Donne sotto la neve al Carrobbio

Mosè Bianchi, Donne sotto la neve al Carrobbio
Mosè Bianchi, Donne sotto la neve al Carrobbio
Mosè Bianchi, Donne sotto la neve al Carrobbio [dettaglio]
Autore: 
Bianchi, Mosè (1840-1904)
Titolo: 
Donne sotto la neve al Carrobbio
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (seconda metà del XIX secolo)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola ottagonale
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
45 x 56
Annotazioni: 
Firma in basso a destra: MBianchi
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Collezione privata, Verona.
  • Vendita, Bibliopathos Auctions, Verona, asta Macchiaioli, Ottocento & Novecento, 15 dicembre 2015, lotto 7, invenduto.

Bibliografia:

  • U. Nebbia, Mosè Bianchi, Busto Arsizio, 1960.
  • AA. VV., Mosè Bianchi e il suo tempo, Monza, 1987.
  • P. Biscottini, Mosè Bianchi, Motta, 2004.

Commento:

La tavola appartiene ad una serie di vedute di Milano, tra le migliori realizzazioni della maturità, come Milano sotto la neve, Periferia milanese lungo il Naviglio e Cavalcando, un tramonto sulla darsena di Porta Ticinese. L'opera ha grande prossimità compositiva con la piccola tavola autunnale della Vecchia Milano (1890), ora nella collezione della Fondazione Cariplo, della quale è il prosieguo ideale.
Il Carrobbio a Milano è la parte parte conclusiva di via Torino, all'incrocio con corso di Porta Ticinese. Il termine deriva dal latino quadrivium, che indicava appunto un incrocio; con la volgarizzazione della lingua il termine si trasformò prima in quadruvium, quindi in carruvium e finalmente carrobbio ampliando il suo significato per comprendere i luoghi con intenso traffico di carri.
«Una delle parti più squallide e desolate» di Milano: così Manzoni ricorda il Carrobbio, ancora nel 1630. Zona popolare lo era stata da sempre: attorno alle mura abitavano i più poveri, gli “irregolari”, quelli senza fissa dimora; ci bivaccavano i soldati; ci si aggiravano le prostitute.
Nella vicina piazza si trovava anche una famosissima osteria, soprannominata dei Tre Scanni. I sedili erano riservati ai tre prelati d’alto bordo che, il giorno della Befana, dovevano portare la pesantissima urna che conteneva le reliquie dei Re Magi, prima ancora che il Barbarossa se la portasse a Colonia. Così, arrivati stanchi sfiniti dal Duomo, i tre monsignori si fermavano nella celebre bettola con tutto il seguito per riprendere fiato, bagnarsi la gola con qualche bicchiere di buon vino, scambiare quattro chiacchiere e proseguire il cammino.
La trattoria esisteva ancora nel secolo scorso. Nell’agosto del 1943 il Carrobbio fu sconvolto dai bombardamenti.

(fonte: Catalogo della vendita, Bibliopathos Auctions, Verona)