Autoritratto in un gruppo di amici

Francesco Hayez, Autoritratto in un gruppo di amici
Autore: 
Hayez, Francesco (1791-1882)
Titolo: 
Autoritratto in un gruppo di amici
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1824 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
32,5 x 29,5
Annotazioni: 
In basso a sinistra la data a penna, non autografa: 1827
Luogo di conservazione: 
Museo Poldi Pezzoli, Milano, Italia
Acquisizione: 
Legato di Riccardo Lampugnani, 1997
Inventario n.: 
4700

Provenienza:

Acquisito per legato del 1996 dalla raccolta di Riccardo Lampugnani, cui era pervenuto, per via ereditaria familiare, dalla collezione Virginia Gargantini Piatti di Vimercate.

Mostre:

  • Milano (Retrospettiva) 1883, p. 36 n. 33.
  • Milano 1934, p. 45 n. 32.
  • Milano 1983, p. 330 n. 227.
  • Milano 1985, p. 71, n. 31.
  • Milano 1997, p. 17 n. 15.
  • Romanticismo, Museo Poldi Pezzoli, Milano, 26 ottobre 2018 - 17 marzo 2019, n. 9.

Bibliografia:

  • F. Hayez, Le mie memorie, a cura di G. Carotti, s.l, 1890, p. 275.
  • G. Nicodemi, Francesco Hayez, Milano 1962, tav. 44.
  • S. Coradeschi, L’opera completa di Francesco Hayez, Milano 1971, p. 93 n. 108, fig. f. m.
  • Hayez, a cura di M.C. Gozzoli, F. Mazzocca, catalogo della mostra tenutasi a Milano nel 1983-1984, Milano 1983, cat. 177, pp. 330-331.
  • F. Mazzocca, Un singolare ritratto d’artista: «El Moltenin» di Francesco Hayez, in Arte all’incanto. Mercato e prezzi dell’arte e dell’antiquariato alle aste Finarte 1985/1986, pp. 108-109.
  • F. Mazzocca, I dipinti dell’Ottocento della donazione Lampugnani, in Riccardo Lampugnani: una collezione milanese donata al Poldi Pezzoli, catalogo della mostra tenutasi a Milano nel 1997, Milano 1997, pp. 12-13, p. 12, cat. 5, p. 17.
  • F. Mazzocca, Francesco Hayez: catalogo ragionato, Milano 1994, cat. 118, p. 186.
  • Hayez: dal mito al bacio, a cura di Fernando Mazzocca, catalogo della mostra tenutasi a Padova nel 1998- 1999, Venezia 1998, pp. 29, 94.
  • F. Mazzocca, in Giuseppe Molteni (1800-1867) e il ritratto nella Milano romantica. Pittura, collezionismo, restauro, tutela, catalogo della mostra tenutasi a Milano nel 2000-2001, Milano 2000, cat. 1, pp. 197-198.
  • V. Nussbaum, in Persone. Ritratti di gruppo da Van Dyck a De Chirico, catalogo della mostra tenutasi a Roma nel 2003-2004, Milano 2003, cat. 49, p. 178.

Note:

I personaggi rappresentati in questo dipinto, che è uno dei ritratti più straordinari dell’intero Ottocento europeo, sono stati identificati in occasione della mostra dedicata ad Hayez nel 1983, quando venne riconosciuto in Hayez il personaggio al centro, che volle rappresentarsi in un’immagine curiosa e volutamente dimessa in occhialetti, circondato da un quartetto di amici. Il primo a destra in alto è proprio Molteni, che calza un elegante cilindro chiaro, mentre sotto di lui Tommaso Grossi, il grande sodale di Manzoni, l’unico in quanto letterato senza copricapo, mentre, come Hayez, indossano un cappello da pittore con visiera anche Palagi, che è il più vecchio del gruppo, collocato in alto a sinistra, e Migliara in basso di profilo. 

L'opera rappresenta l'equivalente romantico e biedermeier della celebre Cameretta portiana (Milano, Pinacoteca di Brera), eseguito tra il 1805 e il 1810 da Giuseppe Bossi e considerato come l'immagine più emblematica della Milano neoclassica. Ma mentre i personaggi che circondano Bossi non sono stati identificati con certezza, qui il riconoscimento dà un valore più pregnante a questa sorta di quadro manifesto. La singolarità iconografica del dipinto, nell'ambito almeno della cultura pittorica italiana, si spiega con la conoscenza, maturata da Hayez nel suo lungo soggiorno romano, della ritrattistica dei Nazareni tedeschi, in particolare Rudolph Suhrlandt (Ritratto del calcografo Ferdinand Ruschewayh coi fratelli Wilhelm e Rudolph Schadow, 1811-1816; Berlino, Staatliche Museen), Wilhelm von Schadow (I fratelli Schadow e Thorvaldsen, 1815; Berlino, Nationalgalerie), Carl Julius Milde (Autoritratto in gruppo, 1824; Lubecca, Museo). Si tratta in Hayez della stessa compiaciuta testimonianza della propria indipendenza d'artista, quale possiamo ritrovarla, determinata dalle stesse sollecitazioni intellettuali, nell'Autoritratto in un gruppo di giovani pittori eseguito da Carlo Arienti a Roma nel 1826 (disegno; Milano, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”) che si era ispirato anch’egli a un probabile modello nazareno, come il popolare dipinto con i Ritratti degli artisti tedeschi riuniti al Caffè Greco di Roma di Karl Philipp Fohr (Francoforte, Städelsches Kunstinstitut un Städische Galerie). 

Il tono, complice, di scoperta intimità, sottolineata dai berretti e dagli occhialetti tondi, che non ritroveremo più in nessuna delle successive immagini di Hayez, come il tono di serena fratellanza intellettuale, accentuata dal carattere non finito della veloce stesura, fanno di questo dipinto una sorta di manifesto e la suggestiva trasposizione visiva del celebre Brindisi, un componimento dialettale recitato nel 1824 da Grossi in un banchetto di amici, organizzato da Molteni per festeggiare la guarigione di Hayez da una lunga malattia. Non è infatti da escluders, anche se la stesura potrebbe essere stata cronologicamente successiva, come sembrerebbe suggerire la data che però non risulta autografa, un collegamento più puntuale tra l'evento ed il quadretto, vista la presenza dei due responsabili della festa, Grossi e Molteni, e di chi, come Palagi e Migliara, furono tra gli ospiti più conosciuti e cari al pittore ristabilito. 

Nel componimento di Grossi, tra le pieghe dello scherzo letterario, venivano fuori conclusioni significative proprio sul rapporto tra artisti e letterati in quegli anni felle battaglie romantiche, come sul consenso che doveva riscuotere negli ambienti più diversi una personalità accomodante come quella di Hayez. Grossi, infatti, declamò: "... L'è vera, mi de quader en foo nò / Ma sont amis de tanti che ne fà, / No doo on quattrin ai artista, ma però / Cognossi quaighedun che ghe ne dà; / Cossa me manca donca? Duu belee / Che cunta poch, abilitaa e danee: / Ma giusta per quest chi, perché no ghoo / Come disi, quij pocch duu beleritt, / I artista dovaravan sbassà el coo, / Fregamm, tegnimm de cunt e famm i oggitt; / Che podarev, e dininguarda lor! / Montà in cardega e fagh on po el dottor. // E lì allon, tajà giò cont e] squadron / De quattordes paroll tegnuu a memoria / Effet prospetigh, scorcio, intonazion... / E andemm innanz allegher con st'ístoria: / A digh robba de ciod, dandegh la metta / E menai, come disen, a la scoletta.// Ma quest per rid: del rest poeu se anca mi / Senza che sia né comítent, né artista, / Né nagott a sto mond, me troeuvi chi, / L'è che 'l Molteni el m'ha mettuu in la lista / Di amis de l'Hayez; e gh'è minga ball / El Moltenin l'ha avuu reson de fall; // Che ghe vui ben al par de chi che sia / Al sur Checco, e me inchini al suo talent / Ch'el sa dà ai quader quella poesia, / Quella grazia, quel foeugh, quel sentiment, / Quel fin, ma natural, de la passion / Che 'l par vera, che 'l te fà magon, / E con tutt quest l'è affabel, a la man, / Nol se dà ton, el tend a fa i fatt soeu, / Lontan de intrigh insomma un marzapan, / Propri quell che se dis on bon fioeu; / E l'è de giust se tutt ghe voeuren ben, / E ghe fann largo come a un car de fen " (pubblicato da Nicodemi, 1962, I, pp. 102-103).

Fernando Mazzocca

(fonte: Museo Poldi Pezzoli)