Feuerbach, Anselm

Anselm Feuerbach, Autoritratto | Self-portrait [1875], Staatsgalerie Stuttgart
Cognome: 
Feuerbach
Nome: 
Anselm
Luogo di nascita: 
Spira
Data di nascita: 
1829
Luogo di morte: 
Venezia
Data di morte: 
1880
Nazionalità: 
Germania
Biografia: 

 

Anselm Feuerbach, dal 1845 al 1848 studiò presso l’accademia di Düsseldorf, ove fu allievo di Lessing, Sohn, Schadow e Schirmer poi frequentò a Monaco lo studio di Kaulbach. Nel 1850 soggiornò ad Anversa, e dal 1851 al 1854 a Parigi, subendo allora l’influsso di Courbet e soprattutto di Couture, come attesta, per il colore e la tecnica, la sua prima opera, Hafis davanti a una bettola (Mannheim, Kunsthalle). Dopo un soggiorno a Karlsruhe, partí nel 1855 per Venezia, formandosi sull’arte di Palma, Tiziano, Veronese; si recò quindi a Firenze e poi a Roma, ove il suo stile patetico e personale si affermò. Influenzato dal Rinascimento italiano, dipinse scene ispirate alla vita e alle opere di Dante, Ariosto, Petrarca e Shakespeare, composizioni su temi biblici, soggetti tratti dalla mitologia greca, e semplici dipinti di figure. Eseguí dal 1861 al 1865 numerosi ritratti della sua modella romana Nanna Risi, che corrispondeva al suo ideale di bellezza malinconica e severa (la Suonatrice di mandolino, 1865: conservato ad Amburgo). Le opere principali del suo soggiorno romano, che si prolungò fino al 1873, sono: Ifigenia (1862 e 1871: Darmstadt, Hessisches Landesmuseum, Stoccarda, Staatsgalerie), la Pietà (1863: Monaco, Schackgalerie), Hafis al pozzo (1866: ivi), Medea (1870: Monaco, Neue Pinakothek), il Convito di Platone (1869 e 1873: Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle, e Berlino, Nationalgalerie), e il Combattimento delle Amazzoni (1873: Norimberga, Kunsthaus). Dal 1873 al 1876 insegnò all’accademia di Vienna e decorò volte e soffitti dell’edificio che la ospita. Soggiornò poi a Norimberga e a Venezia. Influenzato dal Rinascimento veneziano dipinse nel 1878 il Concerto (già a Berlino, Nationalgalerie: distrutto). Oltre ai suoi quadri storici, ha realizzato paesaggi, ritratti e Autoritratti (1852 e 1878: Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle). Scopo del suo impegno era contrapporre alla pittura di storia, spesso banale ai suoi tempi, opere di piú alto significato, corrispondenti alla sua concezione austera. Colorista dotato, limitò deliberatamente la sua tavolozza a pochi toni, in generale freddi, conferendo invece la prevalenza al disegno; e preparò l’esecuzione delle sue piú incisive opere di grande formato mediante studi dal disegno straordinariamente accurato. La sua arte è segnata dalla sua cultura umanistica, che conferisce significato profondo al contenuto letterario delle opere, peraltro controbilanciato da un acuto senso della forma. Feuerbach venne scarsamente compreso dai contemporanei e praticamente non ebbe seguaci.

(fonte: Helmut Börsch-Supan [?] in Enciclopedia dell'Arte Einaudi)

 


 

Pittore tedesco, nato il 12 settembre 1829 a Spira, morto il 4 gennaio 1880 a Venezia. Negli anni 1845-48 studiò a Düsseldorf con F. W. Schadow, A. W. F. Schirmer e K. F. Sohn; nel 1848-50 a Monaco di Baviera. Decisivi per la sua arte furono gli anni 1851-53 a Parigi, dove conobbe le opere di G. Courbet e dove soprattutto trovò il suo maestro in T. Couture. Caratteristico del primo periodo parigino il quadro in Mannheim, Hafis davanti alla bettola (1852), del secondo La morte dell'Aretino (1854), a Karlsruhe. Nel 1855 il Feuerbach si recò a Venezia, nel 1856 a Roma, dove si trattenne fino al 1873 e dove la sua arte acquistò quella piena indipendenza, che le era mancata finora. Nelle modelle Nanna Risi (1860-69) e Lucia Brunacci (dal 1865) trovò quel tipo ideale che cercava per le sue figurazioni femminili, quali le ritroviamo poi in tutte le sue grandi composizioni. Caratteristiche per questo periodo sono le varie composizioni su Medea, il Convito di Platone, La battaglia delle Amazzoni, ecc. Dipinse anche un gran numero di ritratti di una fattura molto libera e quasi impressionista. Le condizioni del Feuerbach a Roma furono quasi disperate, finché il conte Schack di Monaco di Baviera non gli ebbe dato delle ordinazioni. Ma anche più tardi il Feuerbach non acquistò mai l'amore del pubblico. Benché chiamato nel 1873 all'Accademia di Vienna, la critica ostile non s'acquietò finché non riuscì ad allontanarlo dopo tre anni d'insegnamento. Per rimettere la sua salute scossa si recò a Venezia dove invece poco dopo morì. La posizione del Feuerbach nell'arte tedesca è completamente isolata. La tragicità della sua natura e della sua arte trova un'espressione commovente nei suoi scritti che appartengono alla più pregevole letteratura tedesca del sec. XIX.

(fonte: Fritz Baumgart in Enciclopedia Italiana Treccani [1932])