De Nittis, Giuseppe

De Nittis, Giuseppe.jpg
Cognome: 
De Nittis
Nome: 
Giuseppe
Luogo di nascita: 
Barletta
Data di nascita: 
1846
Luogo di morte: 
Saint-Germain-en-Laye
Data di morte: 
1884
Nazionalità: 
Italiana
Biografia: 

 

De Nittis, Autoritratto, 1880-1884 circa.jpgGiovanissimo diede vita a Napoli, con Marco De Gregorio e Federico Rossano – e in contatto di idee con il toscano Cecioni – alla corrente realistica di paesaggio detta scuola di Resina, dipingendo tra il 1864 e il 1867 opere apprezzate per misura e finezza di impostazione atmosferica e luminosa (Il passaggio degli Appennini, 1867: Napoli, Capodimonte). Dopo una sosta a Firenze (1867), accoltovi con grande favore dai macchiaioli, si trasferí a Parigi: qui, dove si stabilí definitivamente nel 1872, sulla scia di Gérôme, Meissonnier e Fortuny si dedicò a quadretti di soggetto illustrativo, conseguendo un rapido successo che doveva culminare, attraverso successive affermazioni al salon, nei piú ambiti riconoscimenti ufficiali (1878: medaglia d’oro e Legion d’onore all’Esposizione universale). Oscillando tuttavia tra le concessioni al gusto del pubblico e l’aspirazione verso un’arte meno falsa, non tralasciò completamente il paesaggio (al 1872 risalgono gli studi eseguiti dal vero sulle pendici del Vesuvio), e ricercò l’amicizia di Manet e di Degas, alla volontà del quale si dovette la sua occasionale e contrastata partecipazione alla mostra impressionista presso Nadar nel 1874: anno in cui il pittore italiano esponeva al salon l’ammirato e aneddotico Che freddo! Ma la sensibilità troppo fragile, anche se acuta, di De Nittis, e il suo carattere incline al compromesso, non permisero a tali contatti di trasformarsi in contiguità d’arte, e valsero al pittore solo una maggiore insistenza sui temi cittadini (Buckingham Palace, 1875; Place des Pyramides, 1875: Parigi, Musée d'Orsay), e talune audacie nel taglio dell’immagine, presenti specialmente negli acquerelli e nei pastelli, dove la consueta eleganza si accresce talora di una lievità piú vibrante. La sua abbondante produzione, che si avvalse delle tecniche piú diverse, resta soprattutto documento pittoricamente raffinato della vita mondana parigina e londinese, nell’interno dei salotti, nei gardini, sui campi di corse piú alla moda. Le sue opere sono conservate in musei di Napoli, Barletta, Roma, Parigi, Trieste.

(autore: Anna Maria Mura in Storia dell'arte Einaudi)

 


 

De Nittis.jpgGiuseppe De Nittis, dopo un breve soggiorno a Napoli, presso l'Istituto di belle arti, nel 1867 si recò a Firenze, dove entrò in contatto coi macchiaioli ed eseguì alcuni luminosi paesaggi che gli procurarono i primi successi. Nello stesso anno andò per la prima volta a Parigi, dove risiedette a lungo più volte (alternando quei soggiorni con viaggi in Italia e a Londra): qui acquistò grande notorietà con le sue vedute cittadine, ma anche con dipinti di costume sullo stile di M. Fortuny e J.-L.-E. Meissonnier, eseguiti per il mercante Goupil. Dopo il successo della Strada da Brindisi a Barletta, esposta a Parigi nel 1873, partecipò ai vari Salons, nonché alla prima mostra degli impressionisti presso Nadar, nel 1874. Accostatosi all'im­pressionismo, De Nittis ne colse la ricerca atmosferica del plein air e l'interesse per i temi tratti dalla vita moderna, ma non rinunciò agli impasti di colore e al bitume della pittura d'atelier ottocentesca, specie in quella parte della sua produzione di più facile successo, legata ad un realismo melodrammatico borghese. Gli aspetti più validi della sua opera restano dunque i paesaggi e le vedute, che in alcuni inediti tagli indicano il suo interesse per l'arte giapponese, e che sono improntati a un'intonazione cromatica delicata e avvolgente (Lungo la Senna, Milano, Galleria d'Arte Moderna; Bois de Boulogne, Napoli, Museo di Capodimonte). Interessanti e vivi gli studi di paese eseguiti durante i ritorni in Italia (Alle falde del Vesuvio, 1872 ca, Milano, Galleria d'Arte Moderna).

(fonte: Enciclopedia Europea Garzanti)

 


 

De Nittis, Autoritratto.pngGiuseppe De Nittis, nacque a Barletta il 25 febbraio 1846 da Raffaele e da Teresa Buracchia. Visse gli anni della sua prima giovinezza nella città natale con i fratelli, dopo la morte di entrambi i genitori. Compiuti i primi studi con G. B. Calò e con V. Dattoli, iniziò a dipingere trovando ispirazione nella natura, con quell'istintiva gioia e dedizione che saranno le doti primarie del suo operare. Quindicenne, entrò all'istituto delle belle arti di Napoli, dove studiò sotto la guida di G. Smargiassi e di G. Mancinelli. Nel 1863 ne venne espulso per indisciplina. Da allora abbandonò la scuola e divenne maestro di se stesso, come scriverà poi nel Taccuino, rivelando la sua reattività e intransigenza nei confronti della scuola e dell'ambiente napoletano, allora dominato dal verismo aneddotico di F. Palizzi e dalla pittura di De Nittis Morelli (Pica, G. De Nittis..., 1914, p.19).
Improntata, inizialmente, ad una illetterata sincerità, l'opera del De Nittis non tardò a dare i suoi frutti; Profilo di donna (Milano, coll. Lusvardi), che data il 1863, segnò l'ingresso dei pittore in quella "scuola di Portici" che, formatasi attorno ad A. Cecioni, a F. Rossano, a M. De Gregorio, praticava una pittura aderente al vero, attenta alla resa dei valori atmosferici, alla soluzione tonale dei rapporti cromatici.
Nel 1864 partecipò alla terza mostra della Promotrice Salvator Rosa di Napoli con due piccoli studi intitolati L'avvicinarsi del temporale (Valdagno, coll. Marzotto), ampiamente lodati dal Cecioni (1894), che d'ora innanzi diverrà sua guida attenta e severa, pronta a valorizzare la sua più intima ispirazione poetica: "finezza ed eleganza erano le caratteristiche del suo talento ... io gli dicevo sempre che era chiamato a rendere il lato elegante della natura" (p. 362). L'Ofantino, eseguito nel 1866 (Firenze, coll. privata: cfr. Piceni, 1979, tav.3), realizza nell'effetto dei colori traslucidi, nell'esattezza formale un puntiglioso mimetismo naturalistico, in cui si intravede qualche accento nord europeo riecheggiante i modi di Pitloo (Pittaluga-Piceni 1963, p. 19). Passaggio degli Appennini e Casale dei dintorni di Napoli (Napoli, Museo di Capodimonte), comparsi alla Promotrice del 1866, furono acquistati da Vittorio Emanuele II per la reggia di Capodimonte, fatto questo che accrebbe la notorietà del giovane pittore. Sulle rive dell'Ofanto (Firenze, Galleria naz. d'arte moderna), Marina grigia (ripr. in Pittaluga-Piceni, 1963, n. 24), entrambe del 1867, sono tavole di piccolo formato, appunti veloci, in cui si delineano nitide vedute paesaggistiche (cfr. Ojetti, 1929).
Ancora le lodi del Cecioni introdussero il De Nittis nell'ambito del caffè Michelangelo, là dove T. Signorini, S, Lega, C. Banti, G. Fattori discutevano intorno alla nuova tecnica della "macchia" preparando nuovi destini per la pittura italiana. Nevicata,Una diligenza in tempo di pioggia, ricordate dal Cecioni (1894, p. 364) e oggi scomparse, vennero esposte alla Promotrice fiorentina del 1867, suscitando grande consenso nel pubblico. In Una diligenza in tempo di pioggia il Martelli (1878) notò "una fattura finitissima e al contempo delicata" (p. 125), dove la definizione "finitissima" sottolineava l'importanza che in quella pittura vi trovava il disegno, più che la tecnica di contrasto cromatico propria dei macchiaioli. Allo stesso modo, M. Pittaluga scorse in comune con essi più un atteggiamento polemico nei confronti dell'Accademia che una convergenza poetica vera e propria (1963, p. 25).
Il soggiorno del De Nittis a Firenze si protrasse per alcune settimane, ma un'altra meta lo aspettava. Dopo un lungo peregrinare per l'Italia, nel 1867 giunse a Parigi. Qui lavorò intensamente sotto la protezione del mercante M. Goupil e si indirizzò presso un gruppo di artisti tra cui era diffuso il gusto di una pittura in costume, di un'arte alla moda, specchio della gaiezza mondana e della grazia un po' frivola della società parigina. Tra tutti predilesse M. Fortuny, E. Meissonier e L. Gerôme, di cui si disse allievo. Dopo una breve parentesi napoletana nel 1868, di ritorno nella capitale francese, espose al Salon del 1869: Visita all'antiquario del 1869 (Filadelfia, coll. J. G. Johnson) è uno studio di artificiosa eleganza, dove l'eccessiva abilità di composizione diminuisce la sincerità evocativa del maestro. In Passa il treno del 1869 (Barletta, Galleria De Nittis) il De Nittis torna ad immergersi nelle vastità malinconiche e silenti della campagna pugliese; così nel novembre del 1870, di nuovo in Puglia a causa della guerra franco-prussiana, dipinse alcuni paesaggi evocanti uno spazio liricizzato, tra cui i più rappresentativi sono: Tratturo di Puglia (Milano, coll. Mainardi), Strada del Tavoliere (Milano, coll. Carraro).
Anonimo, Ritratto di Giuseppe De Nittis.jpgTornato a Parigi nel 1872, il De Nittis si presentò al Salon di quell'anno con La strada da Brindisi a Barletta (già New York, coll. Andersen; cfr. Pittaluga-Piceni, 1963, n. 207), quadro di minuscole dimensioni, ampiamente lodato dal Mantz (1886, p. 8) e dal Claretie (1885, p. 363). Nel 1874 espose al Salon due quadri, Guidando al Bois (Milano, coll. Crespi), Che freddo! (Milano, Brera, coll. Jucker). Il primo, di stampo degasiano nella soluzione disegnativa, non ebbe successo, mentre fu ben accolto il secondo: ironica rappresentazione di signore infreddolite, in cui al solito cliché di bellezza mondana è aggiunto un pizzico di humour, nella resa delle vesti lievemente scomposte dal vento.
Introdotto da Degas, il De Nittis partecipò nel 1874 alla prima esposizione degli impressionisti. La sua pittura apparve finita, precisa e, anche se accresciuta di valori cromoluministici, si distinse dalle restanti opere (Lavagnino, 1956, p. 739); "la macchia di colore ... non era per lui un problema di conoscenza, ... di 'visione' ... ma semplicemente una questione di charme" (Maltese, 1960, p.228). Fu il senso vivo della contemporaneità a condurlo incontro agli impressionisti; pittore volubile, ne tradusse a suo modo i suggerimenti: studiò il taglio e l'impaginazione della pittura giapponese, gli effetti cinematici di Degas, amò le dissolvenze materiche di Monet (Piceni, 1979, p.23). Sempre nel 1874 si recò a Londra., e da allora vi fece ritorno ogni anno. Piccadilly (Milano, coll. Marzotto) del 1875, Waterloo Bridge (Busto Arsizio, coll. Bernocchi) del 1876, Domenica a Londra (Cadenabbia, coll. P. Schort Guaita; Milano, coll. Bianchi) e Westminster (Valdagno, coll. Marzotto) del 1878 sono attente rappresentazioni d'ambiente, fedeli interpretazioni di vita cittadina (Bénédite, 1926, p. 32).
Brevi soggiorni in Italia tra il 1875 e il 1880 gli consentirono di attingere alla fonte originaria della sua ispirazione; Sulla strada di Castellammare (Milano. coll. Lodigiani) del 1875, Pranzo a Posillipo (Milano, Galleria d'arte moderna, Raccolta Grassi) del 1879 sono una felice sintesi tra impressione e finitezza, mentre di una più immediata impressione sono Ritorno dalle corse (Filadelfia, Museum of Art) del 1875, Cantieri (Barletta, Galleria De Nittis) del 1876. L'opera completa dei De Nittis apparve per la prima volta nel 1878 alla Esposizione universale di Parigi, e gli valse la Legion d'onore.
Il De Nittis intraprese anche l'esperienza della scultura: nel 1879 portò a termine un progetto per il monumento a Vittorio Emanuele II, che tuttavia non venne mai realizzato (bozzetto e progetto si trovano a Barletta, Galleria De Nittis).
Acquarellista e acquafortista, si dedicò tardi ai pastelli; tecnica questa che predilesse nei ritratti quasi tutti eseguiti tra il 1882 e il 1883.
I più noti di essi, La femme aux pompons (Milano, Galleria d'arte moderna),Giornata d'inverno (Barletta, Galleria De Nittis), Caffè in veranda (coll. priv., ripr. in Pittaluga-Piceni, 1963, tav. LIX), Sarah Bernhardt (Milano, coll. Jucker) tutti datati il 1882 e Colazione in giardino (Barletta, Galleria De Nittis) del 1884, negli ingrandimenti, nella rapidità degli scorci, come nel taglio ricalcano un modello assai caro a E. Manct (Piceni, 1979, p. 23). Quando era al massimo della popolarità, nel 1883, il governo francese acquistò per il Museo del Lussemburgo Le rovine delle Tuileries (Parigi, Musée national d'art moderne), terminato nel 1882.
Circondato dalla Parigi mondana ed elegante, il De Nittis frequentò le personalità più note dell'ambiente artistico-letterario quali Manet, Degas, i fratelli Goncourt, Zola, Daudet. Fu autore molto prolifico (il catalogogo Pittaluga-Piceni del 1963 annovera 742 opere, a cui se ne aggiungono altre 208, comparse nel catalogogo Piceni del 1982).
Apprezzato dalla critica più affermata, il De Nittis morì all'età di 38 anni a Saint-Gérmain-en-Laye il 23 agosto 1884; nell'aprile 1869 aveva sposato Léontine Gruville.
Come scrisse L. Chirtani nel suo necrologio (1884), il De Nittis, pur rimanendo lontano dal modo drammatico di intendere il rapporto tra pittura e realtà proprio degli impressionisti, fu interprete fedelissimo e appassionato delle forme più svariate e cangianti della vita moderna.

(fonte: Maria Virgina Cardi in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 38 - 1990)

 


Giuseppe De Nittis, Donna con ventaglio, seconda metà del XIX secolo
Giuseppe De Nittis, Donna con ventaglio, seconda metà del XIX secolo