Boccioni, Umberto

Umberto Boccioni
Cognome: 
Boccioni
Nome: 
Umberto
Luogo di nascita: 
Reggio Calabria
Data di nascita: 
1882
Luogo di morte: 
Verona
Data di morte: 
1916
Nazionalità: 
Italiana
Biografia: 

 

Umberto Boccioni, figlio di Raffaele, impiegato di prefettura, e di Cecilia Forlani, romagnoli, nacque a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882. Seguì la famiglia nei vari spostamenti a Genova, Padova, Catania dove si diplomò all'istituto tecnico nel 1897 e dove, ancora il 6 luglio 1900, datava il manoscritto di un suo romanzo, Pene dell'anima (inedito). Nel 1901 si trasferì a Roma presso una zia. Cominciò a dipingere con un cartellonista, dedicandosi anche alla letteratura e al giornalismo. Strinse amicizia con il Severini (questi data il suo incontro col Boccioni al 1900): insieme dipingevano nella campagna romana (Campagna romana, 1903, è la prima opera datata: Lugano, coll. Chiattone) e frequentavano da discepoli lo studio di Giacomo Balla. Il Boccioni seguiva anche la scuola libera di nudo all'Accademia di Belle Arti di Roma e si recava di tanto in tanto a Padova presso la famiglia (Chiostro, datato Padova 1904: Lugano, coll. Chiattone). Nel marzo 1905 partecipò alla mostra dei "rifiutati" al Teatro Nazionale di Roma, pur essendo stato presente l'anno prima, con un paesaggio, alla Esposizione annuale degli "amatori e cultori d'arte". Della primavera 1906 è il suo primo viaggio a Parigi; nell'estate dello stesso anno andò in Russia. Nel 1906-7 risulta tra gli iscritti all'Accademia di Belle Arti di Venezia: varie sue opere del 1907, firmate, furono eseguite a Padova e a Venezia. Alla fine del 1907 si stabilì a Milano, dove all'inizio del 1908 incontrò Previati e agli inizi del 1910 conobbe F. T. Marinetti, che aveva lanciato (11 febbraio 1909, sul Figaro) il Manifesto del Futurismo; l'11 febbr. 1910 sottoscrisse con C. Carrà, L. Russolo, G. Balla, G. Severini il Manifesto dei pittori futuristi (Archivi, I, pp. 63-65) dal Boccioni stesso letto l'8 marzo al Politeama Chiarella di Torino. L'11 aprile dello stesso anno contribuì in misura preminente alla stesura del Manifesto tecnico della pittura futurista che reca le stesse firme (ibid., pp. 65-67); il 27 aprile sottoscrisse, con Carrà e Russolo, il manifesto di Marinetti Contro Venezia passatista (ibid., pp. 19 s.). A Milano si occupava di grafica (fra gli altri, per il Touring Club, l'Illustrazione italiana, ecc.: v. Diario milanese del 1908, 2 gennaio, 24 agosto, in Ballo, pp. 403-424; per le opere di questo periodo, vedi Veronesi): nel marzo-aprile del 1910 espone in una mostra del bianco e nero alla Famiglia artistica (in seguito partecipa alle mostre annuali dell'associazione nel dicembre 1910 e nel dicembre 1911). Nel luglio dello stesso anno (1910) N. Barbantini gli organizzò una vasta personale (quarantatré opere) a Ca' Pesaro a Venezia (vedi la presentazione al catalogo di Marinetti, in Archivi, I, p. 101, e lettere del Boccioni a Barbantini prima e dopo la mostra, ibid., II, pp. 35-37; la stroncatura di Soffici sulla Voce del 3 novembre 1910 è in Ballo pp. 204 s.); sempre nel 1910 il Boccioni partecipò al premio Fumagalli alla permanente di Milano. Nel 1911 lo troviamo presente a serate futuriste svoltesi a Ferrara, a Como, a Treviso; firmò con Carrà e altri la lettera-invito (Archivi, I, pp. 102 s.) per l'Esposizione d'arte libera nella Casa del lavoro a Milano, dove espose tra l'altro La risata; il 29 maggio tenne una conferenza al Circolo artistico internazionale di Roma.

Nell'autunno 1911 andò di nuovo a Parigi con Carrà per organizzare la prima esposizione futurista alla galleria Bernheim-Jeune (in questa occasione Severini lo presentò ad Apollinaire) e vi tornò per l'inaugurazione che ebbe luogo il 5 febbraio 1912. La mostra (aperta fino al 24 febbraio) fu poi portata a Londra (dove Busoni comprò La città che sale), a Berlino, a Rotterdam, a Bruxelles. il Boccioni scrisse la prefazione al catalogo, firmata anche da Carrà, Russolo, Balla e Severini (ibid., pp. 104-110, 117 s.), e tenne conferenze, in relazione alla mostra stessa, a Parigi e a Bruxelles. L'11 aprile del 1912 pubblicò il Manifesto tecnico della scultura futurista (ibid., pp. 67-72; la sua attività plastica aveva avuto inizio l'anno precedente) e nell'autunno espose alcune sculture al Salon d'Automne. Nel 1913 collaborò con numerosi articoli e anche con disegni (Lacerba-La Voce..., a cura di G. Scalia, Torino 1961, v. Indici) a Lacerba, dove il 15 ottobre venne pubblicato il Programma politico futurista firmato, oltre che dal Boccioni, da Marinetti, Carrà e Russolo. Il 26 febbraio, in occasione di una mostra futurista nel foyer del Teatro Costanzi, il Boccioni tenne una conferenza che terminò in rissa; dal 20 giugno al 16 luglio dello stesso anno espose tutta la sua produzione di scultura (per la prima volta apparve Simultaneità scultoria) alla galleria "La Boëtie" di Parigi dove il 21 giugno tenne una conferenza, premessa al catalogo come introduzione. La stessa fu riutilizzata nel catalogo della personale di sculture alla galleria futurista permanente Sprovieri di Roma (6 dicembre 1913 - 15 gennaio 1914), dove diede lettura di alcune parti del suo saggio Pittura, scultura futuriste. Dinamismo plastico, pubblicato di lì a poco (marzo 1914) nelle Edizioni futuriste di Poesia (sul Dinamismo plastico il Boccioni aveva già fatto un discorso il 12 dicembre 1913 alla grande serata futurista al Teatro Verdi di Firenze); partecipò poi ad una mostra collettiva dal 15 febbraio al 15 marzo nella stessa galleria e nel maggio-giugno alla esposizione futurista, ancora organizzata da Sprovieri, a Napoli in via dei Mille 14. Sempre più frequenti erano, in quegli anni, le mostre personali del Boccioni o le collettive alle quali erano presenti sue opere: a Berlino, alla prima mostra di Der Sturm (settembre 1913: il Boccioni scrisse anche sul periodico Der Sturm nel gennaio 1914); alla esposizione futurista Lacerba (novembre 1913 - gennaio 1914) alla galleria Gonnelli di Firenze dove poco dopo (marzo 1914) espose sculture; nel 1915 alla Panama Pacific International Exhibition di San Francisco.

Nel settembre 1914 il Boccioni partecipò alle manifestazioni interventiste a Milano (teatro Dal Verme e piazza del Duomo), dove venne pure arrestato, a Bologna al teatro del Corso: con Carrà, Boccioni, Marinetti, E. Piatti e Russolo firmò il manifesto Sintesi futurista della guerra, e nel gennaio 1915, con lo stesso gruppo e in più Sironi e Sant'Elia, firmò il manifesto Orgoglio italiano (Archivi, I, p. 32-34).

Nel maggio 1915 il Boccioni si arruolò volontario nel battaglione ciclisti partecipando a operazioni di guerra; scioltosi il battaglione, nel novembre ritornò a Milano dove riprese l'attività artistica tenendo inoltre la rubrica "Arti plastiche" per la rivista milanese Gli avvenimenti (gennaio-agosto 1916; cfr. Archivi, II, pp. 19-31). Una sua conferenza, tenuta il 16 gennaio 1916 all'Istituto di Belle Arti di Napoli, venne pubblicata il 5 febbraio su Vela Latina come Manifesto dei pittori meridionali. Chiamato alle armi nel luglio dello stesso anno, fu assegnato al reggimento di artiglieri a Verona nel distaccamento di Sorte. Il 17 agosto 1916 morì in seguito a una caduta da cavallo.

Nel dicembre 1916 - gennaio 1917, a Milano, nella Galleria centrale d'arte, si tenne una Grande Esposizione. Boccioni pittore e scultore futurista, con prefazione al catalogo scritta da Marinetti.

Umberto BoccioniPrima di prendere conoscenza del linguaggio cubista di Picasso, Gris, Delaunay, Léger (ciò che avvenne nella seconda metà del 1911 con il suo secondo viaggio a Parigi), la pittura del Boccioni si fondava essenzialmente su ricerche di tipo divisionista e postimpressionista: il divisionismo italiano (da Previati a Balla) e francese, l'impressionismo francese ed anche tedesco, la scultura di Medardo Rosso costituiscono la sua piattaforma culturale. Ma non limitandosi mai, la ricerca del Boccioni, a problemi formali, e cercando sempre di integrare ad essi istanze espressive e di contenuto, una particolare suggestione esercitò su di lui la cultura simbolista; si spiega così anche, specie nella sua fase precubista, la particolare simpatia per Previati, nella cui opera si riassumevano i due poli principali dei suoi interessi: con il divisionismo, il dato positivistico, centrale nello sviluppo dall'impressionismo a quello che sarà il cubismo, con l'espressionismo e il simbolismo il dato contenutistico. Probabilmente conobbe e studiò la pittura e le incisioni di Munch; indubbiamente ebbe frequentazioni con la cultura tedesca. La cultura del Boccioni, comunque, non si basò mai su scelte unidirezionali, ma fu aperta, pronta ad arricchirsi di nuove e diverse esperienze. In effetti, tra la fine dell'anno 1910 e gli inizi del 1911, le suggestioni di Munch e di Previati si saldano nel dato comune, simbolico-espressionista, dello "stato d'animo". È il momento in cui il Boccioni, dopo aver cercato di forzare i dati del divisionismo e dell'impressionismo verso le ricerche di complementarismo, dinamismo e simultaneità predicate dal manifesto futurista, comincia a sviluppare il nucleo centrale del suo futurismo; ha appena dipinto Lutto (1910) e affronta la grande composizione della Città che sale (1910-1911), frastornante e potente allegoria del lavoro e dell'industria; all'incirca in questi stessi mesi cominciano gli studi per Gli Addii, Quelli che vanno, Quelli che restano, trittico basato sul principio simbolistico della rispondenza tra dati andamenti lineari, date atmosfere di colore, e dati "stati d'animo".

"Nella descrizione pittorica dei diversi stati d'animo plastici di una partenza - scriveva il Boccioni nella presentazione alla mostra futurista della galleria Bernheim-Jeune - certe linee perpendicolari, ondulate e come spossate, qua e là attaccate a forme di corpi vuoti, possono facilmente esprimere il languore e lo scoraggiamento. Linee confuse, sussultanti, rette e curve che si fondono con gesti abbozzati di richiamo e di fretta, esprimeranno un'agitazione caotica di sentimenti. Linee orizzontali, fuggenti, rapide e convulse, che taglino brutalmente visi dai profili vaghi e lembi di campagne balzanti, daranno l'emozione plastica che suscita in noi colui che parte...". Tra gli studi preparatori per il trittico degli Stati d'animo e la sua realizzazione finale, interveniva, come s'è detto, la conoscenza dei principi cubisti di scomposizione della forma, che furono per il Boccioni un'acquisizione definitiva, ma mai fine a se stessa: la sua aspirazione rimase ancora quella di integrare i "contenuti" tedeschi e nordici con i problemi formali agitati dalle avanguardie francesi. La sua preoccupazione infatti sarà sempre di evitare la frigidità e la stasi di un'analisi formale, per tendere ad un'espressione più complessa, di aspirazione quasi titanica, che, nel rappresentare la molteplice e dinamica varietà di rapporti tra ambiente e oggetto, ci faccia partecipi dell'energia vitale che muove il mondo e ne comunichi il pathos. Agli Stati d'animo succedono numerosi altri dipinti, come Scomposizione di figure di donne a tavola (1912; Milano, Galleria d'arte moderna), Antigrazioso (1912; Roma, collezione Caetani d'Aragona), Materia (1912; Milano, collezione Mattioli), Elasticità (1912; Milano, collezione R. Jucker), la serie dei Dinamismi (1913), costruzione. spiralica (1914; Milano, Galleria d'arte moderna). In questi dipinti l'oggetto e la figura diventano sempre meno riconoscibili, presi in un giuoco tumultuoso di forme che alludono alle "linee-forza" del movimentoUmberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913, bronzo (fusione settembre 1972), cm. 117 x 89, Collezione privata e alla scomposizione delle forme degli oggetti in rapporto alla luce e all'ambiente. Nelle ultime opere del Boccioni (dal Bevitore, 1914, Milano, collezione Jucker; al Ritratto di Busoni, 1916, Roma, Galleria naz. d'arte moderna) si assiste ad una nuova e più statica meditazione delle figure, di spirito quasi neocézanniano (Bruno, 1964).

Di eccezionale importanza sono le sculture del Boccioni, purtroppo in massima parte perdute: in esse veniva per la prima volta impostata quella ricerca costruttivista e polimaterica che verrà poi sviluppata da Balla e ripresa dalle avanguardie russe. Si ricordano tra le sculture: Antigrazioso (1912, Birmingham, Mich., coll. Winston; gesso patinato, Roma, Gall. naz. d'arte moderna); Sviluppo di bottiglia nello spazio, Forme uniche della continuità nello spazio (1912 e 1913; New York, Museum of Modern Art e, della prima, variante a Milano, collezione Mattioli).

Nel complesso alla figura del Boccioni, che è l'espressione più alta e compiuta del futurismo italiano, spetta un posto di primissimo piano nella storia delle avanguardie artistiche.

(fonte: Maurizio Calvesi in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 11, 1969)