Autoritratto a mezzo busto

Manet, Autoritratto a mezzo busto.jpg
Autore: 
Manet, Édouard (1832-1883)
Titolo: 
Autoritratto a mezzo busto
Altri titoli: 
Portrait de Manet par lui-même, en buste
Manet à la palette
Manet con la tavolozza
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1878-1879 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
85,5 x 71
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Note:

Esiste un solo autoritratto che mostra Manet intento al proprio lavoro (1879). Come ogni autoritratto, anche questo è un oggetto paradossale. Sono presenti diverse componenti di una certa retorica della rappresentazione: la prima riguarda il rapporto tra questo dipinto e il resto della sua opera. Manet ha realizzato molti quadri, ma un solo autoritratto propriamente detto che lo ritrae “all’opera”, in cui mette peraltro in scena una situazione inedita. Che Manet si sia effigiato non così “com’è”, bensì “come appare” è cosa svelata dalla stessa rappresentazione. Tavolozza nella mano destra, pennello nella sinistra, quel che vediamo non è Manet, bensì la sua immagine rovesciata.
Nessuna fonte ci dice che egli fosse mancino, cosa peraltro poco probabile in considerazione dell’educazione cui i pittori venivano sottoposti nell’Ottocento. Quindi l’inversione tra destra e sinistra presente nell’Autoritratto deve essere considerata un fatto importante. Fried (1996, pp. 365-398) ha recentemente dimostrato che anche altri artisti contemporanei di Manet erano usi ricorrere a questo espediente, e le sue conclusioni offrono un eccellente punto di partenza alle considerazioni che seguono.
Ogni autoritratto, si sa, è reso possibile grazie a uno specchio, ed è proprio grazie allo specchio che ogni autoritratto mira a riprodurre l’immagine del pittore. L’inversione tra destra e sinistra dice chiaramente che ciò che vediamo è l’immagine di un’immagine, è il pittore “in persona”.
Abiti da città e cappello in testa, il Manet che vediamo è “il pittore della vita moderna” per eccellenza, ma allo stesso tempo, riprende, modificandola, una certa maniera della pittura classica, di cui Las Meniñas (1656) di Velázquez – “quadro straordinario” per sua stessa ammissione (cfr. Kesser 1994, pp. 91-106) – rappresentava la vetta.
A differenza di Velázquez, tuttavia, Manet esclude dalla propria rappresentazione i modelli e lo spazio dell’atelier, e si focalizza esclusivamente sulla sua persona. Tavolozza, pennello e sguardo sono le componenti attraverso le quali la pittura si origina. Lo scenario di produzione che in Las Meniñas era complesso e composto di incastri, in Manet si fa eclettico e per così dire “decostruito”. Allo spettatore resta il compito di completarlo, con l’aggiunta di uno sforzo di integrazione: laddove sguardo, pennello e tavolozza convergono è l’«al di qua», la realtà intesa come quadro in via di realizzazione.
Un ultimo particolare si aggiunge alla retorica di questo autoritratto, e riguarda il suo carattere di opera incompleta, o meglio “non finita”. Si potrebbe vedervi un mero frutto del caso, ma dubito fortemente che si tratti di questo. La sola porzione non finita dell’immagine, infatti, è la mano che regge il pennello, rappresentata come un caos di materia pittorica. È come se il pittore, arrivando all’estremità della propria mano intenta all’opera, si fosse arreso di fronte al compito di autorappresentarsi.

(fonte: Victor I. Stoichita, Gli (auto)ritratti di Manet e Degas. Evaporazione e/o centralizzazione, Quaderni della scuola di specializzazione in storia dell’arte dell’Università di Bologna, 2, Editrice Compositori, Bologna 2002. Traduzione di Benedetta Sforza.)


Maestro ritrattista e figura chiave nei circoli intellettuali francesi del tardo XIX secolo, Manet eseguì una serie di ritratti eccezionali dei suoi contemporanei: i suoi colleghi pittori Claude Monet, Eva Gonzales e Berthe Morisot, gli scrittori Emile Zola e Stéphane Mallarmé, i politici Georges Clemenceau, Antonin Proust ed Henri de Rochefort, i collezionisti e mecenati Jean-Baptiste Faure e Ernest Hoschedé, l'autore e critico Théodore Duret, sua moglie Suzanne Manet e molti altri. Tuttavia, Manet dipinse solo due autoritratti, eseguiti nello stesso periodo: questo lavoro, e Portrait de Manet par lui-même (Manet à la calotte), ora nel Bridgestone Museum of Art, Tokyo.
Un'immagine quintessenziale di un pittore, Portrait de Manet par lui-même (Manet à la palette) mostra la figura a mezzo busto dell'artista, adornato con i suoi attributi di pittore - tavolozza e pennelli. Eseguita durante il periodo maturo della carriera di Manet, e al punto più alto del movimento impressionista, questo lavoro è ampiamente considerato come uno dei grandi autoritratti nel canone dell'arte occidentale. Gli storici dell'arte hanno spesso paragonato questo dipinto al modo in cui Velázquez si raffigurò davanti a un cavalletto di grandi dimensioni nel celebre capolavoro Las Meninas. Charles S. Moffett nel 1983 commenta: 'Evidentemente, Manet si vedeva come l'equivalente moderno dell'elegante, mondano maestro della corte spagnola del XVII secolo'. Mentre il tradizionale soggetto e la posa della figura in questo lavoro rendono omaggio ai grandi autoritratti di artisti come Rembrandt, Tiziano e Goya, il suo moderno, d'avanguardia stile hanno spianato la strada a molti artisti delle generazioni successive, tra cui Van Gogh, Cézanne, Picasso, Freud, Bacon e molti altri.
Per un artista non c'è argomento più rivelatore o più intimo di un autoritratto. Portrait de Manet par lui-même (Manet à la palette) è una composizione complessa, una visualizzazione di introspezione del pittore e di auto-analisi al culmine della sua carriera, così come una costruzione consapevole di una immagine di sé con cui l'artista si presenta ai suoi contemporanei, e anzi alle generazioni future. In questo lavoro, lo stesso Manet si dipinge come un gentiluomo, vestito con giacca, cravatta e cappello, piuttosto che come un artista che lotta coperto di vernice. Sostiene ancora Charles S. Moffett: « 'Autoritratto con la tavolozza' tanto è un dipinto di un soggetto della vita moderna in quanto è un autoritratto. Infatti, questa immagine di un elegante gentiluomo pittore potrebbe servire come illustrazione del dandy come definito da Baudelaire in "Le Peintre de la vie moderne". Nonostante l'ammirazione imperturbabile di Manet per i valori radicati nell'artificiale e nel superficiale, questa immagine è una celebrazione del proprio carattere e della propria peculiarità o, con le parole di Baudelaire, "di ciò che c'è di più bello nell'orgoglio umano, di quel bisogno impellente, ... fin troppo raro oggi, di combattere e distruggere la banalità ».
Nel corso della sua storia, la magnificenza del Portrait de par lui-même (Manet à la palette) di Manet è stata riconosciuta da numerosi storici dell'arte, ed è stato inserito in numerose mostre dal 1910. L'importanza di questo lavoro è attestata dal numero di collezionisti illustri che lo ha posseduto: nei primi anni del XX secolo il dipinto era di proprietà di Auguste Pellerin (1852-1929), uno dei collezionisti più voraci e raffinato del suo tempo. Accanto alle opere di Renoir, Pissarro, Sisley, Degas, Monet e Cézanne, Pellerin possedette non meno di 50 dipinti e pastelli di Manet. Tra di loro c'erano La serveuse de bocks del 1879, ora nella collezione del Musée d'Orsay, e l'iconica Le bar aux Folies-Bergères del 1881-82, ora nella Courtauld Institute Gallery a Londra. Il presente lavoro è stato in seguito di proprietà di altri eminenti collezionisti, tra i quali Jakob Goldschmidt e John Loeb. La sua ricca storia, la sua importanza come autoritratto e la sua miscela unica di tradizione e di modernità fa di questo dipinto un vero capolavoro di arte impressionista.

(fonte: Catalogo vendita Sotheby's, 22 novembre 2010)

Provenienza:

  • Auguste Pellerin, Parigi, acquisto, 1902.
  • Marquise de Ganay, Parigi, acquistato da Pellerin, intorno al 1910.
  • Jakob Goldschmidt, Berlin & New York, acquisto, 1931.
  • Vendita Goldschmidt, Sotheby's, Londra, 15 ottobre 1958, lotto 1.
  • John & Frances L. Loeb, New York, acquistato alla vendita Sotheby's, 1958.
  • Vendita Loeb, Christie's, New York, Park Avenue, asta 8710, 12 maggio 1997, lotto 107, venduto per $18,702,500.
  • Stephen A. Wynn, Las Vegas.
  • Collezione privata, acquistato da Wynn.
  • Vendita, Sotheby's, Londra, asta L10006, 22 giugno 2010, lotto 9, venduto per £22,441,250 (€26.907.041,00).

Mostre:

  • Berlin, Galerie Paul Cassirer, Edouard Manet (aus der Sammlung Pellerin), 1910.
  • Paris, Bernheim-Jeune, Manet, trente-cinq tableaux de la Collection Pellerin, 1910, n. 16, illustrato sulla copertina del catalogo.
  • Munich, Moderne Galerie, E. Manet (aus der Sammlung Pellerin), 1910, n. 23.
  • Paris, Musée de l'Orangerie, Manet, 1932, n. 65b.
  • New York, Wildenstein & Co., Inc., Edouard Manet, 1937, n. 25, illustrato a colori sul frontespizio del catalogo.
  • New York, Wildenstein & Co., Inc., Great Portraits from Impressionism to Modernism, 1938, n. 21, illustrato nel catalogo.
  • San Francisco, Palace of Fine Arts, Golden Gate International Exposition, Masterworks of Five Centuries, 1939, n. 151, illustrato nel catalogo.
  • New York, Schaeffer Galleries, Self Portraits, Baroque to Impressionism, 1940, n. 31.
  • Detroit, Institute of Fine Arts, The Age of Impressionism and Objective Realism, 1940, n. 26.
  • New York, M. Knoedler & Co., Inc., Allied Art for Allied Aid, 1940 (non in catalogo).
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Summer Loan Exhibition, Paintings from Private Collections, 1959, n. 63.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Summer Loan Exhibition, Paintings from Private Collections, 1960, n. 63.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Summer Loan Exhibition, Paintings from Private Collections, 1961, n. 48.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Summer Loan Exhibition, Paintings from Private Collections, 1962, n. 41.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Summer Loan Exhibition, Paintings from Private Collections, 1963, n. 34.
  • New York, M. Knoedler & Co., Inc., Impressionist Treasures from Private Collections in New York, 1966, n. 16, illustrato nel catalogo.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Summer Loan Exhibition, Paintings, Drawings and Sculpture from Private Collections, 1966, n. 86.
  • Philadelphia, Museum of Art, Edouard Manet, 1966, no. 144, illustrato nel catalogo.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, New York Collects: Paintings, Watercolors and Sculpture from Private Collections, 1968, n. 92.
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Portrait of the Artist, 1972, n. 23.
  • New York, Wildenstein & Co., Inc., Faces from the World of Impressionism and Post-Impressionism, 1972, n. 40, illustrato nel catalogo.
  • Washington, D.C., National Gallery of Art, Manet and Modern Paris, 1982-83, n. 1, illustrato a colori nel catalogo.
  • Paris, Galeries Nationales du Grand Palais e New York, Metropolitan Museum of Art, Manet, 1832-1883, 1983, n. 164, illustrato a colori nel catalogo (sotto il titolo Autoportrait à la palette).
  • New York, Metropolitan Museum of Art, Manet/Velázquez: The French Taste for Spanish Painting, 2003, n. 160, illustrato a colori nel catalogo.
  • Manet, inventeur du moderne, Musée d'Orsay, Parigi, 5 aprile - 3 luglio 2011.
  • L'opera è stata richiesta per la mostra Manet: from Portrait to Tableau, Toledo Museum of Art, Ohio e Royal Academy of Arts, Londra, ottobre 2012 - aprile 2013.

Bibliografia:

  • Henri Dumont, Manet, Berlin, n. d., illustrato p. 16.
  • Florence Fels, E. Manet, Parigi, n. d., illustrato.
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  • Paul Jamot, Georges Wildenstein & Marie-Louise Bataille, Manet, Parigi, 1932, vol. I, n. 294, catalogato pp. 156-157; illustrato, vol. II, n. 294, fig. 157, illustrato tav. 70.
  • Paul Colin, Edouard Manet, Parigi, 1932, p. 180, illustrato tav. LXXI.
  • Alfred M. Frankfurter, 'Manet, First American Retrospective', in Art News, New York, 20 marzo 1937, p. 24, illustrato a colori in copertina.
  • Paul Colin, Manet, Parigi, 1937, illustrato sul frontespizio.
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  • Gotthard Jedlicka, Edouard Manet, Zurich, 1941, illustrato p. 126.
  • Adolphe Tabarant, Manet et ses oeuvres, Parigi, 1947, p. 355, n. 320, illustrato p. 613.
  • Benno Reifenberg, Manet, Bern, 1947, illustrato tav. 32.
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  • Antonio Bento, Manet no Brazil, Rio de Janeiro, 1949, n. 15, illustrato.
  • Samson Lane Faison, Jr., 'Manet's Portrait of Zola', in Magazine of Art, maggio 1949, p. 167, illustrato fig. 10.
  • Jean-Louis Vaudoyer, Edouard Manet, Parigi, 1955, illustrato tav. 4
  • New York Times, 25 settembre 1955, p. 92.
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  • Heinrich Schwarz, 'Two Unknown Portraits of Manet', in Gazette des Beaux-Arts, aprile 1959, p. 248, illustrato fig. 1.
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  • John Rewald, The History of Impressionism, New York, 1961, illustrato p. 404.
  • Pierre Courthion, Edouard Manet, New York, 1962, illustrato a colori sul frontespizio.
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  • Theodore Rousseau, 'Loans Accepted', in Metropolitan Museum of Art Bulletin, ottobre 1965, p. 58.
  • George Heard Hamilton, 'Is Manet still Modern?', in Art News Annual, 1966, p. 104, illustrato a colori.
  • John Richardson, Manet, Londra, 1967, fig. 9, illustrato.
  • Kurt Liebmann, Edouard Manet, Dresden, 1968, pp. 97 & 182, illustrato tav. 1.
  • Pierre Schneider, The World of Manet, New York, 1968, p. 12, illustrato a colori.
  • Denis Rouart & Sandra Orienti, Tout l'oeuvre peint de Manet, Parigi, 1970, p. 110, n. 274, illustrato a colori tav. XLVIII.
  • René Huyghe, L'Impressionnisme, Parigi, 1971, illustrato a colori p. 109.
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  • Denis Rouart & Daniel Wildenstein, Edouard Manet, Catalogue raisonné, Lausanne & Paris, 1975, vol. I, n. 276, illustrato p. 223.
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  • H. Shinoda, H. Tsuruta & N. Shimada, Manet, Tokyo, 1978, illustrato p. 95.
  • Maria & Godfrey Blunden, Impressionists and Impressionism, Geneva, 1980, illustrato a colori p. 46.
  • Claudia Lyn Cahan, Manet, New York, 1980, p. 15, illustrato a colori tav. XLIX
  • The Frances and John L. Loeb Collection, Londra, 1982, n. 13, illustrato a colori.
  • John Richardson, Manet, Londra, 1982, p. 26, illustrato fig. 10.
  • Pierre Daix, La Vie de peintre d'Edouard Manet, Ligugé, 1983, fig. 41, illustrato.
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  • Eric Darragon, Manet, Ligugé, 1989, illustrato a colori in copertina.
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  • Vivien Perutz, Edouard Manet, Londra, 1993, illustrato a colori tav. 1.
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  • Françoise Cachin, Manet, Painter of Modern Life, Londra, 1995, illustrato a colori p. 109.
  • Beth Archer Brombert, Edouard Manet: Rebel in a Frock Coat, Boston, 1996, illustrato a colori in copertina.
  • Barbara Ehrlich White, Impressionists Side by Side, New York, 1996, illustrato a colori p. 11
  • Impression: Painting Quickly in France, 1860-1890 (catalogo mostra), The National Gallery, Londra, 2000-01, n. 32, illustrato a colori p. 69.
  • Nancy Locke, Manet and the Family Romance, Princeton & Oxford, 2001, fig. 74, illustrato p. 144.
  • Carol Armstrong, Manet Manette, New Haven & London, 2002, n. 169, illustrato a colori p. 313
  • Manet en el Prado (catalogo mostra), Museo Nacional del Prado, Madrid, 2003-04, illustrato a colori p. 56.