Delacroix, Eugène

 Nadar, Eugène Delacroix
Cognome: 
Delacroix
Nome: 
Eugène Victor Ferdinand
Alias: 
Eugène Delacroix
Luogo di nascita: 
Charenton (Saint-Maurice)
Data di nascita: 
1798
Luogo di morte: 
Parigi
Data di morte: 
1863
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Thales Fielding, Portrait d’Eugène Delacroix (Ritratto di Eugène Delacroix), 1824-1825 circa, olio su tela, 34 x 27, Acquisto, 2009, MD 2009-2, Musée national Eugène Delacroix, Paris, FranceEugène Delacroix, legalmente iscritto nei registri del municipio di Charenton come quarto figlio di Victoire Oeben, discendente dalla famiglia dei Riesener, e di Charles Delacroix, sarebbe di fatto figlio naturale di Talleyrand, e tale filiazione spiegherebbe la protezione che questi gli concesse e che facilitò la carriera del giovane artista.
Orfano a sedici anni, Delacroix ricevette una buona formazione classica al liceo imperiale (oggi liceo Louis-le-Grand); nel 1816, per consiglio dello zio, il pittore Henri Riesener, entrò nello studio di Guérin. L’anno successivo era all’Ecole des beaux-arts; piuttosto ostile all’accademismo professato dal suo maestro, era anzitutto cosciente dell’impulso nuovo dato alla pittura da Gros e da Géricault.
Le prime opere (Vergine delle messi, 1819: chiesa di Orcemont, Vergine del Sacro Cuore, 1821: Ajaccio, Cattedrale) si limitano ancora all’imitazione dei maestri italiani del Rinascimento e del XVII sec.; ma la Barca di Dante (Parigi, Louvre), esposta al salon del 1822 e comperata dallo stato, rivela altre ispirazioni, in particolare quella della Zattera della Medusa di Géricault. Variamente accolta dalla critica, l’opera ebbe il caloroso sostegno di Adolphe Thiers. Nello stesso anno, il 3 settembre, Delacroix iniziava il suo Diario ai Louroux (Indre-et-Loire), dove trascorreva le vacanze presso il fratello Charles-Henri.
Nel 1824 Delacroix, che ormai parteciperà regolarmente al salon, espose il Massacro di Scio (Parigi, Louvre), grande composizione, ispirata dalla lotta dei Greci contro i Turchi, che lo colloca definitivamente tra i pittori romantici, in contrapposizione ai classici raccolti intorno ad Ingres, che nel medesimo salon esponeva il Voto di Luigi XIII (Montauban, Cattedrale).
Delacroix soggiornò in Inghilterra dal maggio all’agosto 1825. Già al corrente della pittura inglese attraverso Constable, scoperto al salon del 1824 e dai suoi amici, i fratelli Fielding e Bonington, egli ne approfondí la conoscenza nel contatto con le opere di Reynolds e Laurence che ne influenzarono la tecnica. Assistette a piú riprese a rappresentazioni shakespeariane, che lo appassionarono. In seguito i soggetti shakespeariani gli ispirarono spesso dipinti (Cleopatra e il contadino, 1839: The William Ackland Memorial Art Center, Usa, Amleto, 1839: Parigi Louvre; Morte di Ofelia, 1844: ivi. Desdemona maledetta dal padre, 1852: Reims, Museo Saint-Dénis), incisioni (serie di Amleto, 1843) e disegni. Ancora a Londra trovò un’altra fonte di soggetti drammatici assistendo ad un’opera ispirata dal Faust di Goethe. E la serie di diciassette litografie che eseguí l’anno successivo gli procurò vivi elogi da parte dello stesso Goethe. Trasse ispirazione anche da Byron: Marino Faliero (1826: Londra, Wallace Coll.), Naufragio di Don Juan (1841: Parigi, Louvre) e da altri tra cui Walter Scott: l’Assassinio del vescovo di Liegi (1829: ivi; 1833: in museo a Lione), Rebecca (1846: New York, mma; 1858: Parigi, Louvre).
Tornato in patria l’artista espose al salon del 1827 la Morte di Sardanapalo (Parigi, Louvre) in parte tratta dalla tragedia di Byron, la cui audacia scatenò gli attacchi della critica. Pur lavorando assiduamente – ritratti (Baron Schwiter, 1826: Londra, ng), composizioni storiche (Battaglia di Poitiers, 1830: Parigi, Louvre; Battaglia di Nancy, 1831: Nancy, mba), soggetti letterari – Delacroix condusse in quel periodo vita mondana, frequentando nei salotti parigini Stendhal, Mérimée, Dumas e George Sand, che rappresentò in piedi, dietro Chopin che improvvisa al pianoforte (doppio Ritratto oggi diviso tra il Louvre di Parigi, e Copenhagen Ordrupgaard Samling).
L’invio al salon dei 1831 della Libertà che guida il popolo (Parigi, Louvre), eco delle giornate rivoluzionarie del 1830, lo consacrò successore di Gros e di Géricault.Benjamin Roubaud (called "Benjamin") (French, 1811-1847), Caricatura di Eugène Delacroix
L’anno 1832 segna una svolta decisiva nella sua carriera; su raccomandazione di Mlle Mars, il pittore conobbe il conte Charles de Mornay (incaricato d’affari presso il sultano del Marocco, Mu- la- y ’Abd ar-Rah.ma- n), che lo aggregò alla sua ambasciata. Grazie ai taccuini di viaggio (tre al Louvre, uno a Chantilly) e alla Corrispondenza dell’artista, si può seguire questo viaggio in Marocco, ad Algeri e in Spagna quasi giorno per giorno. Il pittore vi ebbe la rivelazione non soltanto dell’antichità classica, ma anche della magia dei colori e della luce. I numerosi schizzi di cui riempiva i taccuini gli offrono negli anni successivi un prezioso repertorio. Il ritorno di Delacroix in Francia coincise con un periodo d’intensa attività. Impegnato in un programma ininterrotto di decorazioni murali, che ebbe fine soltanto alla vigilia della morte, il maestro le realizzava parallelamente a quadri sempre piú numerosi.
Pur lavorando, con l’assistenza di alcuni fra i suoi allievi (Andrieu, Lassalle-Bordes), alle decorazioni ordinategli da Thiers per il salone del re e la biblioteca di palazzo Borbone (1833-38; 1838-47), poi per la biblioteca del palazzo del Lussemburgo (1840-46), Delacroix non cessò infatti di esporre al salon. E i ricordi del Marocco gli fecero allora dipingere alcune delle opere piú importanti, ove la foga romantica degli esordi è abbandonata a favore di una composizione serena ed equilibrata: le Donne di Algeri (1834: Parigi, Louvre); Matrimonio ebraico in Marocco (1841: ivi); il Sultano del Marocco (1845: Tolosa, Museo degli Agostiniani), Commedianti o buffoni arabi (1848: Tours, mba); le Invasate di Tangeri (1836-38 ca.: Stati Uniti, coll. priv.). La medesima sintesi tra il lirismo dell’immaginazione e l’interpretazione classica compare nelle opere storiche realizzate in questo periodo, la piú emozionante delle quali è senza dubbio l’Entrata dei crociati a Costantinopoli (1841: Parigi Louvre).
Peraltro lo studio della natura offriva al pittore, dal 1842, nuovi soggetti d’ispirazione: mazzi di fiori – realizzati per la maggior parte a Nohant, presso George Sand –, paesaggi di montagne o di foreste, marine che rivelano un’osservazione acuta e insieme una fervida sensibilità che preannuncia gli impressionisti (il Mare visto dalle alture di Dieppe, 1852: Parigi, Louvre). Infine lo studio degli animali, specialmente selvatici, gli fece dipingere tra il 1848 e il 1861 numerose cacce alla tigre o al leone, pretesti per molteplici variazioni di forme e colori (Caccia al leone, schizzo: Parigi, mo).
J. F. Gigou, Eugene Delacroix, litografiaGli ultimi dieci anni della vita di Delacroix sono caratterizzati dalla realizzazione di tre importanti complessi decorativi: il soffitto centrale della Galleria di Apollo al Louvre (1850), il Salone della Pace nel municipio di Parigi – sfortunatamente distrutto da un incendio nel 1871 (schizzo del soffitto al Museo Carnavalet) – e la cappella dei Saints-Anges nella chiesa di Saint-Sulpice.
Affetto da laringite tubercolare, l’artista, che nel 1855 trionfò all’esposizione universale con 42 tele molte delle quali nuove (Caccia al leone: Bordeaux, mba), viveva ormai in disparte.
Eletto il 10 gennaio 1857 a far parte dell’Institut de France dopo sette candidature fallite, Delacroix espose per l’ultima volta al salon del 1859 (Ovidio in esilio presso gli Sciti: Londra, ng; Erminia tra i pastori: Stoccolma, nm) e si dedicò quasi esclusivamente alla decorazione di Saint-Sulpice, che portò a termine nel 1861, con uno sforzo sovrumano. Due grandi composizioni adornano le pareti laterali della cappella: Eliodoro scacciato dal Tempio, Lotta tra Giacobbe e l’angelo.
In seguito dipinse solo poche tele; il 13 agosto 1863 morí nell’appartamento che dal 1857 occupava al n. 6 di place de Furstenberg a Parigi.
L’anno successivo, nel 1864, una grande vendita disperse, come egli aveva voluto, tutto il contenuto del suo studio. Le sue ricerche nel campo dei colori e dei loro complementari, il tocco «sfiocchettato», preludono agli studi degli impressionisti, come la sua rapidità e i suoi sfondi violenti preannunciano la pittura fauve, espressionista e persino astratta.

(fonte: Maurice Sérullaz in Storia dell'Arte Einaudi)