Delleani, Lorenzo

Ritratto fotografico di Lorenzo Delleani
Cognome: 
Delleani
Nome: 
Lorenzo
Luogo di nascita: 
Pollone (Biella)
Data di nascita: 
1840
Luogo di morte: 
Torino
Data di morte: 
1908
Nazionalità: 
Italiana
Biografia: 

 

Lorenzo Delleani, formatosi nel clima storicistico dell’Accademia Albertina con l’Arienti, Gamba e Gastaldi, nella sua produzione ufficiale fino all’80 circa si attiene alle tematiche della pittura di storia dei salons e delle esposizioni nazionali, con composizioni stereoscopiche ed affollate (nel salon del ’74 a Parigi espone Sebastiano Veniero presenta al Doge Manin i prigionieri della battaglia di Lepanto e nel ’78 Regate a Venezia nel secolo XVI; all’esposizione di Torino dell’80 presenta A Caterina Grimani, Dogaressa nel dí idell’incoronazione il Corpo delle Arti offre ossequi e doni).
All’impronta eclettica che coniuga verismo di genere e ricostruzione storica in costume, fa seguito, negli anni ’80, una piú decisa adesione alle tematiche realistiche e alla pittura di paesaggio presentando nel 1861 a Milano Quies.
L’interesse per la riproduzione obiettiva, già presente nell’opera I Musei (1871: Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna), è ripresa nella versione analitico-descrittiva del naturalismo con tematiche folklorico-regionali, comuni a tanta produzione degli anni ’80 (La processione a Fontainemore, 1882; In montibus sanctis, 1884: Asti, Museo civico; Oranti in coro, 1902) e nell’obiettività fotografica del piú tardo Il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio e i fondatori della Fiat (1899: Torino, Centro storico Fiat).
Riprendendo tematiche veristiche già affrontate nel Torello (1878), la ricerca pittorica di Delleani si precisa nell’impasto, tendendo al risalto dei contrasti cromaticí (Bue squartato, 1881: Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna; studio da Rembrandt), ed arricchendosi, dopo il viaggio con Camerana in Olanda (1883), di una vasta gamma di toni grigi (Mulino a Leyden, 1883).
Insieme a soggetti di genere (Scena araba, Scuola di cucito, ed a sfondo sociale: La terra), a descrizioni di effetti di luce suggestivi vicini ai cliché poetici del Camerana (Imminente luna, 1883: Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna; Il canto del crepuscolo, 1892), la sua vena realistica, meno soggetta ad esigenze di finitezza compositiva e tematica, si esplica in piccole tavole e in paesaggi come Brughiera in fiore (1880: Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna; Campagna, 1888: ivi), in cui il taglio ad effetto dell’immagine, il tocco pastoso ed abbreviato, a «tinte staccate» (Il trenino, 1883: ivi), dà risalto all’istantanea impressione della natura, piú volte ritratta nel Biellese, Cuneese e Monferrato, in immagini che restano tuttavia ancorate ai limiti del bozzetto d’impressione.

(fonte: Serenella Rolfi - Storia dell’arte Einaudi)

 


 

Lorenzo DelleaniLorenzo Delleani, terzo figlio di Agostino, "misuratore competente" nel Corpo reale del genio civile, e di Maddalena Billotti, nacque a Pollone Biellese il 17 gennaio 1840.
Iniziò gli studi presso il collegio di Saint-Jean-de-Maurienne, dove rivelò una particolare sensibilità per la musica e lo strumento del violino; sarà uno zio materno, Pietro Antonio Billotti (1792-1878), a stimolare il suo interesse per la pittura (pittore sarà pure il fratello minore Cesare).

Nel 1854, quindi, il Delleani si iscrisse all'Accademia Albertina di Torino dove fu allievo di E. Gamba, e l'anno dopo la mostra della Società promotrice di belle arti torinese vide il suo esordio con l'acquarello Testa di vecchio (coll. priv., Torino; Dragone, 1974, n. 2). Tra il 1858 e il 1863 i suoi studi proseguirono sotto la guida di C. Arienti e di A. Gastaldi, alla cui morte, nel 1889, il Delleani tenterà di prenderne il posto per la cattedra di pittura (vincerà, tuttavia, il concorso G. Grosso).

Il giovane artista si era già guadagnato consensi di critica con opere di soggetto storico, piuttosto tradizionali nell'impianto formale, come, ad esempio, Episodio dell'assedio di Ancona (coll. fam. Delleani, Torino), esposto alla Promotrice del 1860, e Ulisse riconosciuto dal suo vecchio cane Argo (olio su tela, ubic. ignota; Dragone, 1974, n. 25), presentato al concorso promosso dalle scuole di pittura del capoluogo piemontese. Nel 1863 si aggiudicò, con Studio di figura dal vero rappresentante Sordello (ubic. ignota; ibid., n. 28), il primo premio di lire 300 offerto dall'Albertina e l'anno seguente il suo Cristoforo Colombo in catene entrò nella collezione del duca d'Aosta (olio su tela, Genova, Civica Galleria d'arte moderna; dell'opera esiste anche il bozzetto ad olio in coll. priv., Torino; ibid., n. 33).

I dipinti fin qui citati - soltanto i più significativi di una produzione che già si rivela in tutta la sua fecondità - sono caratterizzati da un tono generale decisamente accadernico-romantico, organizzati secondo tagli scenografici: interni, ricostruiti conformemente all'epoca storica considerata, con protagónisti in primo piano, "attori" su un palcoscenico che non sempre riesce ad essere qualitativamente convincente.

Nel frattempo gli interessi del Delleani mossero verso soggetti paesaggistici e tesero a uscire dallo spazio accademico: sono del 3 febbraio 1868 (quasi tutte le opere del pittore recano la firma e la data completa) il primo studio di paesaggio en plein-air (coll. fam. Delleani, Torino) e l'olio Ai bagni (forse da identificarsi con Spiaggia presso Genova, coll. priv., Torino; Dragone, 1974, n. 53), dai quali emerge, come ulteriore elemento di riflessione, la predilezione dei pittore per brani di vita quotidiana affrontati con un tocco ancora omogeneo, disteso, da pittura accademica; solo nei bozzetti, e proprio per il loro carattere sintetico, è possibile notare una maggiore spumosità della materia.

Alla fine del sesto decennio il Delleani era inserito nella vita culturale di Torino: iscritto a L'Acqua forte, società d'artisti italiani nel marzo 1869, partecipò alla redazione del suo statuto (cfr. L'arte in Italia, Torino 1868, pp. 49, 53; l'ampia documentazione ed il regesto delle incisioni in Dragone, 1974); era legato da amicizia al poeta G. Camerana, socio onorario dell'Accademia, commissario presso la stessa istituzione (dal 1870). Sempre più interessato a tematiche d'intonazione verista, egli affiancò la sua produzione con approfonditi studi "sul campo": nel 1873, dopo un periodo trascorso a dipingere nei dintorni di Torino, si recò a Venezia, dove tornò ancora nel 1876. Era l'occasione per assimilare modi e inflessioni di pittori come Tiziano, Veronese, Tintoretto, le cui vibràzioni cromatiche e calde luminosità tornano con insistenza in quelle opere del Delleani databili alla metà degli anni Settanta (le vedute, le opere in costume).

Acquistano spazio nella sua attività le piccole tavole con paesaggi spigliati, costruiti da pennellate veloci, ma, nel contempo, rimangono le tematiche storiche, arricchite anche da soggetti esplicitamente orientaleggianti, come Tappeti da vendere (1880, olio su tavoletta, Cassa di risparmio di Biella), Fuciliere arabo a cavallo, di schiena (1881, olio su tavola, Museo egizio, Torino), lavori che rivelano un Delleani incapace di sfuggire al fascino dell'esotismo dilagante in quello scorcio dell'Ottocento. E un esotismo filtrato attraverso la mediazione delle opere di Domenico Morelli, presenti alla IV Esposizione nazionale di Torino (quella mostra che, nel 1880, avrebbe, secondo l'agiografia delleaniana, determinato, sotto l'influenza di dipinti di G. De Nittis, la sua "conversione" al paesaggismo, con il conseguente abbandono del tema storico e di una pittura rifinita in senso accademico), e affrontato ancora con un pizzico di romanticismo (Scena araba, olio su tavola, coll. Soc. Edison, Milano: Brizio, 1940, pp.30 s.). E non mancano le scene di genere, come quel Bue squartato (olio su tavola, 1881, coll. Rubino, Torino [attualmente GAM Torino]), che trattiene suggestioni di un Seicento tutto rembrandtiano: gli impasti sono grumosi, stesi a piccole spatolate, quasi tasselli di un geometrico mosaico, il colore è impastato di luce e definisce autonomamente i volumi e la profondità.

Momento significativo nell'ambito della ricerca del pittore fu il suo viaggio in Olanda, nel 1883, con G. Camerana che sarà suo compagno di nuovo in Svizzera nel 1892: indelebili rimangono le impressioni di quell'esperienza, una commistione di vividi ricordi paesaggistici e di suggerimenti ricavati dai maestri antichi (Rotterdam, 1883, olio su tavola; Dragone, 1974, p. 136, n. 370).

Feconda fu la sua produzione di tavolette, ma anche di tele di formato maggiore; i soggetti variano - dai dintorni di Oropa, al lago del Mucrone, ai prati di Pollone Biellese, alle processioni religiose (queste d'intonazione michettiana), alle vedute liguri - e tendono ad abbandonare in modo progressivo, senza cioè brusche inversioni di rotta, il filone storico, sempre più isterilito, sempre meno rispondente alle esigenze e alle sollecitazioni interiori del pittore. Il nome del Delleani ricorre come autore di ceramiche a gran fuoco presentate alla III Esposizione nazionale italiana del 1877 tenuta a Napoli (Esposizione naz. 1877, pp. 3, 35) e tra gli ideatori della Festa dei fiori, organizzata per il carnevale del 1891 al Circolo degli artisti: in quell'occasione decorò con altri amici la "sala delle rose" nelle forme di un parco Luigi XIV (La festa al Circolo..., 1891). Ancora nel 1891 il Delleani espose In pieno maggio (olio su tela, 1891; Dragone, 1974, n. 928) alla I Triennale di Milano e partecipò alla Mostra internazionale di Berlino con Ombre secolari, un olio che nel 1884 era stato acquistato per la Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. Fu invitato alla I Biennale veneziana del 1895, manifestazione cui partecipò puntualmente fino al 1907 compreso. Due suoi quadri, non ben identificabili (cfr. ibid., nn. 1507 s.), furono esposti, nel 1900, nella sezione del Club alpino italiano alla Mostra universale di Parigi.

L'anno successivo, il Delleani era nel comitato promotore per l'Esposizione internazionale di arte decorativa moderna che si tenne a Torino nel 1902: accanto al suo, figurano i nomi di A. Reycend, G. Camerana, E. Thovez, L. Bistolfi. Quest'ultimo, amico sincero del Delleani, autenticherà, dopo la morte dei pittore, la veduta di Cuneo dalla Madonna della Riva come "ultima opera di Lorenzo Delleani" (ibid., n. 1976). Sempre al Bistolfì si debbono un ritratto in gesso (ubic. ignota; ibid., p. 466; Bistoffi 1859-1933 [catal.], 1984, p. 250) e la lapide per il monumento nel cimitero di Pollone Biellese (ibid., p. 237).

Il Delleani morì a Torino il 13 novembre 1908.


Fonti e Bibliografia:

Fonte importante per la bibl., schedatura delle opere e regesto biografico è Dragone, 1974; ma v. anche Esposiz. naz. di belle arti (catal.), Napoli 1877, pp. 3, 35; La festa al Circolo degli artisti, in Gazz. piemontese, 8-9 febbr. 1891; A. Stella, Pittura e scultura in Piemonte 1842-1891, Torino-Roma-Milano-Firenze-Napoli 1893, pp. 326-32; V. Pica, L'arte europea a Venezia, Napoli 1895, p. 174; G. Camerana, A L. D., in L'Arte all'Espozione del 1898, fasc. 3, gennaio 1898, p. 22; V. Pica, L'arte mondiale a Venezia nel 1899, numero straord. di Emporium, V (1899), p. 142; Id., L'arte mondiale alla V Esposizione di Venezia, Bergamo 1903, pp. 153, 164; G. Deabate, Il pittore dei Sacri Monti: L. D., in Natura e arte, XII (1903-04), pp. 818-24; Mostra postuma di L. D. nel palazzo della Soc. promotrice delle belle arti (catal.), Torino, 1909; L. Bistolfi, Commemor. ufficiale di L.D...., Pollone 1911; Esposizione retrospettiva delle opere del pittore L. D...., Milano 1915; D. (catal.), Torino 1925; M. Bernardi, L. D., Torino 1940; Mostra di L. D. nel centenario della sua nascita (catal.), Torino 1940; Illustrazione biellese, X (1940), nn. 4-6 (numero dedicato al D. nel centenario della sua nascita, con contributi anche di F. Pastonchi, G. Camerana, E. Somarè, E. Zanzi, F. Antonicelli), in partic. v.: A. M. Brizio, Motivi critici delleaniani, pp. 28-32; M. Bernardi, D. e Fontanesi, pp. 33-41; Id., Ottocento piemontese. Scritti d'arte, Torino 1946, pp. 163-203 e passim; G. Caselli, D., Milano 1950; Mostra di D. (catal., gall. d'arte Cocorocchia) Milano 1965; A. Dragone, D. La vita, l'opera e il suo tempo, I-II, Torino 1974 (con 1342 voci bibliografiche, la schedatura di 2414 opere e un regesto molto circostanziato delle vicende biografiche; recens. di A. Griseri, in Studi piemontesi, IV [1975], pp. 199-201); L. Mallè, Le arti figurative in Piemonte, Torino 1974, pp. 234 s., 237, ill. nn. 870-874; Id., La pittura dell'Ottocento piemontese, Torino 1976, pp. 85-90, ill. nn.428-445, pp. 253-57 (recens. di A. Griseri, in Studi piemontesi, VI [1977], p. 481); A. Dragone, in Torino... da capitale a metropoli 1880-1980cento anni di vita cittadina..., Torino 1980, pp. 553 ss. e passim; L. Ghio, La Galleria d'arte moderna "Principe Odone" Villa Serra in Genova, in Argomenti di storia dell'arte, Genova 1980, pp. 169, 172; Museo civ. di Torino, Idipinti della Galleria d'arte moderna (catal.), a cura di L. Mallè, Torino 1981, pp. 127-29, ill. nn.299-314; D. Taverna-G. Marchiando Pacchiola, I Delleani di palazzo Vittone con un omaggio a Sofia di Bricherasio (catal.), Pinerolo 1982; La raccolta L. Frugone (catal.), a cura di G. Frabetti, Genova 1984, pp. 8, 27 ill. n. 1, 28 ill. n. 2, 29 ill. n. 3, 68; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, IX, pp. 25 s.; Encicl. Ital., XII, pp. 559 s.

(fonte: Maria Flora Giubilei - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 38, 1990)