Case a Lerici

Cabianca, Case a Lerici [1863-65 circa].png
Autore: 
Cabianca, Vincenzo (1827-1902)
Titolo: 
Case a Lerici
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1863-1865 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su cartone
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
11 x 27,5
22 x 29
Annotazioni: 
Al retro reca la scritta: 303 / Case a Lerici / 1858 di Vincenzo Cabianca mio padre / Cabianca Silvio.
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto da Luigia Ferrari Cabianca, 1938
Identificativo: 
3542

Note storico critiche:

Il dipinto rappresenta, come altri realizzati nello stesso arco di tempo, un esempio dell'influenza esercitata sull'artista veronese da Nino Costa nel periodo di maggior rapporto tra i due tra il 1863 e il 1864. L'influenza di Costa, infatti, è ravvisabile nella rigorosa composizione della scena, nella preferenza per piani orizzontali, interrotti a destra dalla massa delle case resa con una pennellata larga e sintetica, da una scelta cromatica ridotta ai pochi toni sabbiosi, al ceruleo del cielo e ai verdi sbiaditi delle colline in lontananza, dai quali si stacca l'azzurro-verde intenso del mare. In queste scelte si scorgono tuttavia anche vicinanze con i modi di Borrani e Sernesi degli anni di Castiglioncello, anche per via di una resa volumetrica e sintetica delle masse, che trovano ad esempio riscontro nella "Studio di donna a Montemurlo" di Cabianca uno dei più arditi esempi di costruzione per macchie. Inoltre, i soggiorni a Lerici e nel Golfo di La Spezia si ripetevano a partire dal 1858 con assiduità tra gli artisti del circolo macchiaiolo data l'atmosfera luminosa, il netto contrasto tra le luci e le ombre che gli scorci locali generavano. Lerici del resto era una meta cara anche a Costa che vi soggiornò a più riprese in particolare nei primi anni settanta anche in compagnia di Frederic Leighton. Un raffronto con opere coeve, come "Viareggio", sempre della Galleria Nazionale d'Arte Moderna (n. 00827440), confermano il forte impatto che le poetiche idealizzanti e romantiche di Costa ebbero su Cabianca, in particolare nell'intonazione bruna del dipinto e la preferenza per gamme terrose. I loro rapporti ripresero inoltre dopo il 1870 quando entrambi si stabilirono nella Capitale divenendo l'esempio per i pittori più giovani del rinnovamento della pittura di paesaggio.Nonostante sul retro del dipinto vi sia apposta la data del 1858, dunque, essa si rivela, come in altri casi, non attendibile poiché apposta dal figlio del pittore, Silvio. È stato Dario Durbè a proporre nel 1976 (I Macchiaioli, 1976, p. 163) di collocare alcune opere eseguite nei dintorni di La Spezia proprio come frutto del rapporto tra Costa e Cabianca nel biennio 1863-1864, ricercando nella ricerca luministica ed atmosferica il comune denominatore. Raffaello Monti invece ha collocato il dipinto nel 1861, come conseguenza del soggiorno spezino di Cabianca, Banti e Signorini, momento in cui quest'ultimo dipinse il celeberrimo "Pescivendole a Lerici" (Monti 1987, p. 13), ma un confronto con le opere coeve del veronese consente di escludere l'ipotesi proposta.

(fonte: www.sigecweb.beniculturali.it)