Due dame in costume settecentesco al pianoforte

Boldini, Due dame in costume settecentesco.jpg
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Due dame in costume settecentesco al pianoforte
Altri titoli: 
Vecchia canzone
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1871
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
30,5 x 39
Annotazioni: 
Firma e data in basso a sinistra: G. Boldini 1871
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Parigi, collezione Goupil.
  • Montecatini Terme, collezione Bentivegna.
  • Vendita, Porro & C., Milano, Palazzo Durini, asta 35, 9 maggio 2007, lotto 41, invenduto.
  • Vendita, Porro & C., Milano, asta 61 - Dipinti e disegni antichi e del XIX secolo), 23 novembre 2010, invenduto.

Mostre:

  • Padova, Palazzo Zabarella, Boldini, 15 gennaio – 29 maggio 2005, n. 30 (etichetta al retro).
  • Boldini nella Parigi degli Impressionisti, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 20 settembre 2009 – 10 gennaio 2010.
  • Giovanni Boldini in Impressionist Paris, Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown, Massachusetts, USA, 14 febbraio - 25 aprile 2010.

Bibliografia:

  • B. Doria, Giovanni Boldini. Catalogo generale degli Archivi Boldini, Rizzoli, Milano 2000, n. 45
  • P. Dini, F. Dini, Giovanni Boldini. Catalogo ragionato della pittura a olio con un’ampia selezione di pastelli e acquerelli, Umberto
    Allemandi & C., Torino 2002, vol. I, p. 149; vol. III, tomo I, cat. 134.
  • Boldini, catalogo della mostra, a cura di F. Mazzocca e C. Sisi, Marsilio, Venezia 2005, pp. 118-119.

Commento:

Prima della grande retrospettiva padovana del 2005, il dipinto era noto solo attraverso una fotografia antica in bianco e nero rinvenuta da Piero Dini fra le carte di Casa Banti (ora in Archivio Dini) durante le ricerche da lui condotte per la stesura del catalogo ragionato dei dipinti dell’artista ferrarese. La fotografia era stata inviata da Parigi dallo stesso Boldini all’amico presumibilmente nei primi mesi del 1872 come testimonia una sua lettera del 20 dicembre 1871 in cui viene narrata la genesi del dipinto: “Io avevo incominciato l’altro giorno così scherzando una figura con la mia amante, lo scherzo è andato a finire sul serio e pare che riesca divinamente, anzi la mia talmente meglio cosa per colore che Goupil è venuto e l’ha comprato per tre milla [sic] franchi, quando sarà finito t’invierò una fotografia”. Questo garbato “scherzo” pittorico, di cui esiste una versione analoga nota con il titolo di Vecchia canzone (Dini-Dini, 2002, III, cat. 135), raffigura un interno riccamente arredato con due dame in abito settecentesco impegnate a intonare alla spinetta una canzone, e un cicisbeo che, in disparte, è dedito all’ascolto. La ricchezza della materia pittorica, l’eleganza dei dettagli delle stoffe e degli arredi, come pure l’abilità di mano testimoniano molto bene l’indirizzo à la mode seguito – anche su consiglio del mercante Goupil – da Boldini dopo il suo definitivo trasferimento a Parigi nell’ottobre del 1871. Dal punto di vista stilistico, il nuovo indirizzo imponeva di percorrere una strada già ampiamente battuta sin dagli anni quaranta da Ernest Meissonier e in epoca più recente dallo spagnolo Mariano Fortuny. Dal punto di vista collezionistico, imponeva invece di assecondare il gusto della classe imprenditrice, emergente e in cerca di una convalida sociale del primato economico già conseguito, in una sorta di sana competizione con il tradizionale collezionismo dei ceti aristocratici: di qui quella mania per il Settecento e il vagheggiamento per lo stile di vita elegante di quell’epoca, popolata da dame, cicisbei e amatori d’arte. D’altro canto, l’esigenza di verosimiglianza di questo particolare filone dell’arte che pure affondava le sue radici nel Positivismo, portava all’esattezza “scientifica” delle ricostruzioni scenografiche e dei costumi, semplificate dall’uso dei repertori. Dopo poche settimane dal suo arrivo nella capitale francese, Boldini si avviava dunque con questo raffinato dipinto a soddisfare le richieste di una classe di imprenditori-collezionisti, soprattutto americani, allevati al gusto di Messonier e di Fortuny. Fu il passepartout dei suoi primi successi.