva per il vecchio maestro, per la sua tecnica e per la plasticità del suo stile. Le ultime opere parigine si segnalano per un maggior rafforzamento degli effetti di luce, secondo l’artista troppo rarefatti nelle opere inglesi, di cui è un esempio la Fornace di gesso (Parigi, Louvre). Tentò di rimediare a tale difetto nelle litografie edite soprattutto a fini di guadagno: il pittore, che viveva lussuosamente, aveva a poco a poco consumato tutti i suoi averi. Accanto a disegni e studi su temi storici contemporanei, progetti per vaste tele non eseguite (Apertura delle porte dell’Inquisizione: Parigi, collezione privata; la Tratta dai negri: Bayonne, Musée des beaux arts), ad alcuni ritratti (Louise Vernet bambina: Parigi, Louvre) e di scene di tempesta (Bruxelles, Musèes Royaux des beaux arts), lasciò, come ultima testimonianza, i cinque ritratti di alienati (in musei di Gand, Winterthur, Springfield, Lione, Parigi Louvre), eseguiti su suggerimento del medico Georget, per facilitarne probabilmente le dimostrazioni, in quanto le sue descrizioni cliniche trovano riscontro nei ritratti di Géricault. Sarebbero esistiti, secondo Clément, cinque altri quadri, ma il Vendéen del Louvre, tecnicamente vicino agli alienati, non sembra faccia parte della serie. Il realismo scientifico di cui Géricault dà prova è del tutto eccezionale, e la generazione seguente non raggiungerà questa fusione di obiettività e profondità di introspezione. Tecnicamente, questi dipinti differiscono dai precedenti e costituiscono il legame tra lo stile di David e quello di Manet e di Cézanne, con i loro fondi a larghe pennellate e i tocchi chiari, poco impastati ma netti, colorati ma a mezza tinta, che modellano la forma (Monomane dell’invidia: conservato a Lione). Una caduta da cavallo, mal curata, alla barriera di Montmartre doveva por fine alla vita dell’artista. Gli anni 1823-1824 furono una lunga agonia. La vendita dello studio, poco dopo la sua morte, disperse moltissime opere, difficili da ritrovare e da ricostruire in una carriera che copre una dozzina d’anni appena e durante la quale erano stati esposti soltanto tre quadri. Tuttavia essa abbraccia la complessità della fine dell’ancien régime e dell’impero e apre sulla pittura e sulla civiltà stessa del XIX sec. le prospettive più varie. In Francia il Louvre di Parigi e il Musée des beaux arts di Rouen conservano numerose opere dell’artista. Disegni e raccolte di bozzetti sono conservati in gran numero al Louvre, a Bayonne, a Chicago (Art Institute) e a Zurigo (Kunsthaus).

(fonte: Marcel-André Stalter in Storia dell’arte Einaudi)