Donna con cappello

Giovanni Boldini, Donna con cappello
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Donna con cappello
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1905 - 1910 circa)
Classificazione: 
Disegno
Tecnica e materiali: 
Acquerello e matita su carta
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
49 x 35,5
Annotazioni: 
Firma in basso a sinistra: Boldini
Luogo di conservazione: 
Galleria Antonacci Lapiccirella - A F Fine Art, Roma

Provenienza:

  • Collezione privata, Parigi.

Note:

L’acquerello con doppio ritratto di donna cattura nelle trasparenze del colore, steso con gesto rapido e conciso, una immagine femminile dal carattere spigliato e moderno. Il foglio presenta sul recto e sul verso due ‘impressioni’ che possono forse riferirsi alla medesima figura di donna, còlta in un duplice atteggiamento: a mezzo busto e di profilo, ancora adorna del soprabito e con la bella testa calzata da un cappellino piumato, sul lato che riporta la firma dell’artista; mentre dall’altro lato è ripresa a figura intera e più da lontano, semi svestita, seduta in posa frontale con le lunghe gambe accavallate e lo sguardo diretto verso l’osservatore. Entrambe le immagini vivono di una estrema sintesi nella deposizione del colore – un bruno seppia quasi monocromo, tranne i tocchi di rosso della rosa appuntata sull’abito e il corallo delle labbra – in una tessitura leggera di macchie fluide e di segni più scuri e marcati, tracciati con decisione per lasciare emergere dal bianco della carta, per contrasto, la forma del corpo femminile come ‘sgusciata’ dalla luce.
L’uso dell’acquerello è per Boldini estremamente libero nel segno e nella sovrapposizione della pennellata, ma proprio per questo estremamente sapiente, più orientato alla stenografia dell’immagine attraverso tocchi e poggiature veloci che alla stesura coprente per velature successive, in una modalità di estemporanea di registrazione del vero che già altri illustri “pittori della vita moderna” sullo scenario parigino avevano impiegato: per esempio Costantin Guys, o Édouard Manet.
Giovanni Boldini presentò nelle occasioni espositive ufficiali le proprie opere maggiori, ad olio o a pastello, mentre conservò gelosamente nelle cartelle del proprio atelier le migliaia di disegni di studio vergati su ogni tipo di supporto e i molti acquerelli, schizzati spesso come brevi appunti presi sul vero, sia ritraendo la figura, sia cogliendo alcune impressioni di paesaggio. Tali carte ebbero circolazione unicamente tra gli amici dell’artista, venendo regalate talvolta dal pittore a conoscenti intimi, in segno di particolare condivisione. Essi però rappresentarono un vero e proprio ‘serbatoio’ di invenzioni e di immagini per il pittore, che sovente attinse ai disegni e alle altre opere su carta per lo sviluppo di soluzioni compositive dei dipinti maggiori. Tra acquerelli e dipinti ad olio, a volte, è infatti possibile cogliere la relazione che sussiste tra studio preliminare e realizzazione finale, anche se niente in Boldini ci può ricordare l’uso tradizionale di una pratica, e nel riuso del disegno o di uno schizzo ad acquerello non troveremo corrispondenze puntuali con l’opera ad olio, ma solo la traccia di un incipit nel processo creativo. Dopo l’esperienza della “macchia”, coincidente con la sua dimora in Toscana negli anni Sessanta, e dopo il periodo parigino attratto dai virtuosismi di tocco alla Fortuny o alla Meissonier, in una produzione di scene di genere in costume, aderendo alla voga neo-settecentesca e all’illustrazione di scene di vita contemporanea, la parte preponderante della produzione del pittore dopo il 1890 veniva identificandosi con la sua attività di ritrattista della società dorata della Belle époque, sull’esempio di artisti come John Singer Sargent. Ma Boldini elevò tale ruolo e funzione ad un livello mai prima raggiunto nella fusione del proprio stile di vita con quello dei propri modelli. Al tempo stesso egli reinterpretava molto liberamente ogni immagine attraverso la propria indistinguibile ‘maniera’, non allentando mai la capacità di immedesimazione con il proprio soggetto, di cui offriva immagini esuberanti, al limite della espressività della caricatura, e ne veniva patinando l’aspetto. Egli affinava così diversi ‘tipi’ di ritratto: la moda femminile con la varietà delle fogge degli abiti e delle occasioni per cui venivano indossati dettava un livello per certi aspetti standard di definizione, da lui utilizzato per conferire al ritratto originalità formale e cromatica, nella sua personalissima cifra stilistica. Le pose, studiate per esaltare la fisicità e il carattere del personaggio, erano spesso pose instabili o dinamiche, così da esercitare una particolare presa sul riguardante. La rappresentazione della figura e dell’ambiente, poi, includeva parti meno definite rispetto al fuoco ottico del quadro, ma tali ‘sprezzature’, coincidenti con l’assenza di una forma conclusa, risultavano intense e suggestive, richiamando ad una fruizione attiva lo spettatore, che con il suo sguardo era obbligato a ‘tuffarsi’ letteralmente nel groviglio dinamico delle pennellate gestuali e nelle densità cromatiche, attratto e sedotto da tale gioco di acuta definizione e al tempo stesso di arguta sottrazione formale. Per Boldini, sia che il ritratto identificasse un personaggio dell’alta società internazionale fortemente caratterizzato dal suo status, o piuttosto una figura appartenente al démi-monde parigino, la donna rappresentò sempre, attraverso la sua singolare bellezza ed il suo fascino magnetico, una inesausta forza vitalistica, un valore anticipatore di modernità, proprio perché essa per l’artista era la protagonista assoluta del tempo presente, ed era lei che animava il dinamismo della società.
Il nostro Ritratto di donna con cappello offre il motivo della bella in abito da giorno, vòlta di profilo, e come protesa verso un richiamo esterno. L’acquerello risulta da un addensarsi rapido di pennellate liquide che compongono intorno alla figura femminile zone di macchie ribattute, stese liberamente intorno al candore del collo e del volto per far risaltare il profilo minuto e gentile. Il nudo sul retro del foglio rende ancor più l’idea di quale livello di essenzialità raggiungesse Boldini nei suoi studi estemporanei. La figura, vestita solo di bionde ombre liquide, ha la sintesi di un’ideogramma: si notino le lunghissime gambe, definite da virgole seducenti di colore, e come la carne della donna coincida con lo spazio bianco della carta, una pura impronta mobile di luce. Il doppio ritratto racchiude così tutte le qualità del Boldini più smaliziato: raffinata eleganza e gioco pittorico divertito, in una sintesi decorativa al limite dell’astrazione.

(fonte: Monica Vinardi in Catalogo Galleria Antonacci Lapiccirella - A F Fine Art, Roma)