Aristocrazia

Leonardo Bazzaro, Aristocrazia (Ritratto della moglie, nobildonna Corona Douglas Scotti)
Autore: 
Bazzaro, Leonardo (1853-1937)
Titolo: 
Aristocrazia (Ritratto della moglie, nobildonna Corona Douglas Scotti)
Altri titoli: 
Mezzafigura dal vero
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1879 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
88 x 59
Annotazioni: 
Firma in alto a sinistra: Bazzaro L.
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Note:

Recenti studi condotti in occasione della catalogazione completa della produzione di Leonardo Bazzaro, propon­gono di identificare in quest’opera la “grande mezza figura di donna” che apparve all’Esposizione di Torino del 1879. Accanto alle vedute prospettiche degli esordi, conformi alla tradizione accademica, fin dal 1876 comparvero alle rassegne ufficiali alcuni studi di teste femminili, che di­mostrano l’interesse dell’artista per la figura, inizialmente sperimentato in una serie di ritratti di familiari e amici, colti estemporaneamente dal vero. Spesso immortalati in rapidi schizzi o piccole tele - si ricorda il Ritratto giovanile del pittore milanese Amero Cagnone (1875, Milano, Galleria d’Arte Moderna) -, gli ex compagni di Accademia attri­buirono a Bazzaro il soprannome di “piccolo Velasquez”, ad attestare la notevole intensità espressiva raggiunta in queste prime prove, contraddistinte da un gesto pittorico robusto e spigliato.

A una fase appena successiva risale l’opera in mostra, che ritrae la nobildonna Corona Douglas Scotti della Scala, all’epoca sposata al conte Bretin, compagna dell’artista dal 1894. Il dipinto inaugura una fitta serie di ritratti dedicati alla donna, eseguiti durante l’intera carriera del pittore e spesso destinati a una fruizione privata, tra i quali Ritratto di signora (Milano, Galleria d’Arte Moderna), Ritratto in celeste e bianco (collezione privata), entrambi realizzati tra il 1888 e il 1890, e Ritratto di mia moglie datato 1902. A par­tire dalla metà degli anni novanta, in coincidenza con l’i­nizio della convivenza e con l’affermazione professionale di Bazzaro come paesaggista, la figura elegante di Corona Douglas Scotti compare con sempre maggior frequenza in scene semplici di vita quotidiana, dal tono intimo e in­formale, perlopiù ambientate en plein air nello spettacolare scenario del lago Maggiore, dove la coppia risiedeva per lunghi periodi nel villino all’Alpino, fatto edificare sulla strada che da Gignese conduce al Mottarone. L’intensità del loro legame affiora già in questa opera giovanile, nella quale il pittore recupera una matrice sei-settecen­tesca, ma la rinnova attraverso una sensibilità moderna e personale, che richiama esplicitamente la lezione di Tranquillo Cremona nella resa emozionale del personag­gio. Aristocratica e raffinata, in posa ma con naturalezza, qui la donna sembra colta siti punto di andarsene - o for­se è appena arrivata -, con indosso il cappello nero deco­rato da piume vaporose, il ventaglio in mano e il mantello bianco sul braccio, mentre rivolge lo sguardo malinconi­co verso un punto lontano, fuori dallo spazio della tela. La vicinanza ai modi della Scapigliatura si avverte anche nella tecnica pittorica, che alterna una materia finissima e rarefatta nella resa del volto, alle pennellate pastose dello sfondo perlaceo e dell’abito di seta celeste, ad altre più rapide, in alcuni punti appena abbozzate.

Come attesta un’etichetta cartacea al verso, che reca il tito­lo generico e parzialmente illeggibile “Figura di [.. .]donna”, l’opera fu esposta presso la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, alle cui rassegne annuali Bazzaro partecipò con continuità dal 1886 e che dedicò all’artista un’importante retrospettiva con oltre duecento dipinti nel 1939, a due anni dalla sua scomparsa.

(fonte: Laura Casone in www.artgate-cariplo.it)