Famiglia Banti

Giovanni Boldini, Famiglia Banti
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Famiglia Banti
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (anni 1860)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
29 x 22
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Vendita, Blindarte, Napoli, asta 80 - Dipinti XIX - XX Secolo, Dipinti Antichi, 24 novembre 2016, lotto 67, venduto per €18.600,00.

Mostre:

  • Roma, Galleria nazionale d’arte moderna, Mostra dei Macchiaioli, maggio - ottobre 1956.

Bibliografia:

  • F. Geraci, Artisti scomparsi: Giovanni Boldini, in “Emporium”, vol. LXXIII, Bergamo 1931, p. 68.
  • E. Cecchi, Pittura italiana dell’ottocento, Hoepli, Milano 1938, tav. 109.
  • O. Bariè, L’Italia nell’ottocento, Torino 1964, p. 169.
  • E. Cardona - R. De Grada - E. Piceni, Boldini, Milano 1964, p. 203.
  • E. Cardona - R. De Grada - E. Piceni, Boldini, Milano 1966, p. 164.
  • G. Matteucci,Cristiano Banti, Firenze 1982, n. 22, p. 165.
  • P. Dini, Boldini macchiaiolo, Allemandi, Torino 1989, p. 84, tav. VI.
  • P. Dini - F. Dini, Giovanni Boldini (1842-1931). Catalogo Ragionato, Torino 2002, vol. III, n. 55.
  • Dario Cecchi in La vita sociale della nuova Italia 3 - 1962 - pag. 25.
  • Emilio Cecchi, La raccolta del Duca di san Donato di Napoli, Milano 1930, illustrato a colori.

Note:

Reca sul retro la seguente scritta “Il qui rappresentato dipinto è opera di Giovanni Boldini ed è appartenuto alla raccolta di Cristiano Banti e rappresenta Cristiano Banti, Leopolda sua moglie ed i figli Alaide e Leonetto. Leon Marcello Banti”.
Leon Marcello Banti, nipote di Cristiano Banti, era nato nel 1880 e pertanto non potè avere diretta esperienza di quei fecondi anni sessanta dell’Ottocento che videro Boldini intimo della casa del suo mecenate, il più anziano e facoltoso pittore macchiaiolo Cristiano Banti; egli attinge tuttavia alla memoria storica della famiglia e le sue dichiarazioni sono molto attendibili.
Ha fatto successivamente parte della Raccolta del Duca San Donato di Napoli ed è passato in vendita con quella raccolta alla Galleria Pesaro di Milano nel 1930. Ha fatto parte della collezione La Rocca di Roma che lo ha prestato per la mostra temporanea di Roma del 1956 dedicata ai Macchiaioli e curata da Palma Bucarelli e Giovanni Carandente per conto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. si riferisce a questa esposizione il cartellino ancora oggi visibile a tergo del dipinto.
Il dipinto è venduto con una comunicazione scritta di Francesca Dini che conferma che “La Famiglia Banti” è opera autentica e pregevole di Giovanni Boldini e come tale è stata riprodotta nel catalogo ragionato dell’artista. La dichiarazione apposta a tergo della presente tavoletta da Leon Marcello Banti, nipote di Cristiano Banti, situa indiscutibilmente la realizzazione di questo brillante studio in seno alla famiglia del pittore macchiaiolo che fu il primo protettore del giovanissimo Boldini, nonchè suo assiduo corrispondente per tutta la vita. La famiglia Banti fu inoltre depositaria di molte opere del periodo macchiaiolo di Boldini, opere che il ferrarese per così dire dimenticò, una volta stabilitosi a Parigi. I figli di Banti, una volta scomparso nel 1904 l’autorevole genitore, fecero tesoro della messe di studi boldiniani che si trovavano nella loro principesca dimora e cominciarono a venderli ora a singoli collezionisti come Enrico Checcucci e il di lui amico Duca di San Donato, ora in pubbliche vendite all’asta a Firenze e a Milano. Questo intenso studio, sebbene condotto con fare sommario, ha tutte le caratteristiche stilistiche dell’arte del maestro ferrarese capace come pochi altri di evidenziare, con veloci e sapienti pennellate, il senso del tempo e dello spazio nel quale si situa la deliziosa scenetta, ambientata quasi certamente nella villa medicea Il Barone di Montemurlo, presso Firenze, con la Signora Banti alla spinetta e i bambini che giocano disegnando su grandi fogli di carta, mentre il capo famiglia sembra estraniarsi per guardare fuori dalla grande finestra. Le fisionomie potentemente “accennate” sono tanto espressive da saper restituire ancor oggi il senso del loro sereno interagire.

(fonte: Catalogo della vendita Blindarte di cui sopra)