Cenciaiole livornesi

Eugenio Cecconi, Cenciaiole livornesi
Eugenio Cecconi, Cenciaiole livornesi
Autore: 
Cecconi, Eugenio (1842-1903)
Titolo: 
Cenciaiole livornesi
Periodo: 
XIX-XX secolo
Datazione: 
1880
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
88 x 170
Annotazioni: 
Firma e data in basso a destra: ECecconi 1880
Luogo di conservazione: 
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno, Italia
Acquisizione: 
Donazione Bondi al Comune di Livorno
Identificativo: 
1957/494 | 1991/1071

Note storico critiche:

Dipinto a olio su tela raffigurante numerose donne lungo la spalletta della Piazza delle Repubblica a Livorno, dirimpetto alla Fortezza Nuova. La veduta è presa dalla parte del vecchio centro della città e guarda verso la Via Garibaldi. Sulla sinistra della tela, in piedi, una delle cenciaole vista di tre quarti da sinistra, tiene le braccia poggiate sui fianchi e la testa alta. La donna è vestita miseramente: il capo avvolto in un panno bianco, le spalle coperte in uno scialle a scacchi rossi, una lunga gonna protetta quasi totalmente da un grembiale a quadretti, e ai piedi dei sandali neri. Alla sua sinistra, sedute a terra con la schiena alla spalletta del fosso, altre tre cenciaiole. Poco più avanti, al centro della composizione, in secondo piano, un secondo gruppo di donne, alcune in piedi altre a terra. Sullo sfonfo, aperto, sulla estrema destra, sulla via Garibaldi, altre figure femminile due delle quali con un carrettino. La scena si apre su una veduta ampia, che abbraccia i quartieri ottocenteschi della città, come quello di San Marco.
La vasta tela che raffigura un noto scorcio cittadino (Piazza della Repubblica, il lato di fronte alla Fortezza Nuova) animato dalle figure femminili, rappresenta la fase più felice e avanzata dell'adeguamento di Eugenio Cecconi alle poetiche e ai modi del naturalismo europeo, troppo spesso da lui ridotti a lessico vernacolare. Il tema del muretto come partitura metrica dell'opera, scandita da un primo piano in ombra, che accoglie le contadine in riposo, e un fondo riverberato dalla luce del sole, torna in Gabbrigiane in riposo di Angiolo Tommasi (cfr. 'Toscana dell'Ottocento nella collezione Angiolini di Livorno', Firenze 1955). Il quadro appartenne a Luigi Pisani che lo acquistò a caro prezzo per la sua galleria; quindi nel 1914, in occasione della vendita Pisani alla galleria Pesaro di Milano, curata da Vittorio Pica, l'opera fu comprata dal commendator Bondi di Livorno, e da questi donata al comune.

(fonte: Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno)