Donna in abito a righe

Manet, Donna in abito a righe | Femme en robe rayée | Woman in striped dress
Manet, Donna in abito a righe | Femme en robe rayée | Woman in striped dress
Autore: 
Manet, Édouard (1832-1883)
Titolo: 
Donna in abito a righe
Altri titoli: 
Femme en robe rayée
Woman in striped dress
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1877-1880 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
174,3 x 83,5
Luogo di conservazione: 
Solomon R. Guggenheim Museum, New York, NY, USA
Acquisizione: 
Dono di Justin K. Thannhauser, 1978
Identificativo: 
78.2514.28

Commento:

Nel 1865 Edouard Manet scioccò il pubblico di Parigi al Salon con la sua Olympia (1863), uno sfrontato ritratto di una prostituta sdraiata sul letto, nuda ad eccezione di un paio di pantofole ed una collana. Pur non essendo un tema impopolare nela pittura francese del XIX secolo, raramente una cortigiana era stata ritratta con tanta onestà. L'artista provocò uno scandalo simile quando il suo Nana (1877), raffigurante una giovane civettuola donna seminuda che si incipriava il naso di fronte ad un impaziente cliente, fu esposto in una vetrina sul boulevard des Capucines. L'attenzione di Manet per un motivo convenzionalmente associato con la pornografia riflette il suo desiderio di rendere sulla tela le verità della vita moderna. Era un tema che simboleggiava la modernità per molti artisti e scrittori della fine del XIX secolo, tra cui Edgar Degas e di Emile Zola, che hanno dedicato il loro lavoro a rappresentare realisticamente le modificazioni delle strutture di classe e dei costumi della cultura francese. Immagini di cortigiane si possono trovare in tutta l'opera di Manet; Davanti allo specchio [1876, Solomon R. Guggenheim Museum, New York] è pensato per essere tale, iconograficamente correlato a Nana, ma più spontaneo nell'esecuzione. Le vigorose pennellate dell'artista conferiscono un'aria di immediatezza al quadro. Come in Nana, la donna in corsetto qui rappresentata ammira il suo riflesso in uno specchio, ma questa è una scena estremamente privata, la donna, nella contemplazione silenziosa della sua immagine, è girata di spalle allo spettatore. Lo sforzo di Manet nel catturare il sapore della società contemporanea è esteso a ritratti di bariste, musicisti di strada, straccivendoli e altri parigini medi che erano i soggetti preferiti della letteratura popolare illustrata. Dal momento che il soggetto della Donna in abito a righe non è identificato, l'ipotesi che potrebbe trattarsi dell'attrice francese Suzanne Reichenberg resta una pura congettura, si è tentati di vedere questo ritratto come la restituzione di Manet di un tipo: la affascinante donna borghese di Parigi, completa di ventaglio giapponese. Entrambi i dipinti esemplificano l'uso che fa Manet di apparentemente improvvisati, facili pennellate che enfatizzano la bidimensionalità della tela e contemporaneamente definiscono forma e spazio. Dal nostro punto di vista, per Manet è meno importante la scelta del soggetto rispetto alla tensione tra superficie e soggetto, in cui il dipinto stesso rischia di dissolversi in modelli decorativi, il che definisce la sua opera come tipicamente moderna.

(fonte: Nancy Spector, Solomon R. Guggenheim Museum, New York)