Coco mio

Giacomo Favretto, Coco mio
Autore: 
Favretto, Giacomo (1849-1887)
Titolo: 
Coco mio
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1883 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
61 x 40
Annotazioni: 
Firma in basso a sinistra: G. Favretto
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Venezia, Collezione privata.

Mostre:

  • Esposizione Solenne, Firenze, 1883. L’Accademia di Belle Arti di Venezia nel suo bicentenario 1750 – 1950, Venezia 1950.
  • Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, Enrico • Gallerie d'Arte, Firenze, Palazzo Corsini, 26 Settembre - 4 Ottobre 2015 | Milano, 9 Ottobre - 19 Dicembre 2015, num. 22.

Bibliografia:

  • Esposizione Solenne. Catalogo Ufficiale, Firenze, 1883, num. 141, pag. 17.
  • E. Bassi, L’Accademia di Belle Arti di Venezia nel suo bicentenario 1750 – 1950, Venezia 1950, num. 112, pag. 99.
  • G. Perocco e R. Trevisan, Giacomo Favretto (1849 – 1887), Torino, 1986, num. 124, pag. 139. R. Trevisan, Giacomo Favretto (1849 – 1887), Venezia, 1999, pag. 152.
  • Angelo Enrico (a cura di), Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, catalogo della mostra, Enrico • Gallerie d'Arte 2015.

Note:

La produzione di Giacomo Favretto è racchiusa in un solo ventennio di attività eppure questo periodo passato prevalentemente a ritrarre la vita di genere veneziana è stato sufficiente per portare un’evoluzione significativa nella storia della pittura veneta che dopo i grandi del Settecento si era arenata in attesa di segnali di cambiamenti determinanti. Sincero ammiratore di Giovanni Battista Tiepolo, il pittore guarda alla sua pennellata vaporosa e luminosa, ma anche allo studio del vero appreso in parte grazie alle novità introdotte dall’Accademia di Belle Arti della sua città. Ben presto riesce a portare sulla tela con sorprendente immediatezza le tonalità brillanti degli abiti delle donne avvolte in scialli variopinti, gli interni di umili botteghe, i sorrisi che scandiscono le giornate dei lavoratori che popolano le calli veneziane. Dopo i primi successi raggiunti negli anni Settanta con dipinti come La moglie gelosa, 1873, I miei cari, 1874 e In Pinacoteca, 1875, ambientati in interni borghesi, inizia a sviluppare un’attenzione per soggetti inseriti in contesti più dimessi o comunque con riferimenti meno nobili come nel caso de Il sorcio, 1878 o in Vandalismo, Poveri antichi, 1880. Quest’ultimo quadro mostra la presenza di una serie di elementi inseriti in un interno rustico scarsamente adorno caratterizzanti la pittura favrettiana dei primi anni Ottanta in cui rientra anche Coco mio. Pubblicato da Perocco e Trevisan nel 1986 con il titolo generico di La famiglia, il dipinto è stato successivamente identificato nel quadro esposto nel 1883 alla mostra annuale indetta dalla Società Promotrice di Belle Arti di Firenze. Questo elemento ci permette di datarlo ai primissimi anni Ottanta anche se la pennellata mossa di certi dettagli, come la resa degli abiti dell’uomo, farebbero pensare a una datazione di qualche anno più tarda.
Il soggetto trattato, ispirato a un felice momento di raccoglimento familiare, è sicuramente degno di attenzione in quanto per nulla usuale nella produzione favrettiana. Prima di questo lavoro infatti conosciamo solo qualche isolato ritratto di bimbo come il dipinto databile a metà anni Settanta della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza e proveniente dalla collezione di Guglielmo Ciardi o come la serie dedicata a La maestra d’asilo e a La scuoletta databile intorno al 1876; si tratta comunque di bambini più grandicelli e inseriti in contesti differenti da un’intimità familiare vissuta in presenza di entrambi i genitori. L’attenzione a soggetti legati alla maternità, sviluppata dopo la realizzazione di Coco mio, con protagonista la sorella Angela, detta Zanze, modella prediletta del pittore e il suo bambino (La Zanze, 1884 circa; Mamma che cuce e bambino, 1886 circa), fanno supporre che il dipinto qui studiato nasca proprio da un particolare evento come l’arrivo in famiglia del nipotino. In Coco mio colpiscono infatti la sensazione di dolcezza e l’incredulità che il pittore trasmette attraverso le espressioni e i gesti dei genitori intenti ad ammirare il loro bambino addormentato tra le braccia materne. All’arrivo della donna, l’uomo interrompe il suo lavoro e si alza dallo scanno verde posizionato in primo piano avvicinandosi al figlioletto solo con il viso quasi non osi toccarlo e disturbarne il sonno. La scena ambientata in un interno in vari punti solo abbozzato, vede i protagonisti al centro e sullo sfondo, sopra a un muro di media altezza che taglia di traverso la tela, una serie di piante con steli alti in vasi di coccio presenti in vari altri quadri di Favretto di inizi anni Ottanta, a partire da La bottega della fioraia.

(fonte: Elisabetta Staudacher - Scheda nel catalogo della mostra Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800)