Friedrich, Caspar David

Gerhard von Kügelgen, Il pittore Caspar David Friedrich, 1808 circa, Olio su tela, 53,3 x 41,5 cm, Hamburg, Hamburger Kunsthalle, Acquisto 1953, inv. n. HK-2670
Cognome: 
Friedrich
Nome: 
Caspar David
Luogo di nascita: 
Greifswald
Data di nascita: 
1774
Luogo di morte: 
Dresda
Data di morte: 
1840
Nazionalità: 
Tedesca
Biografia: 

 

Carl Johann Baehr, Ritratto del pittore Caspar David Friedrich, 1836, Olio su tela, cm. 55,5 x 47,5Caspar David Friedrich (Greifswald, 5 settembre 1774 - Dresda, 7 maggio 1840), dopo gli studi (1794- 98) all’accademia di belle arti di Copenhagen, dove conobbe le opere di Abildgaard, si stabilí a Dresda, frequentando il poeta Ludwig Tieck e i pittori Carus, Runge, Kersting e Dahl. Con i suoi grandi disegni a seppia, dalla tecnica precisa, che rappresentano soprattutto luoghi dell’isola di Rügen, raccolse i primi successi (musei di Amburgo, Vienna, Weimar). Le sue profonde riflessioni sulla natura e un’osservazione scrupolosa della realtà gli consentirono di trovare la propria originalità. Ritornò a piú riprese in patria (1801, 1802, 1806), creando con tale contatto uno stile di paesaggio che gli è caratteristico. Intorno a quest’epoca cominciò ad impiegare anche la tecnica a olio (Nebbia: Vienna, km; Dolmen nella neve: Dresda, Gemäldegalerie). Nel Quadro d’altare di Tetschen (la Croce sulla montagna, 1808: ivi) ricorre al paesaggio per tradurre la propria emozione religiosa. Il Monaco sulla riva del mare (1809: Berlino, Charlottenburg) è forse l’espressione piú perfetta della sua concezione trascendentale del paesaggio. L’Abbazia nel bosco (1809: ivi) e il Mattino sul monte dei Giganti (1811: ivi) sono tra le opere piú incisive di questa fase. Nuovi viaggi sulle rive del Baltico nel 1809, poi nel 1810 sui monti dei Giganti, e nello Harz nel 1811, arricchiscono di temi il suo repertorio. Tra i paesaggi di questo periodo si possono citare l’Arcobaleno (Essen, Folkwang Museum), il Paesaggio del monte dei Giganti (Mosca, Museo Pushkin), il Mattino sul monte dei Giganti (Berlino, Charlottenburg). Nel periodo seguente, la ricerca di universalità limita l’espressione della sua fantasia e del suo linguaggio formale. Ma si constata una nuova evoluzione, in seguito a due viaggi sulle rive del Baltico nel 1815 e nel 1818 (la Croce sulla riva: ivi; Navi in porto: Potsdam, Sans-Souci). Si ispira piú strettamente alla natura e predilige motivi idillici: il colore si arricchisce. A partire dal 1820 esegue, unitamente a paesaggi in riva al mare e in collina, alcune composizioni di alta montagna in base a studi fatti da amici artisti (C. G. Carus, A. Heinrich), come il Watzmann (1824: Berlino, Nationalgalerie), e Alta montagna (distrutto: già ivi). Friedrich ha pure dipinto vedute del Mare polare, una sola delle quali (il Mare di ghiaccio, 1823: Amburgo, Kunsthalle) ci è pervenuta. Intorno al 1825 i paesaggi malinconici riacquistano un’importanza predominante nel suo lavoro. Nel suo periodo tardo, il tratto si fa piú morbido e il colore piú intenso. Nel 1835 fu colpito da un attacco di apoplessia, in seguito al quale produsse poi solamente disegni.

Carl Christian Vogel von Vogelstein (1788-1868), Bildnis Friedrich, Caspar David (1774-1840), Maler, GraphikerIn Friedrich la concezione della natura non si assoggetta né alla descrizione letterale né all’idealizzazione della realtà vivente. I motivi naturalisti vengono considerati geroglifici di una rivelazione divina. Cosí, le montagne sono simbolo di Dio, le rocce rappresentano la fede, gli abeti la folla dei credenti. Tale linguaggio dei segni viene in genere sviluppato partendo da un’osservazione della natura immutabile, che poco ha a che fare con il simbolismo tradizionale. Il paesaggio di sfondo è il riflesso dell’aldilà, e il primo piano, in gran parte immerso nelle tenebre, simboleggia il mondo terrestre. Le figure di spalle, frequenti nei dipinti di Friedrich, impersonano probabilmente l’uomo religioso, che considera la propria esistenza come una preparazione alla vita eterna (il Viaggiatore davanti al mare di nuvole: Amburgo, Kunsthalle, Due uomini che guardano la luna: Dresda, Gemäldegalerie; Fanciulla all’alba: Essen, Folkwang Museum; Sul veliero: Leningrado, Ermitage; le Due sorelle al balcone: ivi; il Levarsi della luna sul mare: ivi e Berlino, Nationalgalerie; Fanciulla alla finestra Berlino, Nationalgalerie). Le numerose allusioni alla morte hanno valore positivo; sono una condizione necessaria per esprimere la trascendenza. Se i suoi dipinti a olio sono per la maggior parte paesaggi composti – sintesi dei motivi presi dal vero - i suoi acquerelli sono, invece, studi diretti della natura; e i suoi disegni – tranne quelli eseguiti a seppia - sono pressoché unicamente copie dal vero. I paesaggi di Friedrich, di alta spiritualità e di ricca sensibilità, vennero apprezzati dal pubblico sin dall’inizio dell’Ottocento; il Quadro d’altare di Tetschen, tuttavia, e il Monaco sulla riva del mare incontrarono viva opposizione. La notorietà del pittore toccò il culmine nel 1810, quando la casa di Prussia acquistò alcune sue opere. Nel 1816 venne nominato membro dell’accademia di Dresda, e nel 1824 professore straordinario. Tuttavia, ad eccezione di Carus, Blechen e Dahl, Friedrich ebbe scarso influsso sui contemporanei. La sua concezione simbolica dell’arte non si accordò con la tendenza prosaica che caratterizzava l’epoca Biedermeier. Riscoperto all’inizio del xx sec., oggi appare il maggior paesaggista tedesco dell’Ottocento. È rappresentato nei musei tedeschi, soprattutto a Berlino (Nationalgalerie e Charlottenburg), Dresda e Amburgo, che possiedono importanti gruppi di opere, nonché a Brema, Essen, Karlsruhe, Hannover, Lipsia (le Età della vita, 1835, Kiel, Colonia e Monaco. Altre opere sono a Vienna, Leningrado, Mosca, Winterthur (Coste rocciose a Rügen), Oslo, Praga (il Mare del Nord alla luce della luna), Parigi (Louvre: l’Albero dei corvi). Dell’opera di Friedrich si è tenuta una mostra a Londra (National Gallery) nel 1990.

(fonte: Helmut Börsch-Supan in Storia dell’arte Einaudi)


Caroline Bardua, Bildnis des Malers Caspar David Friedrich (Ritratto del pittore Caspar David Friedrich)Caspar David Friedrich, pittore tedesco, nacque a Greifswald, Pomerania nel 1774. Trascorse tutta la sua infanzia in Pomerania, a quell’epoca sotto la Svezia; le prime lezioni di disegno gli furono impartite da J. G. Quistrop.
Dopo aver frequentato dal 1794 al 1798 l’accademia di Copenhagen, si stabilì a Dresda dove rimase fino alla morte.
Nel 1801, durante uno dei suoi frequenti viaggi nella città natale, conobbe Ph. O. Runge e nel 1805, a Dresda, il ritrattista G. von Kügelgen, dei quali fu amico.
Mentre in un primo momento si era limitato a disegnare a seppia, dal 1807 Friedrich si dedicò in misura sempre maggiore alla pittura a olio. Nel 1808 acquistò notorietà con la pala d’altare La croce sulla montagna e nel 1810 raggiunse il suo primo grande successo vendendo al re Federico Guglielmo III i due grandi quadri Monaco in riva al mare e Abbazia nell’Eichwald.
A partire dal 1810 fu membro dell’accademia di Berlino, dal 1816 di quella sassone (con stipendio garantito) e dal 1824 professore straordinario presso quest’ultima (con facoltà di non insegnare). Morì di una malattia cronica contratta nel 1835.

Intorno al 1800, di fronte ad un ordinamento religioso, politico e sociale sconvolto, al crollo dell’intera concezione del mondo, alla crisi del concetto stesso di arte, Friedrich seppe trovare all’espressione artistica una via del tutto nuova.
Egli concepì il paesaggio (soggetto quasi esclusivo della sua pittura) come riflesso e rappresentazione di contenuti spirituali: nella religione cristiana, e in special modo nel suo aspetto trascendente, identificò il senso della vita, pur nella consapevolezza delle nuovo scoperte delle scienze naturali; sentì con particolare acutezza, tuttavia, il tema dell’esistenza dell’uomo, cosciente di sé come minuscolo essere vivente in una natura smisurata, ma d’altro canto capace di « pensare » ls propria piccolezza e la grandezza del mondo e di supporre l’infinita.
Nei suoi paesaggi Friedrich riuscì a tradurre tale tematica in modi di immediata comprensibilità sia attraverso un proprio personale simbolismo, costituito da oggetti allusivi, sia con un’incisiva rappresentazione di stati d’animo nella natura.
Per esempio tombe e alberi morti sono simboli della caducità (Dolmen nella neve, 1807 ca, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen; Quercia nella neve, 1829 ca, Berlino Nationalgalerie; la croce e l’ancora, di redenzione e di speranza; luce, Sole e Luna simboleggiano Cristo e la salvezza (La croce sulla montagna, 1808-08, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen; Mattino sui Riesengebirge, 1810-11 e CRoce sul mar Baltico, 1815, entrambi a Berlino Ovesr, castello di Charlottenburg), Monaco in riva al mare e Abbazia nell’Eichwald, sono raffigurate la solitudine dell’uomo e il suo traguardo, l’eternità.
Anche nei paesaggi privi di particolari motivi simbolici e figure emblematiche è presente il tema dell’uomo che si contrappone all grandezza della natura (Paesaggio boemo con il monte Milleschauer, 1810 ca, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen; La grossa bandita di caccia vicino a Dresda, 1832 ca, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen), tema che risulta tanto più evidente in tutti i quadri con figure che scrutano il paesaggio (Il viandante e il mare di nebbia, 1818 ca, Amburgo, Kunsthalle; Uomo e donna che osservano la luna, 1830-35 ca, Berlino, Nationalgalerie). Quadri con navi o altre imbarcazioni alludono egualmente al cammino dell’uomo attraverso il mondo e attraverso il tempo (Navi in porto di sera, 1829 ca, Dresda, Straatliche Kunstsammlungen).
Caspar David Friedrich, Autoritratto | Selbstbildnis | Self portrait, 1805 - 1809, Gesso nero su carta, cm. 22,6 x 18, Städtische Galerie Dresden, inv. n. 1977/k 391Anche gli avvenimenti politici di quegli anni di profondi rivolgimenti trovano un’eco nell’arte di Friedrich: la liberazione dal dominio napoleonico e la speranza di unificazione della nazione tedesca ne costituiscono il punto centrale. La « chasseur » nel bosco, 1813-14, Repubblica Federale Tedesca, proprietà privata), per esempio, venne recepito da contemporanei in chiave essenzialmente politica; nel Nel naufragio della « Speranza » (1823-24, Weimar, Staatliche Kunstsammlungen) si volle vedere simboleggiata la delusione per la mancata unificazione tedesca.

Friedrich non ebbe discepoli, ma solo pochi epigoni. Friedrich avviò una stagione artistica il cui connotato essenziale è una prepotente personalizzazione delle forme espressive, fenomeno che serpeggia in tutte le grandi correnti dei secc. XIX e XX, divenendo il nucleo stesso dell’attività artistica. Questa vigorosa originalità fece sì che , vivo ancora l’autore, la sua opera ricevesse le più disparate accoglienze, dall’ammirazione delirante (C. H. Brentano, Kleist e altri) fino al rifiuto totale, decretato per ragioni di principio (W. B. Ramdohr) in considerazione del suo pessimismo e della presunta mediocrità della sua pittura.

Nel tardo Ottocento Friedrich cadde in oblio, sostanzialmente perché la sua vena malinconica non si accordava con il mito positivistico del progresso. Lo riscoprì uno studioso norvegese, A. Aubert, che pubblicò le sue ricerche nel contesto di un lavoro dedicato a J. C. Dahl (1893-94).
Di lui, fuori dall’ambito germanico, ci si accorse solo dopo l’esposizione londinese del 1959 (The Romantic Movement). Nella sua patria, l’entusiasmo degli anni Venti e Trenta, stimolato dalle ricerche sull’espressionismo e sul surrealismo, si è rinnovato a partire dal 1970.
Gli argomenti addotti per motivare ideologicamente la sua fortuna fanno velo alla comprensione di un dato preliminare: L’adesione a Friedrich può scaturire solo da una autentica apertura verso i problemi esistenziali di fondo, dalla consapevolezza che la malinconia e stati d’animo affini sono dimensioni spirituali artisticamente feconde e da una particolare sensibilità per la minuziosa cura che contraddistingue la tecnica friedrichiana.

(autore: Claus Zoege von Manteuffel in Enciclopedia Europea, Aldo Garzanti editore, Milano, 1977)