Acqua alta a Venezia

Federico Moja, Acqua alta a Venezia
Federico Moja, Acqua alta a Venezia [dettaglio]
Autore: 
Moja, Federico (1802-1885)
Titolo: 
Acqua alta a Venezia
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1853
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
68,5 x 90
Annotazioni: 
Firma e data in basso a destra: Fed. Moja Venezia 1853
In basso a destra reca cartiglio della Promotrice di Torino del 1853
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Mostre:

  • XII Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti, Torino, 1853.
  • Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, Enrico • Gallerie d'Arte, Firenze, Palazzo Corsini, 26 Settembre - 4 Ottobre 2015 | Milano, 9 Ottobre - 19 Dicembre 2015, num. 28.

Bibliografia:

  • Catalogo della XII Esposizione Società Promotrice di Belle Arti, Torino, 1853, num. 276, pag. 24.
  • Angelo Enrico (a cura di), Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800, catalogo della mostra, Enrico • Gallerie d'Arte 2015.

Note:

Formatosi alla scuola di Giovanni Migliara, inizialmente Federico Moja si dedica alla veduta storica ispirandosi alla tradizione veneta settecentesca. Esordisce a Brera nel 1824 con l’Interno di una chiesa gotica ottenendo subito un certo successo. Dopo un soggiorno a Parigi tra il 1830 e il 1834, undici anni più tardi si trasferisce a Venezia per insegnare prospettiva all’Accademia di Belle Arti dove rimane per un trentennio. Al suo arrivo, l’ateneo veneziano sta vivendo un significativo momento di svolta; molti sono infatti gli artisti, i professori e i loro allievi, impegnati a lavorare attivamente per introdurre innovazioni che svecchino gli insegnamenti accademici costituiti da regole ormai obsolete. Pietro Estense Selvatico, docente di estetica e futuro segretario dell’accademia, nel volume dedicato all’Educazione del pittore storico odierno italiano (1842) scrive: «il vero, quel gran libro in cui ogni affetto, ogni sentimento, quindi ogni poesia si racchiude; quel libro che solo può essere compreso ed ammirato dal popolo». Inizialmente Moja mantiene un’attenzione a una pittura d’atmosfera e a soggetti romantici tanto apprezzati dai viaggiatori del gran tour, iniziando tuttavia a sviluppare una pennellata più decisa e personale e uno stile meno ricco di particolari di fantasia. Emblematico il titolo del suo scritto pubblicato nel 1856: Trattato di prospettiva pratica nel quale sono raccolte le regole ed i migliori sistemi per disegnare correttamente e giusta i principii geometrici, ogni sorta d’oggetti, tanto immaginati, come se tratti dal vero. Osserva la città, fonte inesauribile di spunti creativi, con gli occhi aperti sui suoi eleganti edifici e rende vive queste vedute con diverse figurine che ricoprono un ruolo secondario rispetto alla grandiosità e alla bellezza delle particolarità architettoniche. Con la rivoluzione portata da vari paesisti che introducono la pittura en plein air, anche Moja si aprirà al vero facendo copiare dai suoi allievi gli edifici in loco. I suoi primi quadri legati alla città lagunare risalgono agli inizi degli anni Quaranta, sono quindi antecedenti al suo trasferimento. Nel 1842, alla mostra annuale di Brera, espone infatti una serie di vedute tutte di commissione eccetto la n. 154 del catalogo, Facciata della chiesa di San Marco in Venezia coll’inondazione della piazza avvenuta il giorno 6 ottobre 1841. Dopo la realizzazione di quest’opera si susseguono una serie di altri soggetti nei quali raffigura nuovamente il fenomeno dell’acqua alta. Il dipinto qui studiato risale al 1853, anno in cui viene presentato alla mostra annuale della Società Promotrice di Belle Arti di Torino con il titolo Veduta dell’esterno di San Marco in Venezia ed è quotato 700 lire. Otto anni più tardi ne espone una seconda versione sempre in quegli stessi spazi espositivi: Piazzetta di San Marco in Venezia, in tempo di alta marea, detta volgarmente l’acqua alta. Entrambi i lavori sono caratterizzati dall’utilizzo del taglio prospettico trasversale che crea una rappresentazione di grande impatto visivo. Mentre la parte sinistra della tela è dominata dalla facciata della basilica di San Marco e dal Palazzo Ducale, esempi di raffinata architettura celebre in tutto il mondo, la zona a destra si apre sulla laguna animata da alcune imbarcazioni e da persone affaccendate ad affrontare l’attraversamento della piazza invasa dall’acqua. Sullo sfondo, oltre la colonna della piazza e il Canal Grande, svetta il campanile della chiesa di San Giorgio. Ampio spazio viene lasciato al cielo azzurro striato di nuvole che sembrano muoversi velocemente incalzate dal vento umido che soffia da sud est e che fa sbattere la bandiera rossa issata a lato della basilica.

(fonte: Elisabetta Staudacher - Scheda nel catalogo della mostra Dai Macchiaioli ai Divisionisti. Grandi Protagonisti nella Pittura Italiana dell’800)