Barche di carbone a Chioggia

Mosè Bianchi, Barche di carbone a Chioggia | Coal boats in Chioggia
Autore: 
Bianchi, Mosè (1840-1904)
Titolo: 
Barche di carbone a Chioggia
Altri titoli: 
Coal boats in Chioggia
Groupe sur un quai à Chioggia
Gruppo su un molo a Chioggia
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (seconda metà del XIX secolo)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
42 x 48
Annotazioni: 
Firma in basso a destra: MBIANCHI
Luogo di conservazione: 
Quadreria dell’800, Milano, Italia

Commento:

Fondamentale, per l’eccezionale carriera artistica di Mosè Bianchi, furono i giovanili, anche se pur brevi, soggiorni di Venezia e Parigi eseguiti grazie al famosissimo “Pensionato Oggioni”. A Venezia, senza sentirsi sminuito e proprio come avevano già fatto grandi artisti quali Federico Faruffini e Domenico Morelli, eseguì un gran numero di copie dei particolari più interessanti fra le opere di Tiziano, Carpaccio ed in particolare di Tiepolo, suo artista preferito. Da qui deriva tutta quanta la nobiltà di ogni sua sensazione cromatica, molti dei suoi procedimenti tecnici e persino una certa qual aristocrazia nel gusto dei toni, senza però mai rinunciare a tutti quei suoi fondamentali caratteri derivanti da un temperamento profondamente lombardo.
Come ebbe a dire Guido Marangoni, famoso critico meneghino, Mosè Bianchi non aveva di certo la stoffa del seguace o dell’imitatore, bensì quella del libero e sagace assimilatore. Egli imparava senza mai rifare, sapeva penetrare con intelligenza l’opera dei grandi, per poi raccogliere e condensare senza alcun servile “scimmiottare”.
Ancora più eloquenti furono le parole di Angelo Dall’Oca Bianca, probabilmente il più famoso fra gli artisti che seppero ammirare e comprendere Mosè Bianchi durante il suo insegnamento veronese, il quale, condividendo il parere del Marangoni, così si espresse con il famoso critico: “…proprio come l’inventore innesta la sua trovata sopra le verità acquisite alla scienza da una lunga teoria di precursori, così l’artista può e deve giovarsi di ciò che è stato realizzato in precedenza. L’essenziale è che la sua personalità prevalga e s’innalzi libera su tutte le reminiscenze e gli elementi assimilati”.
A Parigi, fra i tanti artisti, ebbe ad apprezzare in particolar modo Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, senza trascurare i mostri sacri dell’Ecole de Barbizon quali Jean-Baptiste Camille Corot e Gustave Courbet, dai quali apprese e condivise certi “particolari neri” di “bituminosa origine”, la stessa tecnica che fu parte importante della Scapigliatura Milanese.
Questa, penso sia la verità su di un grande artista lombardo che riuscì magistralmente a trasfondere, attraverso la sua arte, tutta quanta la poesia che circonda ogni aspetto del “vero quotidiano”.
Infatti egli seppe giovarsi, fin da subito, delle formidabili invenzioni di alcuni dei più grandi artisti della sua epoca, con i quali, oltretutto, strinse altrettanto grande amicizia, specialmente durante i suoi frequenti viaggi veneziani, come, per esempio, Singer Sargent, Domenico Morelli e lo stesso Giacomo Favretto.
Tutto questo senza mai dover sminuire l’originale carattere della sua tecnica, ma soprattutto comprendendo appieno come il colore in pittura altro non fosse che il sistema più sicuro ed immortale per esprimere, in tutta verità, un sentimento che proviene da una visione eccitante e sensuale, formidabile strumento, questo, che ogni pittore deve possedere per trasmettere allo spettatore le medesime sensazioni provate. Proprio per questo troviamo scritto, nella critica dell’epoca, questa stupenda affermazione: “…poiché l’arte, alla fin fine, altro non è che la proiezione all’esterno di uno stato d’animo!”.
Barche di carbone a Chioggia è un suggestivo dipinto che descrive una scena di vita chioggiotta, in cui, i tocchi di colore, larghi e squillanti, esprimono, nel protagonismo degli effetti di luce, il fervore della vita semplice e quotidiana della povera gente di questa cittadina lagunare.
Le figure dei pescatori e delle lavandaie, in primo piano, sono rese con una sintesi rapida ed arguta, che rivisita in termini moderni, la tradizionale animazione “macchiettistica” della veduta, coniugando, felicemente, il senso della verità obiettiva con una leggera e garbata costrizione caricaturale del segno.
Si tratta di una composizione dominata da un’enfasi cromatica e luministica efficacemente espressiva, che si sposa con quel gusto internazionale in fase di progressiva divulgazione anche qui in Italia, tra l’altro ancor prima della nascita delle rassegne veneziane, e che Mosè Bianchi, aveva già conosciuto durante il suo viaggio a Parigi subito dopo il 1867, anno in cui ottenne il già citato premio: “Pensionato Oggioni”.
Come ben possiamo notare, la stesura per larghi piani, si giova di una tavolozza sgargiante, giocata con accostamenti e contrasti che sanno rendere ugualmente incisivo il trapasso dalle zone di sfondo, più fortemente illuminate e spesso stese con tonalità lattee, quasi fossero madreperlate, con quelle narrative in primo e secondo piano che appartengono alle famiglie dei pescatori chioggiotti, e alle grandi possenti barche da trasporto.
È questo un felicissimo scorcio della laguna chioggiotta, con sullo sfondo il suo immancabile e caratteristico cielo accarezzato da immense schiere di nuvole che fa da cornice ad un nugolo di coloratissime vele, e che viene ravvivato, in primo piano, da un inserto di vita di ogni giorno.
Evidente risulta anche il superamento di ogni pittoresco descrittivismo, come pure di una definizione dell’immagine in termini esclusivamente prospettici.
Si tratta dunque di un saggio di pittura modernissima, che sa cogliere una piena aderenza al tratto della vita locale, al punto da esaltarne il concetto di “eloquente verità”, codificata, in quel di Venezia, da Singer Sargent proprio agli inizi degli anni Settanta, e che vediamo realizzata concretamente in questa eccezionale visione, la cui fresca descrizione sa conferire una spontanea animazione che viene giocata a tutto vantaggio di una rappresentazione reale, ma che solo un grande artista riesce a riprendere con sincera attenzione, per poi trasmetterla, in tutto il suo fascino, alla commossa ammirazione dell’attento spettatore.

E. Motta

Provenienza:

  • Collezione Bernasconi.
  • Vendita, Fine Art Auctions, Paris, asta 109 tableaux de l'ancienne collection Bernasconi - Tableaux modernes et contemporains, 31 ottobre 2016, lotto 21, sotto il titolo Groupe sur un quai à Chioggia (cm. 42 x 49), venduto per €7.656,00.

Bibliografia:

  • P. Biscottini, Mosè Bianchi, Catalogo Ragionato, p. 410, tav. 689, 1996, Federico Motta Editore, Milano.