Forio d'Ischia

Cabianca, Forio d’Ischia.png
Autore: 
Cabianca, Vincenzo (1827-1902)
Titolo: 
Forio d’Ischia
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1878)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su cartone
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
17,5 x 21
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto da Luigia Ferrari Cabianca, 1938
Identificativo: 
3545

Note storico critiche:

Il dipinto è uno dei frutti delle ricerche che Cabianca compì in seguito al suo trasferimento a Roma nel 1870, quando con Costa e altri pittori della Capitale, si muoveva per i paesi della Campagna Romana (Rocca di Papa, Palestrina) e del litorale laziale (Anzio, Terracina, Nettuno), partecipando ad alimentare quell'interesse nei confronti dell'idealizzazione del paesaggio che sarà uno dei tratti tipici della temperie simbolista romana a partire dalla metà degli anni ottanta e di cui il veronese fu considerato uno dei padri spirituali. L'interesse principale era sempre quello di andare alla ricerca di nuove ispirazioni luministiche e atmosferiche e questo spinse il pittore a recarsi anche nel meridione, come nel 1875 a Capri con Costa e nel 1878 a Forio d'Ischia, oppure a Perugia e Assisi, nel 1876, alla ricerca dei luoghi francescani che ispirarono anche una veduta del paesaggio spiritualizzante, nel 1877 e nel 1883 a Sestri Levante e nel 1879 a Porto Venere.
Forio d'Ischia è uno studio di luce al tramonto, costruito attraverso macchie strutturali che compongono le varie parti del dipinto, a cominciare dalle costruzioni in primo piano e al muro che con un originale taglio prospettico accompagna lo sguardo fino alla chiesa del Soccorso più definita rispetto alle altre componenti ma pur sempre caratterizzata dall'essenzialità dello stile del pittore, pronta a ricevere sulla superficie bianca le variazione luministiche del tardo pomeriggio. Maggiore libertà e spessore materico memore quasi di soluzioni romantiche e addirittura turneriane, è data dalla resa del cielo al tramonto, con le nubi che vorticano e si impastano con la luce vespertina creando effetti cromatici che vanno dall'arancio, al giallo, al bianco, al ceruleo.
Cabianca eseguì numerose vedute dell'isola, tra cui l'acquarello C'era una volta una chiesina in riva al mare dedicato a Nino Costa  e alcuni altri che apparvero alla retrospettiva che si tenne in occasione della III Biennale Romana del 1925.

(fonte: www.sigecweb.beniculturali.it)