Dietro le quinte

Max Beckmann, Dietro le quinte | Hinter der Bühne | Backstage
Autore: 
Beckmann, Max (1884-1950)
Titolo: 
Dietro le quinte
Altri titoli: 
Hinter der Bühne
Backstage
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
1950
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
101,5 x 127
Luogo di conservazione: 
Staedel Museum, Frankfurt am Main, Deutschland
Acquisizione: 
Acquistato con mezzi messi a disposizione dalla Città di Francoforte sul Meno, dalla Hessische Kulturstiftung e dalla Dresdner Bank, 1989
Identificativo: 
SG 1268

Note:

Il sipario è calato per sempre. Uno sguardo dietro le quinte rivela uno spazio irreale, da palcoscenico, di grande profondità. Numerose uscite conducono nel buio e nell'indeterminato. Corona, spada, lancia e anelli - citazioni familiari del mondo pittorico del pittore - sono disposti in modo apparentemente arbitrario. È l'ultimo quadro di Beckmann su cui stava lavorando il giorno prima della sua morte a New York: una metafora della fase della vita da cui il pittore si è ritirato. Tutto è tranquillo, non si vede anima viva, la candela si è spenta, gli oggetti di scena sono stati posati per sempre.


Der letzte Vorhang ist gefallen. Der Blick hinter die Kulissen zeigt einen unwirklichen, bühnenartigen Raum von großer Tiefe. Zahlreiche Ausgänge führen ins Dunkle und Unbestimmte. Krone, Schwert, Speer und Ringe – vertraute Zitate aus der Bildwelt des Malers – sind scheinbar willkürlich arrangiert. Es ist das letzte Bild Beckmanns, an dem er noch einen Tag vor seinem Tod in New York arbeitete: eine Metapher für die Lebensbühne, von der sich der Maler zurückgezogen hat – es ist still geworden, der Raum menschenleer, die Kerze ist erloschen, die Requisiten sind für immer abgelegt.


The curtain has fallen for good. A look behind the scenes reveals an unreal, stage-like space of great depth. Numerous exits lead into an indeterminate darkness. Crown, sword, spear and rings – familiar quotations from the artist’s pictorial world – are in an apparently arbitrary jumble. It is Beckmann’s last painting, the one he was still working on the day before his death in New York: a metaphor for the stage of life from which the painter has withdrawn. All is quiet, not a soul is to be seen, the candle has gone out, the props have been set down forever.

(fonte: Städel Museum, Frankfurt am Main)